Il Lavoro è un diritto

20130521-102203.jpg

In autobus ero vicino a due ragazzi, poco piú che ventenni, vestiti in giacca e cravatta, che parlavano del loro lavoro. Dai loro discorsi ho capito che lavorano in un call center che vende contratti di abbonamento per Sky. Ne parlavano come di un buon lavoro anche se i rapporti con i loro manager o coordinatori non dovevano essere dei migliori. Mi ha colpito la frase di uno “io non posso pensare solo al lavoro, devo pensare anche alla mia vita”. Sul momento ho notato solo l’effetto di stonatura che avevo provato, e ho iniziato a riflettere sul perché.
Quel “Devo pensare ANCHE alla mia vita” in antitesi con il lavoro non fa parte del mio modo di pensare. Sono cresciuto in una famiglia dove il lavoro era considerato parte integrante ed inseparabile della propria vita, non un elemento estraneo; chi non lavorava era o un fannullone o malato.
La possibilitá di migliorare la propria situazione, di avanzare nella societá, di sentirsi felici, era strettamente legata al buon esito ed ai successi sul lavoro. Ed il lavoro era l’attivitá che ciascuno faceva per essere utile e per essere “qualcuno”. Per i bambini era lo studio: “studia, studia, che sennó da grande non trovi lavoro”, “studia che sennó da grande fai il monnezzaro” diceva mia nonna. E non lo diceva con disprezzo o altezzositá per le persone che facevano quel lavoro, ma era il suo modo di farmi capire che l’impegno e lo sforzo era l’unico modo per veder realizzate un domani le mie aspirazioni.

Dalla Costituzione Italiana spesso si sente citare l’Art.1 “L’Italia è una Repubblica democratica, fondata sul lavoro.” Subito seguito dalla citazione dell’articolo 4 che parla del diritto al lavoro di tutti i cittadini. Ma chissá perché questo viene citato, commentato e urlato nelle manifestazioni in modo monco. L’Art.4 dice “La Repubblica riconosce a tutti i cittadini il diritto al lavoro e promuove le condizioni che rendano effettivo questo diritto. Ogni cittadino ha il dovere di svolgere, secondo le proprie possibilità e la propria scelta, un’attività o una funzione che concorra al progresso materiale o spirituale della società.”

La parte del dovere è spesso tralasciata. E viene spiegato bene anche perché il lavoro è un dovere: per concorrere al progresso materiale o spirituale della societá. Mia nonna lo vedeva come il progresso suo e della sua famiglia, la costituzione parla della società

Quindi a quelle persone dal pensiero “che il lavoro non é tutto” vorrei dire che tantomeno pensare a se stessi non è tutto, anzi è proprio poco.

PS: Nella foto potete vedere la Nonna di mia suocera al lavoro.

Ma siamo sullo stesso piano?

VDR BlackGlass Framed NeonBlue

Alla trasmissione “il Ruggito del Coniglio” oggi hanno parlato di Marco Botta, del partito Fratelli d’Italia. E’ un consigliere Regionale del Piemonte coinvolto nelle indagini della Procura sull’impiego dei fondi dei gruppi consiliari. Il bello è che che l’On.Botta (mi sembra che si debbano chiamare così gli appartenenti ai Consigli Regionali) convocato dalla Procura si è avvalso della facoltà di non rispondere ed ha consegnato una memoria difensiva dove afferma che “Gli abiti, il parrucchiere, la manicure e la doccia solare sono ‘servizi alla persona per esigenze di rappresentanza’ ed e’ per questo che sono state pagate attingendo dai fondi del proprio gruppo consiliare“. Si, si l’On.Botta che ha presentato un’interrogazione al Consiglio Regionale perché “Il Monferrato ha le carte in regola per divenire zona franca fiscale”.

Non so se in una società dell’immagine come la nostra quello che sostiene l’On.Botta sia giusto o no. Ma l’On.Botta dovrebbe spiegare, a chi l’ha votato, perché ritiene più giusto impiegare fondi pubblici per questioni di immagine legate alla sua persona quando, siamo in tempi in cui si annulla la festa della Polizia per risparmiare fondi pubblici. Si di lavoratori che rischiano anche la vita per molti soldi di meno di quanto prende l’On.Botta.

Noi e loro

20130425-142026.jpg

Noi abbiamo ragione e loro torto.
Noi, del nord, lavoriamo e loro, terroni, campano con la mafia.
Noi, del nostro partito, sappiamo cosa fare per l’Italia e loro, vogliono distruggerla.
Noi, del nostro circolo, sappiamo cosa deve fare il partito e loro, vogliono svendere il partito.
Noi, che non abbiamo i balconi, non dobbiamo pagare i lavori e loro, che hanno i balconi devono metterli a posto.
Noi, della nostra squadra, siamo dei campioni e loro, vincono perché comprano gli arbitri.
Noi che siamo il popolo, soffriamo la crisi e loro che sono i politici, che fanno?
Noi e loro.

La nostra società (o forse solo la società Italiana?), ci fa sentire sicuri e nella ragione solo quando apparteniamo ad un noi che esiste perché è contro un loro ben identificato. Abbiamo perso del tutto la capacità di mostrare la forza delle nostre ragìoni e delle nostre idee. Da soli, non sappiamo che fare, non abbiamo idee. O forse abbiamo paura di averne.

Una cosa sola é certa: finché in questo paese si continuerà a cercare un loro a cui attribuire le colpe e su cui costruire le nostre idee, noi non saremo nulla per quello che siamo e pensiamo.
Basterá un noi piú grande (la Cina?) che ci veda come un loro e saremo senza scampo.
Penso che quando daremo risposta al kennediano (lo so non é bello, ma rende) pensiero “Io che devo fare? Che voglio fare?” Diventeremo di nuovo protagonisti e non delusi spettatori delle nostre esistenze.

Per farsi prendere il sangue dalle strutture pubbliche

ASL di Roma, 8:10 sono li per fare delle analisi. Come previsto c’è un bel po’ di gente. Vado alla machina dei biglietti e prendo il mio: num.24.
Alle 9:45 chiamano il mio numero. Si va prima alla cassa per pagare, mi avvicino e porgo il Bancomat.
- No quello non lo prendiamo, solo contanti. Mi dice l’impiegato.
“Un cartello no? Saperlo prima è chiedere troppo?” Penso senza dirlo
- Vado a prelevare e poi torno. Mi saprebbe dire dov’è un Bancomat vicino?
- Bhooooo
E preme il bottone per chiamare un’altro numero.

Ora come faccio a dare torto a mia nipote che lascia il lavoro in Italia e si trasferisce a Londra (senza ancora avere un lavoro) perché si è stufata di viviere in questo paese?
Mi vine in mente una sola frase: “Scusa”.

Grecia: perché non se ne parla più? Tutto a posto?

Mi ha colpito il post su Facebook di una mia amica, che si riferiva all’articolo La Grecia è collassata. Lo Stato sta uccidendo e torturando minorenni sotto il silenzio dei media. Sono andato a leggerlo, come prima cosa ho visto il video iniziale, con cui apro questo post. Mi ha sbalordito! Ma chi sono questi quattro pericolosi banditi che vengono scortati in un posto di polizia? Che forza hanno o a quali organizzazioni temibili appartengono, che devono essere scortati da uomini delle forze speciali, armati di fucili? Professionisti che scendendo dalle vetture di scorta con cura si assicurano che non ci siano pericoli attorno?

Sono quattro giovani: Dimitris Politis (24 anni), Yannis Michailidis (25 anni), Nikos Romanos (20 anni) e Andreas-Dimitris Bourzoukos (24 anni). Non sono riuscito a trovare notizie al tempo dell’arresto se non nei siti anarchici di controinformazione. Dal sito darkernet.in mi sembra di capire che i quattro sono stati arrestati con l’accusa di una rapina in banca. Accusa che si aggiunge a quella del 2010 di aver inviato dei pacchi bomba ad ambasciate ed uffici di istituzioni Europee. Capisco, motivi politici a parte, sono 4 che hanno fatto una rapina in banca. Ma una volta presi perché tutto questo spiegamento di forze? Perchè i quattro sono stati “gonfiati” di botte? Perché la polizia ha ritenuto normale diffondere foto ritoccate che nascondono gli effetti della mano pesante usata? Perchè anche Amnesty International ritiene opportuno segnalarlo?

Dal “The Guardian” – http://www.guardian.co.uk/world/2013/feb/04/greece-police-local-terrorist-arrests

E’ sacrosanto che il compito della Polizia sia quello di confrontarsi con i malviventi e che si debbano catturare, secondo le legislazioni vigenti, i presunti criminali. Ma un’istituzione che riduce così delle persone per catturarle dimostra di non essere all’altezza del suo compito. Invece un’istituzione che riduce così delle persone già catturate è pericolosa, manifesta la sua paura con reazioni esagerate e quindi è totalmente incapace di garantire la sicurezza per un paese. Non ci sono alternative.

Ma perché acade questo in Grecia? In questo video si parla di come gli agricoltori Greci si sono ribellati, alle regole dell’Europa che impongono la distruzione di arance e limoni per tener alti i prezzi, regalandoli alla popolazione. Di come i produttori di yogurth greco (si, quello famoso) si sono ribellati alle imposizioni della tedesca Muller, regalando anche loro le loro eccedenze?

Non è, forse, che questa Europa a due velocità non serve ad altro che a lasciare in panne i paesi poveri ed in crisi, garantendo di cogliere le opportunità del mercato Europeo a chi già è pieno di profitti?

28 Febbraio – Termine del pontificato di Papa Benedetto XVI

Fedeli o meno, gli accadimenti all’interno della chiesa cattolica sono comunque di interesse per chi vive in Italia. E’ impossibile pensare un’assoluta estraneità in una situazione di coesistenza come quella esistente tra lo Stato Italiano e la Chiesa Cattolica. La notizia su cui riflettere è l’annuncio del termine del pontificato di Papa Benedetto XVI dato dallo stesso oggi verso le 11:30.

Per spiegare la possibilità dell’vvenimento, riprendo da WikiPedia: “Come stabilito dal Codice di Diritto Canonico, Libro II “Il popolo di Dio“, parte seconda “La suprema autorità della Chiesa”, capitolo I “Il Romano Pontefice e il Collegio dei Vescovi” è contemplata la rinuncia all’ufficio di Romano Pontefice, fatto che potrebbe dare vita al titolo di Pontefice “emerito” come accaduto a Gregorio XII:

« Can. 332 – §2. Nel caso che il Romano Pontefice rinunci al suo ufficio, si richiede per la validità che la rinuncia sia fatta liberamente e che venga debitamente manifestata, non si richiede invece che qualcuno la accetti. »

I casi storici di rinuncia non mancano, soprattutto nei tempi più remoti del Papato: San Clemente, arrestato ed esiliato per ordine di Nerva nel lontano Chersoneso, abdicò dal Sommo Pontificato indicando come suo successore Evaristo, affinché i fedeli non restassero senza pastore. Verso la prima metà del III secolo, Ponziano lo imitò poco prima di essere spedito in esilio in Sardegna; al suo posto venne eletto Antero. Silverio, deposto da Belisario, in punto di morte rinunciò in favore di Vigilio, fino ad allora considerato un usurpatore. Vi sono poi molti altri casi, più problematici, in cui si discute se vi sia stata rinuncia o addirittura rinuncia tacita, come nel caso di Martino. Altro caso più difficilmente inquadrabile è quello di Benedetto IX, che prima venne deposto in favore di Silvestro III, salvo poi riassumere la carica per poi rivenderla a Gregorio VI, il quale, accusato di simonia, fece atto di rinuncia dopo aver ammesso le sue colpe.

Il più celebre caso di rinuncia all’ufficio di Romano Pontefice fu quello di Celestino V, detto anche “il Papa del gran rifiuto”, che portò all’elezione di Bonifacio VIII; poiché quest’ultimo fu un pontefice non affine a Dante Alighieri, egli nella sua Divina Commedia pone, probabilmente, Celestino V nell’Antinferno tra gli ignavi: non è però certo chi il Sommo Poeta volesse indicare nel seguente passo, potrebbe trattarsi infatti, secondo alcuni critici di Ponzio Pilato, Esaù o Giano della Bella:

« Poscia ch’io v’ebbi alcun riconosciuto,vidi e conobbi l’ombra di colui che fece per viltade il gran rifiuto. »
(Dante Alighieri, Inferno III, 58-60)

Celestino, prima di abdicare, si consultò con il cardinale Benedetto Caetani, e si fece confermare dal concistoro dei cardinali che un’abdicazione dal soglio pontificio era possibile, quindi, in data 10 dicembre 1294, emanò una costituzione sull’abdicazione del papa, confermò la validità delle disposizioni in materia di Conclave anche in caso di rinuncia, ed appena tre giorni dopo rese note le sue intenzioni ed abdicò.

Nel 1415 un altro Papa, Gregorio XII, eletto all’epoca dello Scisma d’Occidente a Roma, dopo molti anni di lotte e di contese giuridiche, belliche e diplomatiche, fece atto di sottomissione ai decreti emessi dai padri conciliari, durante il Concilio di Costanza, che era stato convocato dall’antipapa Giovanni XXIII (XXII) e presieduto dall’Imperatore Sigismondo per dirimere ogni questione. Uno di questi decreti intimava a tutti i contendenti di abdicare, nel caso che non si trovasse una soluzione e non si raggiungesse l’accordo fra i tre pretendenti al Soglio. Davanti al rifiuto di Benedetto XIII (rappresentante dell’obbedienza avignonese) e alla fuga di Giovanni XXIII (poi ricondotto in Concilio e deposto), alla fine Gregorio XII acconsentì ad abdicare, dopo aver riconvocato con una sua bolla il medesimo Concilio. All’abdicazione però non seguì l’elezione di un nuovo Papa, che si verificò passati due anni e solo successivamente alla scomparsa di Gregorio, dopo la quale venne convocata un’assemblea mista di cardinali e di padri conciliari, che elesse Martino V.

La rinuncia all’ufficio di Romano Pontefice spesso viene considerata un caso di dimissioni, ma, più correttamente, si dovrebbe parlare di abdicazione, così come è riportato nelle fonti storiche e storiografiche. In senso stretto, l’abdicazione è l’abbandono con l’indicazione di un successore; le dimissioni sono la semplice rinuncia.

I nostri giovani

20130114-223606.jpg

Egregio Direttore,
Sul suo giornale ho letto il corsivo dal titolo “Il dramma di un alunno” e l’altro intestato “I nostri giovani”, entrambi in merito ai penosi fatti di giovani suicidi che occupano le cronache di questi giorni. Mentre dissento con il primo per la gratuita accusa che muove alla scuola, esprimo il mio consenso per le argomentazioni precise e serrate del secondo, con le quali si attribuisce la piena responsabilitá delle deviazioni giovanili alla famiglia.
E a tale proposito vorrei sottolineare le parole di uno psicologo conosciuto per la feconditá scientifica e genialitá di idee: Carl Gustav Jung! L’autorevolezza della persona fa di tali parole un’inequivocabile e drammatica, se pur dolorosa, colpa ai genitori per la gran parte delle deviazioni morali, psicologiche, e difficoltá di adattamento sociale dei figli. Ecco le parole di Jung, e che la famiglia mediti e provveda!
“… I figli sono una parte dell’atmosfera psicologica dei genitori, al punto che difficoltà segrete e non risolte di quest’ultimi possono influenzare la salute (dello spirito) dei figli in modo considerevole. La “partecipazione mistica” cioè la primitiva identitá inconscia, fa sì che il bimbo senta i conflitti dei genitori e ne soffra come fossero i suoi. Direi quasi che non ė mai il conflitto aperto, la difficoltà visibile ad avere queste influenze venefiche, ma invece le difficoltà ed i problemi che i genitori tengono celati o lasciano inconsci.
Fatti che stanno nell’aria e che il bambino sente in un modo indeterminato, l’atmosfera opprimente di timori e di imbarazzo, penetrano lentamente con i loro vapori velenosi nell’anima del bambino.
Dietro la maschera della rispettabilità e della lealtà la potenza dell’amore trascurata avvelena i figli. E per amore dei figli i genitori dovrebbero farsi un obbligo di non dimenticare le proprie difficoltá interne. Non dovrebbero permettersi rimozioni a buon mercato ed evitare di affrontare discussioni, anche se dolorose. E’ mille volte meno dannoso, sotto ogni riguardo, che i genitori discutano apertamente i loro problemi anziché permettere che i loro complessi lussureggino nell’inconscio”.

Bruno D.R.
Il Tempo – rubrica Ci Perviene una lettera 11 Aprile 1960

Non è per interesse….

Ma non vorrei che, accecati dai media sulla campagna elettorale, facessimo passare troppo inosservato il successo di una ricercatrice Italiana: Roberta Benetti. La sua pubblicazione ha un titolo decisamente misterioso per le persone come me: miR-335 directly targets Rb1 (pRb/p105) in a proximal connection to p53-dependent stress response, ma da Trieste nel Laboratorio Nazionale Consorzio Interuniversitario Biotecnologie, ha scoperto un tipo di molecole che bloccano l’attività delle cellule tumorali.

E’ una concreta possibilità di affrontare questo tipo di patologia evitando ai pazienti i problemi collaterali delle chemio e radio terapie.

Io sono stupido, ma lei Ministro Corrado Passera che fa? Pensa solo alla TAV?

Ho letto l’articolo dal titolo “Velok”, le colonnine arancioni ora finiscono fuorilegge sul sito di Repubblica.it e mi sento stupido. Scusatemi se mi dilungherò in citazioni, ma ne vale la pena per capire in che paese viviamo.
Si perché il succo è questo: i dissuasori sono quelle colonnine sparse sulle strade, alcune con dentro l’autovelox, altre finte senza nulla dentro; servono a dissuadere gli automobilisti a superari i limiti di velocità. Quindi servono per rispettare una regola ed in modo abbastanza economico per i comuni perché, appunto molte sono finte. Sembra che il loro lavoro lo facciano “Le abbiamo messe sulla tangenziale T4 sei mesi fa – racconta l’assessore alla viabilità di Verona Enrico Corsi – e da allora non abbiamo avuto più incidenti“. Da automobilista posso solo dire che, nelle strade dove le trovo, si và più piano. Ora sembra che non siano previste dal codice della strada, quindi illegali o illecite le multe fatte con gli autovelox inclusi.
Riassunto: ci sono dei limiti di velocità, ci sono dei dispositivi che di fatto aiutano a far rispettare quei limiti e diminuire gli incidenti, ma non sono recepiti da alcuna norma. E cosa fà il ministero e i suoi dipendenti per affrontare questa situazione?
Emana delle disposizioni per rendere questi dispositivi regolari? No.
Propone una valida alternativa per far rispettare i limiti di velocità e mantenere sicure le strade? No.
4295-24-07-2012 Il Direttore Generale Dr.Ing.Sergio Dondolini emana il suo parere nella comunicazione n.4295 del 24-Lug-2012 che potete trovare sul sito www.francocrisafi.it, perché è introvabile nel sito del ministero, io ne ho fatto una copia che potete vedere integralmente con un doppio click qui di fianco. Il Direttore Generale Dr.Ing.Sergio Dondolini ci dice che “[...] si comunica che i manufatti in oggetto non sono inquadrabili in alcuna delle categorie previste dal Nuovo Codice della Strada [...] e dal connesso Regolamento di Esecuzione ed Attuazione [...] e dunque per essi non risulta concessa alcuna approvazione [...] da parte di questa Direzione Generale.”
Ma da quello che capisco io il bello viene dopo: “L’art.60 della Legge 29 luglio 2010, n.120, “Disposizioni in materia di sicurezza stradale”, rinvia ad apposito decreto ministeriale, non ancora emanato, la definizione delle caratteristiche degli impianti da impiegare per la regolazione della velocità. Poiché i manufatti in questione non possono essere classificati come impianti, in quanto privi di qualsivoglia dispositivo deputato alla specifica funzione essi probabilmente non potranno neppure essere ricondotti alla futura nuova disciplina che sarà introdotta [...] “.
Riassunto: i dispositivi non possono essere classificati in nessun modo previsto, quindi non sono regolari! Non solo le caratteristiche degli impianti utilizzabili ancora devono essere definite da un decreto ministeriale. Ma il Direttore Generale Dr.Ing.Sergio Dondolini dice che probabilmente non includeranno questi dispositivi.

Io sono stupido e non competente in materia, è chiaro. Ma Sig. Direttore Generale Dr.Ing.Sergio Dondolini lei lo sa che sti cosi finti riducono il numero di incidenti? Lo sa che in alcuni paesi dell’est usano addirittura i manichini? Lo ha letto l’articolo sul Corriere della Sera.it, che essendo italiano la butta sul sex appeal della minigonna, oppure quello su tn.cz che riporta la notizia più correttamente? (un suggerimento: Direttore Generale Dott. Ing.Sergio Dondolini, casomai lei, come me, non conosca il Ceco, con Google Translator lo può tradurre in modo che si capisce).

Morti in incidente stradale per categoria di strada

Morti in incidente stradale per categoria di strada

Lo sa che ai parenti dei circa 2000 morti di strade extraurbane non gli importa nulla che “Nell’ultimo decennio il numero delle vittime è diminuito del 42.4% (in linea con la media europea” (ISTAT Incidenti Stradali dagli anni trenta ad oggi sul sito www.aci.it) e se sti cosi che non sono inquadrabili ci fanno risparmiare altre vite non guasta? Ma si lo sa perché il Direttore Generale Dott.Ing.Sergio Dondolini ne parlava con competenza già nel Maggio del 2009 come risulta nelle slide della sua presentazione disponibili qui sotto.

103 sergio dondolini pdf
Found at ebookbrowse.com

Però non riesco a capire se il problema è che i dissuasori il Direttore Generale Dott.Ing.Sergio Dondolini non li approva perché il suo compito è solo quello di eseguire quello che la legge prevede, e se il decreto per la definizione degli impianti ancora non è stato fatto, perché il Direttore Generale Dott.Ing.Sergio Dondolini dice che probabilmente non ci saranno nella futura disciplina? Chi la deve scrivere? Chi la approva? Forse Sig. Ministro delle Infrastrutture e Trasporti Corrado Passera è suo compito? Ma forse il suo tempo impiegato anche per essere il Ministro dello Sviluppo Economico Corrado Passera la distoglie da tale impegno? Certo un argomento come la TAV è più congeniale al duplice incarico, ma penso che se riusciva ad essere primo in una classifica che si basa sulla conta di morti e feriti non sarebbe stato male.

Uso imperfetto e condizionale perché ora c’è la crisi del Governo quindi le decisioni sono sospese, anche se non lo è altrettanto la conta sulle strade dei morti e feriti.

Jacintha Saldanha scusami

Scusa per quelli che hanno fatto una divinità l’essere famosi.
Scusa per coloro che non rispettano il lavoro. Ridendo di quello degli altri e facendo il proprio con leggerezza.
Scusa per averti fatto credere di essere importante.
Scusa per averti fatto sentire umiliata per un tuo gesto spontaneo.
Ma sopratutto scusami per non aver fatto nulla per cambiare queste cose.