Sulla superficie del pianeta ogni tanto c’erano dei buchi di grandezze differenti. Larghi quanto basta per far passare a volte due, a volte quattro animali. Erano stati scavati tempo prima, sempre vicino a formazioni rocciose più o meno addensate. Per lo più nelle zone dove le formazioni erano più fitte, anche perchè era più facile per gli animali trovarvi riparo e cibo. Attraverso questi buchi si entrava in una piccola rete di gallerie che finivano sempre in un unico spazio grande, scavato nelle profondità in modo abbastanza regolare. In giro per il pianeta ve n’erano molti di questi spazi sempre collegati da un gruppo di gallerie alla superficie.

Con il meteor gravitazionale si era già scesi altre volte in queste spazi sotterranei. Ma, tranne questi animali, non avevamo trovato nulla di particolarmente interessante. Poi dopo le prime ricerche nessuno voleva scendere per esplorare perché era pericoloso. E’ vero che dopo aver setacciato più volte queste gallerie ci ritrovavamo sempre ad esplorare gli stessi spazi, quindi era difficile perdersi. Ma non era banale uscirne fuori. L’intrigo delle gallerie aveva fatto disorientare molti piloti che, ripercorrendo più volte le stesse gallerie, erano precipitati per mancanza di energia. Poi c’era sempre il pericolo degli animali. Giganteschi e lenti, non andavano sottovalutati. In superficie era un gioco fatto persino dai ragazzi; con i loro meteor baby si avvicinavano fino a far adagiare il mezzo sull’enormi superfici della bestia. Attivato l’aspiratore anteriore in dotazione al veicolo, raschiavano un po’ della sostanza prodotta dalla superficie dell’animale e scappavano via, evitando le lunghe appendici agitate a caso e lentamente dalla bestia. Sopra, per la loro lentezza e prevedibilità dei movimenti, era un gioco. Sotto era diverso, per la luce. Non che si capiva da dove venisse, sembrava portata lì da altre gallerie naturali e molto piccole, ma rendeva tutto piatto, senza prospettiva, e molto difficile valutare le distanze. Poi sottoterra gli enormi animali stavano più fermi, grossomodo allineati dallo stesso lato; quindi i movimenti delle loro sporgenze erano meno prevedibili e difficili da evitare. Queste difficoltà e la scarsa disponibilità di cibo ed energia avevano di fatto annullato le escursioni sotterranee pianificate. Il pianeta forniva molte risorse in superficie con pochi rischi seguendo gli animali grandi, quindi le imprese nel sottosuolo venivano avviate solo da funzionari in cerca di gloria con eventuali successi da missioni azzardate. Per limitare i costi ed il dissenso dai probabili fallimenti, le missioni venivano affidate a giovani militari in cerca di medaglie con cui riempirsi il petto o da criminali senza nulla da perdere, in cerca di svago dalle carceri o di riduzioni di pena.
Phiji era appunto destinato a fare il riproduttore in carcere per 35 esfi. Considernado che lui ne dimostrava 25 e che la vita media nelle carceri era di 40 esfi, passarne mezzo a correre rischi sotterranei era una prospettiva migiore.
Per me era differente, lavoravo come funzionario nel dipartimento militare, quando il superiore del mio capo mi chiamò. Mi disse che era stata portata all’evidenza del Consiglio di Dipartimento, una vecchia storia di mio padre che, a detta del Consigliere proponente, mi rendeva non idoneo alla mia posizione. Il superiore era Kefah-ki, chiamato da tutti, a sua insaputa Keki.
– So che te pensi sia una storia di poco conto e oltretutto già chiarita. Ma il Consigliere proponente Weidi é abile e sa benissimo che portare in consiglio un fatto chiarito, ma non cancellato ne ripropone tutte le sue ombre. Se ne discute nuovamente e resta nelle menti dei consiglieri. Ogni volta che ci sará da prendere una decisione sulla nostra sezione e sul nostro Dipartimento quest’ombra peserà sulla decisione. Mette in dubbio te per colpire il Dipartimento.
– Cosa significa in concreto? Non posso fare nessuna richiesta perché non é un fatto in cui sono coinvolto, non posso chiedere in nessuna sede di affrontarlo perché è stata emesso un parere chiarificatore. E allora? Comunque non c’entra con il mio lavoro.
Il fatto risaliva nel passato, 50 esfi prima. Mio padre era un ufficiale del Dipartimento Militare, erano tempi che gli animali più pericolosi del pianeta, gli sveep, attaccavano i nostri accampamenti tutte le notti. Uno sveep è poco più grande di un meteor, si muove con la stessa agilità ed ha una protuberanza posteriore letale. Dura come pietra poteva rompere il guscio del meteor e lanciare un liquido letale in grado di paralizzare gli occupanti, ma anche di bloccarne i propulsori se lanciato contro. Il risultato finale era che lo sveep si nutriva dei malcapitati. In quei tempi gli sveep venivano di notte negli accampamenti di riproduzione e facevano banchetti con le nuove generazioni. Fu incaricato il Dipartimento Militare per porre fine a questa situazione e per difendere gli spazi riproduttivi.
Sulla superficie del pianeta ogni tanto c’erano dei buchi di grandezze differenti. Larghi quanto basta per far passare a volte due, a volte quattro animali. Erano stati scavati tempo prima, sempre vicino a formazioni rocciose più o meno addensate. Per lo più nelle zone dove le formazioni erano più fitte, anche perchè era più facile per gli animali trovarvi riparo e cibo. Attraverso questi buchi si entrava in una piccola rete di gallerie che finivano sempre in un unico spazio grande, scavato nelle profondità in modo abbastanza regolare. In giro per il pianeta ve n’erano molti di questi spazi sempre collegati da un gruppo di gallerie alla superficie.

Con il meteor gravitazionale si era già scesi altre volte in queste spazi sotterranei. Ma, tranne questi animali, non avevamo trovato nulla di particolarmente interessante. Poi dopo le prime ricerche nessuno voleva scendere per esplorare perché era pericoloso. E’ vero che dopo aver setacciato più volte queste gallerie ci ritrovavamo sempre ad esplorare gli stessi spazi, quindi era difficile perdersi. Ma non era banale uscirne fuori. L’intrigo delle gallerie aveva fatto disorientare molti piloti che, ripercorrendo più volte le stesse gallerie, erano precipitati per mancanza di energia. Poi c’era sempre il pericolo degli animali. Giganteschi e lenti, non andavano sottovalutati. In superficie era un gioco fatto persino dai ragazzi; con i loro meteor baby si avvicinavano fino a far adagiare il mezzo sull’enormi superfici della bestia. Attivato l’aspiratore anteriore in dotazione al veicolo, raschiavano un po’ della sostanza prodotta dalla superficie dell’animale e scappavano via, evitando le lunghe appendici agitate a caso e lentamente dalla bestia. Sopra, per la loro lentezza e prevedibilità dei movimenti, era un gioco. Sotto era diverso, per la luce. Non che si capiva da dove venisse, sembrava portata lì da altre gallerie naturali e molto piccole, ma rendeva tutto piatto, senza prospettiva, e molto difficile valutare le distanze. Poi sottoterra gli enormi animali stavano più fermi, grossomodo allineati dallo stesso lato; quindi i movimenti delle loro sporgenze erano meno prevedibili e difficili da evitare. Queste difficoltà e la scarsa disponibilità di cibo ed energia avevano di fatto annullato le escursioni sotterranee pianificate. Il pianeta forniva molte risorse in superficie con pochi rischi seguendo gli animali grandi, quindi le imprese nel sottosuolo venivano avviate solo da funzionari in cerca di gloria con eventuali successi da missioni azzardate. Per limitare i costi ed il dissenso dai probabili fallimenti, le missioni venivano affidate a giovani militari in cerca di medaglie con cui riempirsi il petto o da criminali senza nulla da perdere, in cerca di svago dalle carceri o di riduzioni di pena.
Phiji era appunto destinato a fare il riproduttore in carcere per 35 esfi. Considernado che lui ne dimostrava 25 e che la vita media nelle carceri era di 40 esfi, passarne mezzo a correre rischi sotterranei era una prospettiva migiore.
Per me era differente, lavoravo come funzionario nel dipartimento militare, quando il superiore del mio capo mi chiamò. Mi disse che era stata portata all’evidenza del Consiglio di Dipartimento, una vecchia storia di mio padre che, a detta del Consigliere proponente, mi rendeva non idoneo alla mia posizione. Il superiore era Kefah-ki, chiamato da tutti, a sua insaputa Keki.
– So che te pensi sia una storia di poco conto e oltretutto già chiarita. Ma il Consigliere proponente Weidi é abile e sa benissimo che portare in consiglio un fatto chiarito, ma non cancellato ne ripropone tutte le sue ombre. Se ne discute nuovamente e resta nelle menti dei consiglieri. Ogni volta che ci sará da prendere una decisione sulla nostra sezione e sul nostro Dipartimento quest’ombra peserà sulla decisione. Mette in dubbio te per colpire il Dipartimento.
– Cosa significa in concreto? Non posso fare nessuna richiesta perché non é un fatto in cui sono coinvolto, non posso chiedere in nessuna sede di affrontarlo perché è stata emesso un parere chiarificatore. E allora? Comunque non c’entra con il mio lavoro.
Il fatto risaliva nel passato, 50 esfi prima. Mio padre era un ufficiale del Dipartimento Militare, erano tempi che gli animali più pericolosi del pianeta, gli sveep, attaccavano i nostri accampamenti tutte le notti. Uno sveep è poco più grande di un meteor, si muove con la stessa agilità ed ha una protuberanza posteriore letale. Dura come pietra poteva rompere il guscio del meteor e lanciare un liquido letale in grado di paralizzare gli occupanti, ma anche di bloccarne i propulsori se lanciato contro. Il risultato finale era che lo sveep si nutriva dei malcapitati. In quei tempi gli sveep venivano di notte negli accampamenti di riproduzione e facevano banchetti con le nuove generazioni. Fu incaricato il Dipartimento Militare per porre fine a questa situazione e per difendere gli spazi riproduttivi.

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