Non sono mia stato brillante a scuola con i temi. Ma ho trovato questo di quando avevo 18 anni che, a parte gli errori e lo stile, riporta alcune considerazioni direi ancora attuali. Lo stile pomposo andrebbe interpretato conoscendo il rapporto-scontro che avevo con il professore di italiano….

TEMA

Nella situazione attuale di una grave crisi che coinvolge non solo le strutture economiche ma anche istituzioni civili e la vita politica e culturale del nostro paese, cercate di analizzare il nesso tra questa crisi e il comportamento individuale e collettivo dei giovani, individuando il contributo che essi possano portare all’evoluzione della società con la loro cultura, la loro problematicità, le loro esigenze di una nuova qualità della vita.

SVOLGIMENTO

In una famiglia di leoni, quando i cuccioli hanno apreso i mezzi per procurarsi il cibo, per difendersi, per guardarsi dai pericoli e dalle insidie della foresta, ossia tutti quei mezzi necessari alla sopravvivenza, vengono scacciati ed allontanati dalla fonte di sicurezza e protezione rappresentata dalla madre. Nella nostra società non è così.

Investita e segnata da profonde crisi, la società non è riuscita a mantenere quel parallelismo, fra evoluzione economica ed evoluzione sociale, necessario per un progresso completo e costruttivo.

I valori antichi non hanno retto all’impatto con le nuove tecnologie, con i modertni mezzi di trasporto e con i potenti mezzi di comunicazione, non contenevano quelle forze capaci di evolvere stili e modelli di vita che fossero capaci di costruire una nuova società non succube e schiava delle innovazioni che hanno trasformato radicalmente il modo di vita negli ultimi cinquant’anni. In questo quadro privo di prospettiva si sono trovate le nuove generazioni.

Il primo impatto con questa situazione si ha nella famiglia: un tempo solido punto di riferimento, al quale ci si aggregava quasi con morbosità in cambio di valori ed educazioni che rappresentavano la chiave per affrontare il mondo.
Ora il mondo è diverso: è più piccolo, là dove ci si arivava dopo travagliati viaggi di settimane ora ci si giunge in poche ore; è più indifeso, la terra come pianeta non è più la solida e sicura casa di un tempo, potrebbe saltare in aria da un momento all’altro, proprio come un appartamento nel quale un inquilino ha lasciato il gas aperto; è più conosciuto, la radio prima, la televisione poi hanno inondato le nostre case di mondi sconosciuti e lontani che i nostri nonni cercavano di immaginare appena con la fantasia. E la famiglia in questo turbinio di innovazioni che ha fatto?

Disorientata e confusa non ha fatto proprie le nuove possibilità che le si offorno e grazie a questo rifiuto si è disgregata e frammentata; i suio modeli non sono più la “chiave” del mondo. Questa situazione fa sì che i giovani cerchino di staccarsi dal nucleo famigliare, ormai vuoto per cercare altrove ciò di cui sentono il bisogno.

Nasce così un secondo impatto: la scuola. Analogamente anch’essa, come la famiglia, non ha retto all’innovazione. E’ come fosse esplosa, facendo entrare tutti nel tempio della cultura; facendo però, trovare non l’antica “fonte di cultura” ma le sue rovine simili ad una antica città, un tempo centro di traffici e di vita, ed ora un cumulo di pietre che tristi, quasi rimpiangendolo, ci testimoniano un periodo ormai lontano.

Tutto ciò nei giovani lascia dei profondi solchi nei quali scorre il vivo desiderio di una vita senza facce scure, senza indici puntati, senza affannose carriere ricche solo di soldi e delusioni; e proprio la forza di questo desiderio vivo, felice, costruttivo, contenuta negli argini ormai cedenti delle rovine degli antichi modelli, sfocia in rabbia, disoperazione e violenza, incentivate dall’ottusità di persone che, vissute in epoche diverse, presumono giusto applicare gli stessi metri che fecero la loro felicità.

D’altronde i giovani non sisentono responsabili delle rovine che li circondano, proprio come il leone non si sente resaponsabile di alcuna colpa vedendosi scaciato dalla madre. Questa deresponsabilizzazione giovanile provoca nei giovani reazioni qualunquistiche; si assiste a tristi scene che in altri tempi avrebbero avuto il sapore di fantascienza come le bravate dei ragazzi del film di Arancia Meccanica che al suo uscire provocò scalpore ed indignazione e che oggi riviviamo sulle pagine di un qualunque quotidiano o per le strade delle nostre città: stupri, furti, assassini, compiuti da minorenni i quali hanno l’unica colpa di essere nati in questo periodo.

La strada è collaudata ed è la più semplice per raggiungere le false e rozze mete del denaro e dell’ammirazione degli altri: tutti i giorni in un bar per unire il vuoto e la squallidità della propria vita a vuoti e squallidità non diverse, per sentirsi padroni della propria vita, per sentirsi grandi. La moto, l’auto le ragazza con le quali ballare la sera sono le massime aspirazioni. I mezzi per raggiungerli sono tutti buoni: dal furto dell’auto allo scippo della borsa del pensionato fuori dalla posta. Finché non si fa il salto, a voilte per sbaglio, per un contrattempo: una signora si aggrappa di più alla misera cifra che basta per andare a ballare per tre sere o per dar da mangiare per un mese a due pensionati e scappa il colpo di rivoltella, tenuta più per far scena e sentirsi grandi che per volerla usare.

Ma c’è anche chi rifiuta tra i giovani di arrendersi agli aridi fantocci proposti da una società intorpidita e svogliata di fronte al turbinar delle situazioni, una società incantata ed impotente come un bambino che è combattuto fra la paura e la voglia di accarezzare un cane. Ed è proprio questo che i giovani possono fare, non alontanarsi ed uscire da una società che, se abbandonata a se stessa, rischia involuzioni catastrofiche e drammatiche, ma raccogliere la loro voglia di vivere, con gli altri, di sorridere insieme, di faticare insieme se necessario.

Personalmente sento che solo dopo la presa di coscienza degli effetti della loro dispoerazione cieca e della violenza i giovani avranno la capacità di raccogliere le armi che hanno a disposizione per trasformare la società da schiava di falsi idoli a padrona cosciente di potenti mezzi: la forza che scaturisce dalla voglia di vivere e la voglia di sorridere di fronte ad un’umanità non divisa e rabbiosa, ma cosciente e responsabile delle proprie capacità.


NOTA: Ironicamente poco dopo inizio il periodo degli Young Urban Professional, gli yiuppies. Si andò in direzione opposta….

Leave a Reply

Your email address will not be published. Required fields are marked *