Gli impulsi

Prima di scendere al bar per un caffè sentivo alla radio che Trump sta preparando un decreto (non so se negli USA si chiama così) per vietare TIKTOK. Ritiene che sia usata dalla Cina per spiare.
Ieri leggevo un articolo su GTP-3 dove nove filosofi   GTP-3 dove nove filosofi espongono dei dubbi aperti su questo linguaggio rivoluzionario di intelligenza artificiale.

Penso che siano tutti segnali degli “impulsi” o “tendenze” che si stanno sviluppando. Quali? Ovviamente sono solo idee mie e non meritano risonanza accademica, ma chiamo così tutta una serie di eventi che influenzano la società per come la conosciamo noi. La società. Un termine chiaro per tutti ma non interpretato da tutti allo stesso modo. Eppure gli “impulsi” stanno incrinando la struttura sociale che chiamami tutti società.

Gli ambiti della nostra società

Semplificando io penso che per società ci sono oggi dei concetti diffusi su vari ambiti che spesso si intrecciano fra loro:

  • L’ambito degli stati – benché ne esistono molti in varie forme. È ritenuta la forma Democratica quella più giusta è diffusa. Dove le varie forme di governo (amministrativo, legislativo e giudiziario) sono esercitate da rappresentanti del popolo scelti, più o meno direttamente, dal popolo stesso.
  • L’ambito intra-statale – dove in pratica, o in modo strutturato si creano delle dinamiche di gruppo o appartenenza meno strutturate e spesso molto variabili rispetto al momento
  • L’ambito Inter-statale – sia nelle relazioni tra stati singoli che nelle forme che più stati si danno per relazionarsi fra loro. Penso all’ONU, i vari G7 G11, l’Unione Africana ecc.

Questi ambiti hanno tutti in comune la parola stato. Peró siamo onesti, fino ai primi del novecento lo gli stati erano chiari. Più o meno esplicitamente lo stato era quella entità, su un territorio geografico, titolata ad esercitare la violenza (Max Weber). Ora un po’ meno. Gli “impulsi” hanno incrinato questo concetto. Questi tre ambiti sono forse gli unici dove le persone delegano alcuni aspetti della propria vita in modo esplicito e, in teoria, totalmente consapevole. Poi ci sono altri ambiti che sono basati su concetti ancora più labili o volatili del concetto di stato.

  • L’ambito religioso – nella realtà produce altre entità che sono, quasi sempre, intersecanti con il l’ambito intra-statale
  • L’ambito economico – che è, a mio parere, il primo che ha subito una trasformazione già consolidata. Fintanto che le aziende e la capacità di emettere moneta erano confinate all’interno degli stati era inter-statale, ora è intra-statale,
  • L’ambito ecologico – è decisamente il più nuovo nella consapevolezza delle persone. Pur avendo delle peculiarità intra-statali (vedi il fiume Lambro) ha, nella maggioranza dei suoi aspetti una valenza intra-statale
  • L’ambito extraterrestre – si avete letto bene. Penso che questo, casomai in forma divinatoria, sia sempre esistito. Ma è solo nel XX secolo, con i viaggi spaziali, che è entrato nella consapevolezza comune.
  • L’ambito tecnologico – anche questo è tra i più antichi. La ruota, l’uso dei metalli sono solo due delle testimonianze di come sia sempre esistito.

In realtà, nelle mie riflessioni, ne ho in mente un altro che però non so mai se considerarlo tale o meno:

  • L’ambito personale

Ho dei dubbi perché da una parte mi viene da pensare che non esista e sia implicito nell’esistenza dei singoli. L’espressione di questo ambito è di fatto nei vari modi in cui le persone interagiscono nei vari ambiti.  Quando ci penso arrivo sempre alla conclusione di non considerarlo un ambito.

Le variabili degli ambiti

Ci sono altre cose come il potere, la salute, la comunicazione, i trasporti, e altre che ogni tanto mi vengono in mente. Ma queste non le considero ambiti, piuttosto delle variabili o componenti che ciascun ambito possiede. Sono le variabili che vengono toccate dagli “impulsi”. È Il loro mutare che produce delle trasformazioni. Facciamo un esempio sull’ambito economico.  Fino alla fine del 1800 il potere di coniare moneta era stabile all’interno dei singoli stati e le singole valute erano garantite da riserve auree. Con la crisi di inizio ‘900 mi sa che la Svizzera fu la prima, nel 1914 a rompere questa regola, stabilendo che solo il 40% della moneta circolante doveva essere coperta da oro. Ma fu nel 1944 che, con gli accordi Bretton Woods,  si stabilì il dollaro come valuta di riferimento per gli scambi. Sebbene gli obbiettivi erano di creare le condizioni per una stabilizzazione dei tassi di cambi ed eliminare le condizioni di squilibrio determinate dai pagamenti internazionali, costituì il primo impulso alla trasformazione dell’ambito economico. Successivi impulsi, nel settore prettamente monetario, sono stati: 

  • la possibilità, di effettuare i cambi tra monete in differenti borse nel mondo stando seduti dietro ad un computer
  • Il poter coniare moneta, con le criptovalute o monete elettroniche, non legata ad uno stato

 Il settore industriale con gli impulsi legati alla creazione di forti multinazionali e della globalizzazione del mercato del lavoro ha fatto il resto. Abbiamo ora delle aziende che hanno dei profitti pari o superiori a quelli degli stati, ad esempio:

Apple – nell’anno fiscale 2019 55 miliardi di dollari.
Microsoft – nell’anno fiscale 2019 40 miliardi di dollari.
Facebook – nell’anno fiscale 2019 18 miliardi di dollari.
Volkswagen – nell’anno fiscale 2019 15 miliardi di dollari.
Italia – nell’anno fiscale 2018 15 miliardi di dollari.
Olanda – nell’anno fiscale 2018 8 miliardi di dollari.

L’enorme disponibilità di denaro e la possibilità di spostarlo velocemente sono i sintesi i due impulsi che hanno trasfigurato, più che trasformato, l’ambito economico. Parlo di trasfigurazione perché è sotto gli occhi di tutti l’effetto che ha avuto sul lavoro e sulla produzione stessa. Non è più importante realizzare prodotti buoni e di qualità, piuttosto innovativi. Ma un prodotto “innovativo” a tutti i costi non dura nel tempo perché, nel tempo, perde questa sua caratteristica e deve essere sostituito dopo pochi anni da un’altro “innovativo”. I nostri genitori compravano un’auto e mediamente questa veniva sostituita dopo molti anni. Mio padre, curò la sua 850 e la fece durare 15 anni. La lavatrice comprata nel 1972 era una Candy, ma sostituendo una pomp ogni tanto e qualche guarnizione era perfettamente funzionante fino al 2005! Ora se torniamo indietro con la mente di 10 anni sono pochi i prodotti che, mediamente, si continuano ad usare. Il lavoro delle persone non è più una componente di attenzione delle aziende, è digerito il concetto di ridurre il personale per mantenere almeno a pochi il lavoro. Non esiste il concetto che, solo a scriverlo mi sembra strano, di ridurre i profitti per dar lavoro a più persone. Notare che scrivo di non-esistenza non perché sottintendo una mancanza ingiusta, ma perché non può esistere, non è applicabile. Nell’ambito economico così trasformato non si può parlare di “dar lavoro” più persone perché è giusto e basta visto che non c’è lavoro da far fare. 

Ma che sono gli impulsi?

In modo scorretto ho fatto, fin qui in modo voluto, una cosa non corretta: ho utilizzato la parola impulso senza definire cosa intendo. Di definizioni della parola ce ne sono molte in diversi settori come è riportato nella Treccani o nel Garzanti, si applica alla meccanica, alla psicologia, alla medicina. Insomma una parola con vari significati a seconda della disciplina in cui si usa. Qui chiamiamo impulsi quelle modifiche o novità relative alle variabili di un ambito, quindi ad attività, comportamenti, organizzazioni, comunicazione ecc. Queste modifiche possono mutare nel tempo e svanire, oppure consolidarsi e assumere un ruolo determinante all’interno dell’ambito (v. l’esempio precedente). È più in misto tra il concetto di impulso nervoso e impulso in psicologia. Quel qualcosa che nasce, anche con motivazioni casuali, diventa una tendenza ad assumere forme pratiche di condotta all’interno di un ambito specifico e può sparire oppure consolidarsi diventando una caratteristica propria di quell’ambito. Personalmente sono delle sensazioni che ho quando, leggendo delle notizie o dei dati di natura differente si accomunano le considerazioni che faccio di conseguenza.

E quali sono gli impulsi attuali?

Proprio per come io leggo gli impulsi, ne ho alcuni che mi sembra di constatare in modo più continuativo ed altri di cui non sono sicuro. Per quello che voglio scrivere qui metto quelli che mi ricordo con i commenti relativi. Ma descriverò anche gli altri ben presto.

L’impulso della non-proprietà

Penso che sia quello che ho in modo più consolidato. Da sempre possedere un qualcosa è stata una caratteristica indiscussa. Ora, sebbene non ne siamo consapevoli, è diventata una chimera. La proprietà è un significato vuoto, benché molti sono convinti di possedere qualcosa, nei fatti stiamo affittando praticamente tutto. L’esempio lampante è nella musica e nei libri.

Quando, negli anni 60 si comprava un disco, questi aveva il valore di acquisto si, ma potevamo esercitaci un potere derivato dal possederlo. Potevamo ascoltarlo quando volevamo noi, ma anche prestarlo, regalarlo, venderlo, ignorarlo e riprenderlo dopo tanto tempo o addirittura trasformarlo dandogli fuoco, ritagliando la copertina, ecc. Per i libri lo stesso. Ora lasciamo stare le questioni emotive derivanti dal toccare l’oggetto sentire il profumo della carta, ma oggi se abbiamo un abbonamento kindle o iTunes è vero che possiamo accedere a più libri o canzoni, però perdiamo quelle capacità elencate precedentemente! Addirittura le perdiamo tutte, anche quella del riascolto o rilettura, se non si continua a pagare l’abbonamento.

Non voglio discutere sul fatto che ci sono forme gratuite, perché queste forme le ripaghiamo comunque in altra forma che non sia moneta. Con i dati dei nostri comportamenti, ma questo non è argomento che voglio approfondire ora. Anche un bene più solido come un immobile è difficile da considerare di proprietà quando si ha un mutuo di 40 anni, al massimo in compartecipazione con la banca, perché anche per rivenderlo dobbiamo rispettare delle condizioni precise.

L’impulso della delega

Questo per me è il più oscuro e temo porterà alla fine degli stati per come li conosco io.  La struttura di governo che è considerata giusta in modo diffuso è la Democrazia dove il popolo si può autogovernare tramite dei rappresentanti che sceglie. Era, ed è, sensazionale paragonato a forme di governo come la Monarchia o la dittatura dove il popolo deve sottostare ad un governo che viene determinato per discendenza. In teoria è un po’ una lotteria: se il monarca è illuminato il popolo sta bene altrimenti no. Nella pratica è un po’ peggio perché, come nelle lotterie, ci sono poche possibilità che un monarca sia e resti illuminato per tutta la durata della sua vita.

Però ora la Democrazia sta mostrando molte incertezze che penso derivino in larga parte da come si scelgono i rappresentanti. Le scelte sono fatte più come un lancio ad una partita di bowling o spinti da un tifo simil-sportivo che porta più ad urlare contro gli avversari che non a sostenere la propria squadra.  Poi la maggior parte delle persone pensa a chi scegliere solo in prossimità delle elezioni o per appartenenza di parte. Abbiamo abbandonato del tutto la parte democratica di partecipazione alla vita politica in favore di un esercizio di delega ristretto nel tempo delle elezioni. È stato un abbandono per noia, per disinteresse, per pigrizia o altro? Non lo discuto ma è un abbandono sotto gli occhi di tutti.

Questo abbandono crescendo ha portato ad una ulteriore delega: il non esercizio del voto. Di fatto la crescita dell’astensionismo non è altro che delegare a quelli che votano la possibilità di delegare i propri rappresentanti. Come risultato abbiamo l’appassire delle democrazie per come la conosciamo perché il popolo non si autogoverna più. Qualcuno ha mai fatto i calcoli veri di una elezione per vedere quanto siano rappresentativi i politici eletti? Vediamo degli esempi pratici. Nel 1948 alle prime elezioni del dopoguerra ci fu una partecipazione del 92,3% e, fino alla fine degli anni 70, la partecipazione alle elezioni era sempre oltre il 90%. Un partito che prendeva il 37% dei voti nei fatti rappresentava il 33% della popolazione. Ma avendo una partecipazione del 70% lo stesso partito pur prendendo il 37% dei voti rappresenterebbe solo il 25% della popolazione. Una bella differenza! Ci tengo a precisare che non sostengo che la democrazia sia una brutta ricetta, dico che nessuno si preoccupa di renderla ottima come una volta.

L’impulso anti-stato

È la frequente contrapposizione tra stato ed individuo. Si percepisce quando qualcuno pronuncia la frase “pago le tasse e lo stato mi deve dare un servizio adeguato”. Lo stato non è percepito come un noi, ma come un’entità dall’altra parte del bancone del negozio.

L’impulso non-mi-riguarda

Mentre la televisione ed internet da una parte ci portavano tutto il mondo dentro casa, dall’altra ci hanno fatto credere che c’è una specie di finestra (la tv ed il pc appunto) che quando si chiude lascia tutto il mondo fuori. Il loro spegnimento ci protegge dagli orrori che vediamo e ci assolve se li scordiamo.


So che non è accademico o tra i migliori comportamenti da adottare sui social o nei blog. Però ora ho fame e smetto. Il seguito alla prossima.

Ro-botte da orbi: il futuro del lavoro

Per la prima volta sono stato amareggiato. Si il mio inossidabile ottimismo si è intaccato un po’.

Prima bottarella: leggendo lo studio “The Future of Jobs 2018” si capisce che l’Italia (insieme ad altri nomi illustri per carità) non esiste nel mondo che verrà. Nello studio si prospettano 75 milioni di lavoratori in meno sui lavori manuali entro il 2025…. La suddivisione geografica non contempla l’Italia, né l’Europa del sud. Ci sono solo Germania, Francia, UK come stati e West Europe e East Europe. Noi?

La seconda botta é arrivata dopo. Leggevo le notizie sulle testate dei giornali. Mi ha intristito vedere come le notizie di migranti, ponti, pettegolezzi politici sono lontani dal mondo che stiamo costruendo. Ma che dico lontani, si nascondono e rifiutano la responsabilità del progettare una nuova società.

È un mio passatempo leggere il legame tra le trasformazioni tecnologiche e quelle sociali e le nuove (mica tanto) tecnologie incideranno molto. Ma politici, sindacati e classe dirigente sono all’oscuro di questo. Il nuovo lavoro sará basato sempre di piú sul talento e meno sulla competenza. Cosí come il fabbro aveva talento nel forgiare spade e ferri di cavallo con i rozzi strumenti a disposizione, i nuovi lavoratori dovranno sviluppare talento nell’uso dei nuovi strumenti, altrimenti riusciranno a produrre soltanto “Ferri scadenti”. Poi la mente mi é andata a quei lavoratori che ancor oggi dicono (lo giuro) “devo avere la calcolatrice con la carta per capirci qualcosa” oppure “io devo stampare la fattura” e non sono riuscito ad immaginare alcun futuro per loro.

Dopo sono sceso a prendere un caffè al bar. È passato un papá con tre figli. Il piú grande avrá avuto 8-9 anni, la sorella 7 e il piú piccolo 4 a mala pena. Camminava nel modo incerto di chi si é appena affacciato nel mondo. Bene non c’era nemmeno un passeggino, il padre si é rivolto al piccolo, che si era accucciato a far chissà che scoperta, per farlo muovere e l’ha preso per mano. Lui si é lagnato un po’ finché il fratello gli ha teso la mano. Ha lasciato quella del papà ed ha seguito il fratello fino al bordo del marciapiede. Li il fratello lo ha preso in braccio ed ha attravesato la strada dietro al padre che teneva per mano la sorella. Erano stranieri, parlavano tedesco.
Questa scena ha spostato l’indicatore sull’ottimismo pieno. Non andiamo verso la catastrofe, nel l’umanità c’é ancora speranza e capacità di affrontare il futuro. Forse sará un futuro dove i vecchi (io) dovranno avere la serietà e serenitá di fare un passo indietro.

Siamo pronti alla scomparsa delle professioni?

Le professioni sparite in silenzio

Il passaggio tra l’800 ed il 900 ha visto la trasformazione dei trasporti. Si tende a dimenticare che questo ha decretato la quasi estinzione di alcuni mestieri, come il maniscalco, per mancanza di domanda. Così come l’industria è stata la fine dei fabbri che forgiavano armi e strumenti. È la conseguenza logica di ogni innovazione che, insieme a vantaggi, porta con sé gli svantaggi per chi non ha la capacità di adeguarsi o è ciecamente ancorato a strumenti e metodi del passato.

Ovviamente la professione del maniscalco non è sparita, anzi si è impreziosita. Paragonando i maniscalchi moderni a quelli di 150 anni fa possiamo dire che hanno una vita differente per quanto riguarda fatica, fame e miseria. Ma ce ne sono molti di meno.

Altre professioni sono sparite nel l’indifferenza totale. Ancora negli anni ’60 ricordo l’uomo che vendeva i blocchi di ghiaccio trasportati su un carretto a mano ed avvolti in teli di iuta. Oggi i giornalai ed i tabaccai stanno vivendo periodi di magra e non hanno prospettive rosee. Che dire poi dei noleggiatori di film, chi ricorda Blockbuster e la buca per restituire le cassette VHS?

La crisi di nuove professioni insospettabili: le banche

Ma ora le tecnologie che si prospettano, come robot ed intelligenza artificiale, sono una concreta minaccia per chi non sarà capace di cambiare il proprio modo di lavoro. Saranno minacciate professioni considerate “solide” e ne soffriranno non solo i lavoratori, ma quei sistemi economici che si nasconderanno dietro a norme protezionistiche perché non reggeranno rispetto gli altri.

Ho molti amici che lavorano in differenti Banche e in modo diverso sono tutti stati colpiti da riorganizzazioni e razionalizzazioni delle loro aziende. Ma nessuno ha la percezione che il loro lavoro, nei modi e nelle retribuzioni attuali, scomparirà nel giro di 5 anni (ovviamente è un mio parere) per due cause.

Le cause del declino delle professioni nelle banche

La prima è che la banca, come la intendiamo noi, non avrà più ragione di esistere. Che fa una banca? Come guadagna? Semplifichiamo dicendo che guadagna sul prestar denaro, sul conservar denaro e sull’investire denaro.

Già a fine degli anni 90 per investire in azioni non si doveva più andare fisicamente allo sportello di una banca. Oggi per investire in oro basta andare su Goldmoney, il trading azionario online fornisce strumenti inimmaginabili 20 anni fa, piattaforme come Seedinvest permettono di investire direttamente in aziende ed idee.

La conservazione del denaro, grazie alla virtualizzazione delle valute sarà sempre di più una attività di basso profitto. Non parlo di Bitcoin e cyber monete, ma delle normali valute che avranno sempre meno necessità di essere rappresentate da qualcosa di fisico come banconote e monete.

Per i prestiti la prospettiva è un po’ differente. Prestiti per acquisti irraggiungibili ai più, come una casa o una macchina nuova, sono nei fatti diventati affitti di oggetti posseduti dalla banca tramite ipoteche. Spesso sono oggetti che, una volta terminato il finanziamento, sono obsoleti o da sostituire. Per questa tipologia di prestiti la trasformazione del commercio da vendita-e-possesso-dell’oggetto ad abbonamento-e-uso senza possesso-dell’oggetto è già in atto. Spotify, Deezer, iMusic, Netflix hanno già decretato la fine del possesso di CD, dischi e film. Con meno di 15 € al mese tutta la famiglia può ascoltare praticamente tutta la musica esistente e quella nuova, invece che acquistare CD.

I prestiti per le attività, i finanziamenti, iniziano ad essere in parte non necessari perché molti strumenti indispensabili alle aziende vengono e verranno sempre più venduti con il modello dell’abbonamento. Poi perché differenti attori entreranno per altri scopi nel meccanismo dei finanziamenti. Lo sapevate che Amazon ha prestato un totale di un miliardo di dollari ai venditori che utilizzano la sua piattaforma per facilitarli? E questo lo ha fatto negli Stati Uniti, in Giappone ed in Gran Bretagna. Ma più semplicemente il proliferare di piattaforme di crouwdfunding come GoFoundMe, Kickstarter o la nostra ItaliaCroudfunding aprono l’accesso a finanziamenti di idee ed iniziative impensabili fino a 10 anni fa.

La seconda è che le nuove tecnologie richiederanno sempre di meno l’intervento degli impiegati. Questo sarà più devastante nel breve periodo. Se riflettiamo bene oramai in banca ci si deve andare solo per due motivi: o per adempiere a burocrazie che si devono fare di persona o per incapacità del cliente ad operare con strumenti tecnologici. Mi raccontava una mia amica che lavora in banca di quante persone vanno ancora allo sportello per farsi fare un estratto invece che vederselo online.

Si chiama Fintech la parola che racchiude gran parte di queste considerazioni e di quelle nuove attività come i prestiti peer-to-peer fatti tra privati, i nuovi metodi di pagamento tramite smartphone che rappresentano un attacco alle attività delle banche stimato già nel 2015 in un articolo, quasi 4,7 miliardi di dollari ed è di oggi un’altro articolo che parla del ruolo della Cina in questa rivoluzione.

E le conseguenze?

Per i lavoratori delle banche non saranno molto differenti dagli altri settori, soccomberanno se non saranno capaci di trasformarsi. Come? Prima di tutto la lingua. Sembra strano dopo 25 anni di globalizzazione dover parlare ancora dell’inglese, ma soprattutto in Europa sono molti degli over 40 a non saper l’inglese. Non parlo di essere in grado di fare una conversazione, ma di comprendere i termini anglofoni di cui sono pervasi i prodotti software utilizzati. È una caratteristica prevalentemente Italiana, ma della quale non sono sprovvisti né Francesi né Tedeschi.

Poi la tecnologia. Vedo troppe persone che sono “resistenti” nell’adozione di nuove tecnologie a tutti i livelli. Dirigenti e quadri che dichiarano di non capirci nulla di fronte ad un nuovo smartphone e pretendono di governare aziende. È una situazione che si rifletterà negativamente sul futuro delle loro aziende.

Anche il presidente della Cosob, Vegas, ha detto in estrema sintesi, che la diffusione del Fintech “potrebbe porre problemi drammatici di tenuta del sistema delle banche, se queste non riusciranno ad adattarvisi rapidamente”.

Sarò imbecille, ma il mio rammarico non è di vivere questi cambiamenti, ma di non vivere a lungo per vedere come cambierà la società.

Gelato al gusto di confusione

Sbarchi, immigrati, rifugiati. Sono il tema principale dei giornali, del governo, del mondo e della nostra estate. Non solo in Italia, in Europa o negli USA, ma anche in America Latina . Sono sentiti, comunque, a prescindere delle opinioni manifestate ne parlano tutti. Considerando il tempo impiegato sui media e la superficie occupata nei giornali, penso (ho detto penso non è un dato attendibile) che più della metà delle “risorse dedicate al dibattito” sono impiegate su questo tema.

Purtroppo ho l’istinto di guardarmi attorno quando tutti indicano un punto. Oggi mi ha colpito questa notizia di tre giorni fa: la Marina Cinese ha superato come numero di unità quella USA. Mi ha ricordato gli scenari di Risiko che facevamo da ragazzi, dove tutti si concentravano sulle mosse di un giocatore e poi, con le carte giuste, qualcun’altro vinceva raggiungendo il suo obiettivo.

Siamo tutti attenti, e allergici, all’immigrazione che viene con gli sbarchi dal mare, ma si sa quanti cinesi sono in Italia? Questa presenza visibile ma silenziosa, discreta, che non si ubriaca, non accoltella, non stupra come gli africani, i sudamericani. Ma, per ora, lavorano, sono nei bar, nei capannoni e, per la gioia di molti, nei centri massaggio. Non sono visibili, non sembrano invadenti e non cercano di integrarsi. Siamo spesso intolleranti verso il diverso, ma il diverso di solito è quello nero o quello islamico, non altri. Strano no?

Nel mondo, per quanto coniugati con differenti modalità, vedo all’incirca tre modelli di società: quella dittatoriale, quella democratica e quella Cinese. La prima è ovvia e ad oggi presenta più contro che pro. La seconda, non si può dire, ma attraversa un periodo di crisi più profonda; nata per contrastare la prima è per non far opprimere il popolo, ma farlo partecipare al proprio destino, si è trasformata sopratutto negli ultimi vent’anni (ma non si può dire..) in un modello oligarchico dove il popolo non partecipa ma, in modo sempre più distaccato ed opinabile, da più o meno forza alle varie fazioni dell’oligarchia che ripagano i propri elettori con promesse di vantaggi.

Il modello Cinese è strano, una specie di grande oligarchia, che però non è esposta al ricatto del voto, con la cultura monolitica dello Stato di derivazione comunista. Su questo modello, negli ultimi venti anni, si sono permeati dei concetti di efficienza e profitto propri delle società occidentali. Questo, insieme al grande numero di popolazione Cinese, permette loro sia di fare piani a lungo termine, che di prendere decisioni rapide ed improvvise. È una capacità di rivedere ed adattare i propri piani che nessun governo ha.

Sono queste le cose a cui penso quando sento parlare di immigrazione. Pensate cosa potrebbe accadere se uno stato che sta per avere l’esercito più potente della terra, che inizia ad avere una ricerca scientifica propria e piani spaziali di ampio respiro e che riesce a piazzare 50-80 milioni di civili in un continente come se nulla fosse, decidesse di invadere quel continente o di governarlo direttamente?

Ripeto l’estate, ormai alle spalle, è stata assorbita dal Ping-pong dei rifiuti degli sbarchi. La Lega, che ora ha le leve, non interviene riducendo la burocrazia per concedere lo status di rifugiato, non si occupa di trovare modi che assorbano l’immigrazione buona che ci serve come forza lavoro. Sono azioni poco visibili che affrontano il problema vero, ma nel lungo termine: ossia non portano voti. Quindi si buttano sui tweet e le azioni mediatiche. Peccato un’altra occasione persa.

Siamo come l’Impero Romano. Basato sulla Romanità delle sue legioni, alla fine aveva generali e colonnelli di cultura germanica e i politici che si occupavano degli interessi a breve. Odoacre (di origine germanica e Patrizio Romano) non vinse sul campo di battaglia ma entrando negli spazi vuoti.

Un sogno

Voglio raccontarvi un terribile sogno che ho fatto.
Di colpo, senza preavviso, come se niente fosse stato, ero morto.
Uscii, ridotto alla sola anima, dal mio vecchio corpo; subito un tale, che aveva l’aria di un poliziotto in borghese, mi ordinò di seguirlo.
E va bene. Percorremmo strade e piazze di Roma, ma che mi pareva di non aver mai visto prima; infine entrammo in una specie di aula scolastica: dietro un immenso tavolo stavano tre uomini in tre toghe, un presidente e due giudici; intuii che mi processavano per direttissima e scossi le spalle come sempre faccio quando una cosa non dipende da me.
Il primo giudice chiese le mie generalità e gliele diedi; il secondo mi invitò a giurare che avrei detto la verità e soltanto la verità; allora io domandai:
– Su cosa devo giurare?
– Su ciò che avete di più caro – fu la risposta
– La mia penna e il mio accendisigari, ma non li ho portati – dissi io.
– Dateglieli – ordinò il Presidente al secondo giudice; costui allungò una mano nel vuoto e mi porse i due oggetti: io giurai su di essi e l’interrogatorio continuò nei seguenti modi:
– Avete peccato? 
– Si molto.
– Vi pentite?
– No.
– Perché?
– Nessuno era migliore di me o, se lo era, non lo dimostrava.
– Avete rubato o ucciso?
– No. Mi impaurivano queste cose.
– Allora perché vi siete reso colpevole di altri e forse non meno gravi peccati?
– Non mi impaurivano.
– Avete amato?
– Si moltissimo.
– Senza complicazioni?
– Con sordo rancore.
– Desideraste la donna d’altri?
– Solo se era bella e giovane. Frattanto gli altri desideravano la mia, ma tenni gli occhi aperti.
– Fornicaste?
– Mai su scommessa; lo feci quando, per le stagioni, per i vestiti femminili, per l’età, per le occasioni, era quasi impossibile non farlo.
– Onoraste il padre e la madre?
– Anche troppo, ma quando erano già morti.
– Diceste mai falsa testimonianza?
– Mai. Però gli imputati erano ricchi e furono assolti ugualmente.
– Desideraste la roba d’altri?
– Si, ma ne avevano tanta!
– Basta così! Siete una canaglia, è evidente.
– Un minuto, eccellenza, ho qualcosa da dire a mia difesa.
Dissi:
– Ma in che mondo ci avete messo, ma quale casa ci avete data da abitare? Uno nasce e subito gli duole l’aria che respira e il latte che succhia. Il sonno ci dimezza la vita, dispiaceri e fatiche la riducono ulteriormente, bisogna dare a Cesare e a Dio, alla famiglia, agli amici e alle pulci: dare, dare, dare e non appena si accenna a prendere qualcosa ecco che un comandamento lo vieta. Niente è certo e niente è impossibile. O fa troppo caldo o fa troppo freddo. Chi vi sorride non vi ama, chi vi ama non vi sorride. La più bella donna che esiste ha l’alito cattivo, l’uomo più forte è idiota e l’uomo più intelligente è gobbo. La penicillina salva un’ottantenne ma per un errore giudiziario vengono fucilati tre giovani di vent’anni. Facendo una cosa ci si sbaglia, facendo l’opposto si sbaglia lo stesso, non facendolo si sbaglia ugualmente e per di più ci si annoia a morte.
Gli animali non parlano ma si capiscono, gli uomini non si capiscono ma parlano. Chi sa non fa, chi fa non sa, eccetera. La terra con una mano ci da grano e frutta, con l’altra inondazioni e cavallette. La pace è una breve o lunga pausa fra due guerre. Non mi sorprenderei se mi diceste che la vita ce la siamo procurata rubandola da un intoccabile altare. I chi che scrivono poesie o che si ritirano nel deserto, e i moltissimi che si dedicano alla politica, fanno questo per illudere se stessi di conoscere un rimedio. Ma il peggiore dei mali è sempre la morte, come ben dimostrano il vostro cruccio e la vostra severità.
– Basta! Basta! – Gridò il Presidente, scattando in piedi.
– Vi ordino di tacere e vi comunico che siete dannato! –
Seppi che non era ammesso il ricorso in appello, avevo solo il diritto di esprimere il mio ultimo desiderio.
– Vorrei vedere Adamo – dissi senza esitare. – E voi dovete esaudirmi.
Adamo avanzò lentamente verso di me. Io finsi di non vedere la mano che egli mi tendeva: con un salto gli fui addosso e lo presi a ceffoni.
Ignoro ciò che venne poi: avevo ormai riaperto gli occhi sulla solita finestra, sulla solita alba, sul solito mondo.

Se spera

Se spera che adesso finissa la guera
e alora qua in tera finisca ogni mal;
se spera che Austria, che Prussia, che il mondo
se cambia de fondo, no sia più bestial.

Se spera che i sassi diventan panéti
perché i povaretti se possan saziar;
se spera che l’acqua diventa sciampagna
perché no se lagna chi vol giubilar.

Se spera che ‘l caldo principia ‘n Genaro
e senza tabàro poder caminar;
se spera che adesso no nassa più tose
perché le morose se possa sposar.

Se spera, se spera che il nostro governo
no vogia in eterno le tasse lassàr;
se spera, e sperando ne capita alora
de andare in malora col nostro sperar.

Incidente al circo

Si me c’è so’ trovata sor Ghetano?

Quando vennero giù stavo lí sotto.

Facevano er trapeso americano;

Quanto quello più basso e tracagnotto,

Facenno er munilello, piano piano,

Se mésse usr trapeso a bocca sotto,

Areggenno er compagno co’ le mano.

Mentre stadio a guardà, tutt’in un botto

Se rompe er filo de la canoffiena,

Punfe! Cascorno giù come du’ stracci.

Che scena, sor Ghetano mio, che scena!

Li portorno via morti, poveracci!

Sur sangue c’è buttorno un po’ de rena,

E poi vennero fôra li pajacci.

(Pascarella)

Non so voi, ma a me ricorda tanto delle moderne trasmissioni che chiamano di cronaca ed attualità.

Siamo pazzi andiamo a pezzi!

Notizie di oggi.

Due terremoti di un burlone

Sono di grado 6.3 il primo e dopo un po’ di 4.3 il secondo. Parliamo del test nucleare eseguito stanotte dal burlone della Corea del Nord. Un paese di cui si sa poco e di cui ci interessa poco; la sensazione diffusa è che sono lontani da noi sono cose che non ci riguardano. Parliamo di un paese che ha una ricchezza enorme mineraria valutata in miliardi di miliardi di dollari, che vive per lo più in povertà e che spende tanti soldi in armamenti.
La mia domanda: il burlone vuole davvero giocare la guerra o non essere sciacciato dalla Cina che rappresenta il 67% del suo export ed invitare una trattativa anche con altri.
Comunque sia per noi è un gioco pericoloso: e se il secondo terremoto fosse dovuto ad un inconveniente per cui Cernobyl-like ci troviamo mezzo mondo invaso da radiazioni?

Un terremoto sotto sotto

Questo si piazza in mezzo ai due precedenti e di grado 5.3.

freaking

Ma è in Idaho negli Stati Uniti in una zona non proprio famosa per i terremoti, piuttosto per le estrazioni di petrolio e gas frantumando il sottosuolo.

Ora frantumare le roccie sottoterra di per sé provoca degli eventi sismici locali, ma molti scienziati sostengono che alla lunga possa provocare forti scosse di terremoto. Poi devasta le risorse di acqua del territorio, insomma probabilmente in Idaho fanno come Esaù che vendette la primogenitura per un piatto di lenticchie (e questo me lo diceva già mia nonna), quindi per i ricavi di oggi potrebbero trovarsi a vivere domani in un deserto.

A me sembra che in Idaho stanno segando il ramo su cui sono seduti.

Gratta gratta

Che dire anche noi italici non ci facciamo parlare dietro: 4.5 miliardi di euro spesi in 50 anni per non far sparire le nostre spiaggie con il risultato che prima erano 800 km di costa a rischio ora sono 1300.

Prima Ora
Prima Ora

E parliamo di interventi fatti male che risparmiano la spiaggia del comune che li mette in atto (per poco, quel tanto che basta a prender voti) ed aumenta i danni su quelle adiacenti. Si sa

Però abbiamo un portale internet e un progetto coste, speriamo bene!

Pessimiso? Non ci crederete la risposta è NO.

Notizie butte? Vi ho depresso? Ripensateci e cambiate atteggiamento. Penso che tutto sommato un’accelerazione di queste notizie non può che essere positiva perchè avvicina il momento in cui cambieremo modo di vedere le cose e la pianteremo di litigare tra di noi. Quelli bianchi contro quelli neri, quelli cristiani contro quelli mussulmani, quelli di Livorno o di Brescia contro quelli di Pisa o di Bergamo, quelli del Nord contro quelli del Sud, quelli della scala A contro quelli della scala B e quello di sopra contro quello di sotto. Che palle!

Ripeto: depressi? Scusate se vi ho turbato con delle notizie normali che sono il risultato dei nostri comportamenti, ma avete una alternativa: fate finta di niente e tornate alle vostre occupazioni. Tanto prima o poi vi ci confronterete.

Sono sempre dell’idea che dobbiamo vivere oggi come se fosse il nostro ultimo giorno e pensare al futuro con la certezza di esserci.

PS perchè non diamo retta un po’ di più a M.Pianesi? Non è un radical-chic che fa scena facendo mangiare solo verdure ha un aproccio decisamente più scientifico. Ovviamente non parlo tanto della proposta alimentare (che comunque fa bene) quanto di quella economica-sociale.

La sconfitta generazionale

Un incidente stradale. Un’auto investe un ciclista, l’autista non si ferma. È una cosa grave.

L’autista torna a casa e si mette a dormire. È raccapricciante. Come faceva ad essere così tranquillo?

Per dirla tutta, l’autista ha 18 anni. È triste.

Per spiegare come mai si sa tutto, il diciottenne ha detto ai suoi genitori di aver forato. Ma i genitori non gli hanno creduto ed hanno fatto la strada a ritroso incontrando l’ambulanza e le forze dell’ordine sul luogo dell’incidente. È un gesto raro. Hanno voluto capire e verificare quello che diceva il loro figlio. Non hanno alzato subito scudi in protezione del bambino, del loro bambino. Hanno voluto sapere. Purtroppo mi sembra un atteggiamento raro.

Quando hanno tenuto di capire hanno indirizzato i carabinieri a verificare l’auto. È encomiabile. È un raro gesto nei confronti del figlio e della sua responsabilizzazione.

Non ho idea di come si possano sentire stravolti, tristi. Non ho idea di quali siano i rapporti con il loro figlio. Ma sento di dover esprimere loro la mia solidarietà. Saranno più o meno della mia generazione (più meno), di una generazione che comunque ha fallito nel trasferire alle seguenti principi e valori. Loro non si sono arresi quei principi di responsabilità verso gli altri li hanno mantenuti.

Tema da leggere con benevolenza: è del 1978

Non sono mia stato brillante a scuola con i temi. Ma ho trovato questo di quando avevo 18 anni che, a parte gli errori e lo stile, riporta alcune considerazioni direi ancora attuali. Lo stile pomposo andrebbe interpretato conoscendo il rapporto-scontro che avevo con il professore di italiano….

TEMA

Nella situazione attuale di una grave crisi che coinvolge non solo le strutture economiche ma anche istituzioni civili e la vita politica e culturale del nostro paese, cercate di analizzare il nesso tra questa crisi e il comportamento individuale e collettivo dei giovani, individuando il contributo che essi possano portare all’evoluzione della società con la loro cultura, la loro problematicità, le loro esigenze di una nuova qualità della vita.

SVOLGIMENTO

In una famiglia di leoni, quando i cuccioli hanno apreso i mezzi per procurarsi il cibo, per difendersi, per guardarsi dai pericoli e dalle insidie della foresta, ossia tutti quei mezzi necessari alla sopravvivenza, vengono scacciati ed allontanati dalla fonte di sicurezza e protezione rappresentata dalla madre. Nella nostra società non è così.

Investita e segnata da profonde crisi, la società non è riuscita a mantenere quel parallelismo, fra evoluzione economica ed evoluzione sociale, necessario per un progresso completo e costruttivo.

I valori antichi non hanno retto all’impatto con le nuove tecnologie, con i modertni mezzi di trasporto e con i potenti mezzi di comunicazione, non contenevano quelle forze capaci di evolvere stili e modelli di vita che fossero capaci di costruire una nuova società non succube e schiava delle innovazioni che hanno trasformato radicalmente il modo di vita negli ultimi cinquant’anni. In questo quadro privo di prospettiva si sono trovate le nuove generazioni.

Il primo impatto con questa situazione si ha nella famiglia: un tempo solido punto di riferimento, al quale ci si aggregava quasi con morbosità in cambio di valori ed educazioni che rappresentavano la chiave per affrontare il mondo.
Ora il mondo è diverso: è più piccolo, là dove ci si arivava dopo travagliati viaggi di settimane ora ci si giunge in poche ore; è più indifeso, la terra come pianeta non è più la solida e sicura casa di un tempo, potrebbe saltare in aria da un momento all’altro, proprio come un appartamento nel quale un inquilino ha lasciato il gas aperto; è più conosciuto, la radio prima, la televisione poi hanno inondato le nostre case di mondi sconosciuti e lontani che i nostri nonni cercavano di immaginare appena con la fantasia. E la famiglia in questo turbinio di innovazioni che ha fatto?

Disorientata e confusa non ha fatto proprie le nuove possibilità che le si offorno e grazie a questo rifiuto si è disgregata e frammentata; i suio modeli non sono più la “chiave” del mondo. Questa situazione fa sì che i giovani cerchino di staccarsi dal nucleo famigliare, ormai vuoto per cercare altrove ciò di cui sentono il bisogno.

Nasce così un secondo impatto: la scuola. Analogamente anch’essa, come la famiglia, non ha retto all’innovazione. E’ come fosse esplosa, facendo entrare tutti nel tempio della cultura; facendo però, trovare non l’antica “fonte di cultura” ma le sue rovine simili ad una antica città, un tempo centro di traffici e di vita, ed ora un cumulo di pietre che tristi, quasi rimpiangendolo, ci testimoniano un periodo ormai lontano.

Tutto ciò nei giovani lascia dei profondi solchi nei quali scorre il vivo desiderio di una vita senza facce scure, senza indici puntati, senza affannose carriere ricche solo di soldi e delusioni; e proprio la forza di questo desiderio vivo, felice, costruttivo, contenuta negli argini ormai cedenti delle rovine degli antichi modelli, sfocia in rabbia, disoperazione e violenza, incentivate dall’ottusità di persone che, vissute in epoche diverse, presumono giusto applicare gli stessi metri che fecero la loro felicità.

D’altronde i giovani non sisentono responsabili delle rovine che li circondano, proprio come il leone non si sente resaponsabile di alcuna colpa vedendosi scaciato dalla madre. Questa deresponsabilizzazione giovanile provoca nei giovani reazioni qualunquistiche; si assiste a tristi scene che in altri tempi avrebbero avuto il sapore di fantascienza come le bravate dei ragazzi del film di Arancia Meccanica che al suo uscire provocò scalpore ed indignazione e che oggi riviviamo sulle pagine di un qualunque quotidiano o per le strade delle nostre città: stupri, furti, assassini, compiuti da minorenni i quali hanno l’unica colpa di essere nati in questo periodo.

La strada è collaudata ed è la più semplice per raggiungere le false e rozze mete del denaro e dell’ammirazione degli altri: tutti i giorni in un bar per unire il vuoto e la squallidità della propria vita a vuoti e squallidità non diverse, per sentirsi padroni della propria vita, per sentirsi grandi. La moto, l’auto le ragazza con le quali ballare la sera sono le massime aspirazioni. I mezzi per raggiungerli sono tutti buoni: dal furto dell’auto allo scippo della borsa del pensionato fuori dalla posta. Finché non si fa il salto, a voilte per sbaglio, per un contrattempo: una signora si aggrappa di più alla misera cifra che basta per andare a ballare per tre sere o per dar da mangiare per un mese a due pensionati e scappa il colpo di rivoltella, tenuta più per far scena e sentirsi grandi che per volerla usare.

Ma c’è anche chi rifiuta tra i giovani di arrendersi agli aridi fantocci proposti da una società intorpidita e svogliata di fronte al turbinar delle situazioni, una società incantata ed impotente come un bambino che è combattuto fra la paura e la voglia di accarezzare un cane. Ed è proprio questo che i giovani possono fare, non alontanarsi ed uscire da una società che, se abbandonata a se stessa, rischia involuzioni catastrofiche e drammatiche, ma raccogliere la loro voglia di vivere, con gli altri, di sorridere insieme, di faticare insieme se necessario.

Personalmente sento che solo dopo la presa di coscienza degli effetti della loro dispoerazione cieca e della violenza i giovani avranno la capacità di raccogliere le armi che hanno a disposizione per trasformare la società da schiava di falsi idoli a padrona cosciente di potenti mezzi: la forza che scaturisce dalla voglia di vivere e la voglia di sorridere di fronte ad un’umanità non divisa e rabbiosa, ma cosciente e responsabile delle proprie capacità.


NOTA: Ironicamente poco dopo inizio il periodo degli Young Urban Professional, gli yiuppies. Si andò in direzione opposta….