Oslo - Opera House

La misteriosa invasione dei passeggini letaliThe mysterious invasion of lethal stroller

Le differenze all’estero
Quando sono all’estero le differenze con l’Italia si notano. Sto passando tre giorni ad Oslo e ne vedo molte, ma non sono di quelli che dicono che all’estero tutto funziona bene e da noi nulla. Poi ci sono cose che, nella nostra Italia, non cambierei solo per un’inutile emulazione esterofila. Per esempio non vorrei il forzato silenzio che regna per le strade; la posizione composta e senza gesticolare che hanno le persone quando parlano; l’espressione di apparente indifferenza che hanno quando si incontrano.
Ovviamente ci sono cose che invece, vorrei noi Italiani prendessimo ad esempio: come l’attenzione ai pedoni; l’impegno per il proprio lavoro qualunque esso sia in quel momento; la considerazione dei nostri vicini mentre siamo in fila; i padroni dei cani con il sacchetto di plastica sempre con sé. Insomma una serie di cose che, quando ci sono, ti fanno sembrare di vivere meglio e che costa poco metterle in atto: solo due monete di buona volontà.
Ma c’è una cosa che non capisco, non so spiegarmi e non sopporto per quanto mi turba. Sono le carrozzine o passeggini. Si, si, le carrozzine dei bambini. Qui ad Oslo si vedono, anzi se ne vedono molte perché le donne e le famiglie in genere sono aiutate più che in Italia. È normale, con il tipo di facilitazioni durante la maternità i genitori hanno modo di passare molto tempo con i figli appena nati e appena c’è un varco tra le nuvole, parchi e strade si popolano di carrozzine con madri e padri (nonostante la Norvegia sia così progressista, si vedono più mamme) che portano a passeggio i loro bambini. Li portano a passeggio con la carrozzina perché ancora non camminano, infatti si chiamano passeggini. Poi appena sono sicuri sulle loro gambe, via a correre da soli o per mano con i genitori. E questo fino a poco tempo fa era la norma anche in Italia. Il pargolo non cammina? In scarrozzato da mamma e papà! Cammina? Via con le sue gambe oppure resta a casa. Per quanto abbia dei ricordi incredibilmente lontani, carrozzina e passeggino non li ricordo. Li vedo solo nelle foto di famiglia, segno che anche io ho abbandonato questo mezzo appena conquistata l’autonomia verticale.

Cosa è accaduto?
Ma da noi deve essere successa qualcosa di cui non mi sono accorto che ha cambiato quest’ordine di cose. E questo si nota tanto all’estero. Da noi si vedono bambini di cinque, sei ma ne conosco anche di otto che escono con i genitori praticamente solo in carrozzina.
Non può essere una nuova patologia pediatrica diffusasi in Italia, perché di sicuro ne avrebbero parlato giornali e televisione. Anche se qui in Norvegia, quando penso alla quantità di italici bambini che si aggirano di sabato nei centri commerciali sulle carrozzine, mi sembra impossibile che non abbiano tutti una malattia. Di sicuro, non posso pensare siano normali, visto che qui a tre anni sgambettano dietro ai loro genitori. Ma di che anormalità possono soffrire dei bambini che svelano scatti da centometristi in prossimità di scaffali di caramelle, giocattoli o qualsiasi cosa li interessi? Tempo fa avevo pensato che si fosse diffusa una specie di patologia del sadico-torturatore nei genitori, che godevano a tenere in costrizione bambini così grandi e così in salute. Ma anche questa ipotesi fu destinata a crollare di fronte alle facce sofferenti ed alle lamentele nei loro discorsi che mi è capitato di origliare, su di quanto é pesante spingere il bambino su e giù tutto il giorno.

Il pericolo è tra noi
Allora cosa tiene incollati a questi mezzi, i nostri bambini oltre la tenera età di gattonamenti e pannolini? Analizzando la situazione abbiamo dei bambini sani e capaci da un lato e dei genitori, stanchi e poco contenti del loro ruolo di motrici. E in mezzo a questo binomio? Ci sono loro, le carrozzine. Fossero loro in qualche modo responsabili di questo stato di cose? A pensarci bene qui in Norvegia sono diverse, tutte con la scocca dove è il bambino, in alto; con ruote grandi ed un assetto quasi da cross, fatte per superare qualsiasi ostacolo e per tenere il piccolo a portata di genitore. In Italia no, sono quasi tutte su un assetto stile ombrello del tipo si-apre-e-si-chiude-con-un-click. Nel mezzo dei due manici c’è una specie di amaca dove sprofonda il bambino che non vede il genitore-motrice. Più il bambino cresce e più l’amaca si adatta e accoglie ed abbraccia, facendolo sprofondare, l’essere che in altri paesi sarebbe già autonomo. E’ un abbraccio letale che coccola il bimbo lontano dallo sguardo dei genitori e penso che anche la stoffa emani una sostanza che produce assuefazione e dipendenza, perché solo i bambini che hanno praticato queste carrozzine si sentono urlare come tossicodipendenti che anelano la loro dose: “voglio salire! voglio salire!”.
Di sicuro è così, altro che teorie complottistiche o di invasioni aliene; siamo ignari testimoni di un’invasione di passeggini killer, inviati chissà da chi, che stanno intorpidendo le future generazioni Italiache. Ovviamente, visto che all’estero non se ne vedono né gli efetti né traccia alcuna, è un’invasione ideata da qualche forza straniera. Forse è espressione del famoso pericolo giallo, pensateci bene, avete mai visto una famiglia Cinese con un passeggino di questi? Io no, nemmeno in Italia.

Ieri all’Opera House di Oslo ho sentito:
“Dai mamma, spingi più forte, più forte!”
“E no, basta! Che ti credi mamma non ce la fà in salita”
“Dai mamma, dai mamma, più forte, più forte”
Mi sono girato, la mamma Italica spingeva una di quelle carrozzine da, dove adagiato nel suo abbraccio letale, un essere di oltre venti chili di stazza si sbracciava per far capire meglio le sue intenzioni. Oddio le carozzine hanno iniziato l’invasione anche in Norvegia!When I am abroad, I see the differences with the Italy. I am spending three days in Oslo and I see many, but I am not one of those who say that abroad everything works well and we, in Italy, have nothing working well. There are things that in our Italy, I wouldn’t change only to follow the useless xenophiliac emulation. For example i would not get the forced silence that reigns in the streets; the composed position without gesturing that have people when they speak; the expression of apparent indifference that have when they meet. Of course there are things that, instead, I’d like we Italians took for example: the attention of pedestrians; the commitment to your work whatever it is at that moment; the consideration of our neighbors while we are in a row; the masters of the dogs with the plastic bag with you at all times. In short, a series of things that, when there are, they make you seem to live better and that it is cheap to implement them: only two coins of good will.
But there is one thing that I do not understand, I can’t understand and can’t stand without it torment me. Are the wheelchairs or strollers. Yes, yes, the children’s strollers that we in Italy call small-wheelchairs. Here in Oslo I saw them, indeed I saw many because women and families in general are assisted more than in Italy. It is normal, with these kinds of facility during maternity parents have a way to spend a lot of time with the children as soon as born. So as soon as there is a gap in the clouds where the sun can inflitrate, parks and streets are been populated by wheelchairs with mothers and fathers (despite the Norway is so progressive, you can see more mothers) that lead to walk their children. Lead them to stick with the wheelchairs because not yet walking, in fact we call them buggies. Then as soon as they are safe on their legs, track to run alone or in hand with parents. Is this not so long ago, it was usual in Italy. The kid does not walk? They were been shuttled from mum and dad! Walk? Track with its legs or remain at home. But as far as i have memories of incredibly distant, wheelchair and stroller I can’t remember them. I see them only in family photos, a sign that even i have abandoned this means just when I conquered the vertical autonomy. But it must be happened something that I haven’t noticed that has changed this order of things. And this can be noticed much abroad. With us, you see children of five or six, but i know even eight, taking a walk with parents practically only in wheelchairs (stroll).
It cannot be a new pediatric pathology in Italy, as I’m sure it would have been spoken by newspapers and television. Even though here in Norway, when i think of the amount of Italic children who roam on saturday in shopping centers on wheelchairs, it seems to me impossible that not all have a disease. Certainly, I cannot think they are normal, as I see here, three years old babies frolic and jumping behind their parents. But of what abnormality can suffer the Italian children that, after be being immobile sitting, reveal shots from centometristi near shelves of candy, toys or whatever interests them? Time ago i thought differently: that it was a widespread species of pathology of the sadistic-torturer in parents, who enjoyed to hold in constriction children so large and so healthy. But even this hypothesis was destined to collapse when I saw the suffering faces and heared complaints in their speeches about how is heavy push the child up and down all day.
So, what keeps glued to these baby-vehicles our children far beyond the crowling age? By analysing the situation, in one side we have plenty of children healthy and capable, on the other hand the parents, tired and so little happy of their role as baby-engine. And in the midst of this pairing? There are their, the wheelchairs. They were in some way responsible for this state of things? If you think about it, here in Norway they are different: all with the body where the child is at the top; with large wheels and a cross shape, made to overcome any obstacle and to hold the baby in parent hands range. In Italy no, they are almost all on a attitude umbrella-style of type is-opens-and-yes-closes-with-a-click. In the middle of the two handles there is a kind of hammock where plunges the child that never sees the parent-driving. More the child grows and more the hammock fits and welcomes and embraces, making the baby sink, even if he, in other countries, would be already autonomous. It is a lethal embrace that snuggles your baby away from the eyes of parents and I think that the fabric will produce a substance that produces habituation and dependence, because only children that have experienced these wheelchairs feel scream like drug addicts who yearn for their dose: ‘I want to climb up! I want to climb up! ‘. Certainly, more that conspiracy theories or alien invasions; we are unwitting witnesses to an invasion of killer strollers, sent who knows who, they are intorpidendo the future Italic generations. Obviously, given that abroad you do not see nor the effects nor no trace, such kind of invasion must be designed by some foreign force. Perhaps it is the expression of the famous yellow peril, think again, have you ever seen a Chinese family with a stroller with these? I do not, even in Italy.
Yesterday at the Opera House in Oslo i heard:
“Come on mom, push stronger, stronger!”
“No baby, enough is enough! That you believe mum doesn’t uphill?”
“Come On mom, come on mom, stronger, more strong”
i was shot, and this Italica mother was pushing one of those wheelchairs, where lies in its deadly embrace, a baby of more than twenty kilos of tonnage, was waving his arms to make understandable his intentions. Gosh the wheelchair began the invasion even in Norway!

One thought on “La misteriosa invasione dei passeggini letaliThe mysterious invasion of lethal stroller

  1. …ehm… posso? Da “mamma italica” vorrei provare a dare almeno un barlume di spiegazione a quella che è, comunque, una giusta osservazione.
    Partiamo dai modelli di passeggini che ci contraddistinguono.
    In Italia (io dico, per fortuna) da qualche anno – causa, forse, anche la forte recessione – si è presa l’abitudine di “passarsi” tra amici, familiari e conoscenti vari, di passarsi gli oggetti più costosi come, appunto, passeggini, cullette, lettini, sdraiette… oggetti che si usano per un periodo più o meno limitato. E con questo, in parte, giustifico la grossa presenza di catafalchi di quinta generazione, obsoleti, quanto pesanti e spezza gambe/braccia. Considerando anche il costo altissimo dei nuovi modelli, per lo più fabbricati, appunto, in nord europa (vedi ad es. la Stokke – azienda guardacaso Norvegese), che riproducono posizioni ergonomicamente corrette sia per i bimbi che per i genitori, ma che – ahimè – costano quasi quanto il motorino che il “cucciolo” ti estorcerà con i ricatti, a 15 anni!
    Il fatto che i nostri bimbi, poi, continuino a scorrazzare per le nostre strade perennemente in “carrozzella” è – anche qui alle volte, ahimè, una necessità.
    Viviamo in una città caotica, molto grande e le distanze sono lunghe e “imprevedibili”, quindi ogni spostamento deve prevedere il minimo delle “interruzioni” possibili. Mettici anche che i nostri marciapiedi sono spesso impercorribili, le strisce carrabili introvabili, gli autisti indisciplinati… insomma, alle volte è meglio tenere i bimbi belli saldi sul passeggino che rischiare di far tardi o di farsi molto male, per via delle nostre strade simil-videogame.
    Ciò non giustifica il reiterare dei comportamenti e il fatto che alla fine sia anche una questione di pigrizia sia del bambino che del genitore, ma credo che – sostanzialmente – i paragoni con i paesi del nord sia meglio evitarli o, come giustamente hai premesso, meglio ricercare il meglio e il peggio di entrambe le situazioni.

Leave a Reply

Your email address will not be published. Required fields are marked *

You may use these HTML tags and attributes: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <strike> <strong>