È un paese per vecchi?

Prendiamo un caffè seduti ad un bar in una cittadina delle Marche; è una delle tante che fanno l’Italia, o almeno una gran parte del nostro paese. Si vedono i giardini pieni di bambini che giocano, oggi non c’è scuola. Bambini che corrono, ridono, piangono; bambini con genitori al seguito e nonni. A vedere bene più nonni che genitori. Anzi, guardo meglio, ci sono quasi più nonni che bambini. Perché non ci sono solo i nonni, ma anche gli amici dei nonni e si ritrovano tutti ai giardini a vedere i loro nipoti, a parlare delle ultima cose che sono successe, di cosa hanno mangiato, di quello che mangeranno, degli aggiornamenti dei loro malanni e di chi non riesce nemmeno ad uscire di casa per raccontarli. Ma anche qui, al bar. Noi siamo i piú giovani, attorno a noi anziani a godersi l’ultimo caldo d’autunno. “Come sta lo nipote tuo?”, “Ma Ninetta s’è più vista?”, “Io le verdure le prendo sempre da Principi, ma la mattina”, “E che ne sacciu io!”, “Quello faceva lo ingegnere, mò è pensionato bene!”

I discorsi sono legati fra loro da un unico tema: lo star bene e la preoccupazione che possa succedere qualcosa. In modo esplicito o no, parlano tutti con una nota unica di fondo, che è la paura che le cose non siano più come loro sanno o come sanno governare. Fa tenerezza sentire come la dimensione del personale e dello star bene siano il confine del loro mondo. Al di fuori ci può essere la globalizzazione, le guerre, gli attentati, internet, ma sono elementi mantenuti estranei dalla lente tranquiillizzante della televisione.

Vedo questo, ma qualcosa in me si ribella. Suona un tocco che significa “qualcosa non mi torna” e questo allarme muta la tenerezza in dubbio. Si perché queste stesse persone che vivono a misura del proprio “personale” contribuiscono come tutti alla scelta della classe governante e la scelgono secondo le loro paure. Mmmm altro campanello…. Questa riflessione mi ricorda un film del 1976 “La fuga di Logan” dove gli esseri umani venivano eliminati al compiere dei 30 anni; insomma mi sembra che rasenti i pensieri di una razza pura e senza paura. Poi se penso a me stesso, chi mi dice che anche io non diventi così? O, addirittura, non lo sia giá? E non é vero che ci sono persone di 40, 30 anni o altre età che guidano le loro scelte sulla base del timore? Si, penso che si vero; meno male! Così ho salvato i quasi 13 milioni di ultra-sessantenni che esistono in Italia e ho fornito un alibi alla mia vecchiaia.

In effetti l’età avannzata di per sè non è un fattore discriminante in alcun modo e, tantomeno, qualcosa da temere ed evitare il più possibile, con trattamenti artificiali o pozioni miracolose. Penso che la curiositá e l’apertura alle novitá siano l’unico antidoto alle paure e diffidenze che sclerotizzano la mente ed il pensiero. D’altronde il mio motto è “fino a ieri non sapevo chi sono, oggi non so chi sarò”. È quando non esiste più questa differenza tra due giorni che iniziamo a morie.

Prendiamo un caffè seduti ad un bar in una cittadina delle Marche; è una delle tante che fanno l’Italia, o almeno una gran parte del nostro paese. Si vedono i giardini pieni di bambini che giocano, oggi non c’è scuola. Bambini che corrono, ridono, piangono; bambini con genitori al seguito e nonni. A vedere bene più nonni che genitori. Anzi, guardo meglio, ci sono quasi più nonni che bambini. Perché non ci sono solo i nonni, ma anche gli amici dei nonni e si ritrovano tutti ai giardini a vedere i loro nipoti, a parlare delle ultima cose che sono successe, di cosa hanno mangiato, di quello che mangeranno, degli aggiornamenti dei loro malanni e di chi non riesce nemmeno ad uscire di casa per raccontarli. Ma anche qui, al bar. Noi siamo i piú giovani, attorno a noi anziani a godersi l’ultimo caldo d’autunno. “Come sta lo nipote tuo?”, “Ma Ninetta s’è più vista?”, “Io le verdure le prendo sempre da Principi, ma la mattina”, “E che ne sacciu io!”, “Quello faceva lo ingegnere, mò è pensionato bene!”

I discorsi sono legati fra loro da un unico tema: lo star bene e la preoccupazione che possa succedere qualcosa. In modo esplicito o no, parlano tutti con una nota unica di fondo, che è la paura che le cose non siano più come loro sanno o come sanno governare. Fa tenerezza sentire come la dimensione del personale e dello star bene siano il confine del loro mondo. Al di fuori ci può essere la globalizzazione, le guerre, gli attentati, internet, ma sono elementi mantenuti estranei dalla lente tranquiillizzante della televisione.

Vedo questo, ma qualcosa in me si ribella. Suona un tocco che significa “qualcosa non mi torna” e questo allarme muta la tenerezza in dubbio. Si perché queste stesse persone che vivono a misura del proprio “personale” contribuiscono come tutti alla scelta della classe governante e la scelgono secondo le loro paure. Mmmm altro campanello…. Questa riflessione mi ricorda un film del 1976 “La fuga di Logan” dove gli esseri umani venivano eliminati al compiere dei 30 anni; insomma mi sembra che rasenti i pensieri di una razza pura e senza paura. Poi se penso a me stesso, chi mi dice che anche io non diventi così? O, addirittura, non lo sia giá? E non é vero che ci sono persone di 40, 30 anni o altre età che guidano le loro scelte sulla base del timore? Si, penso che si vero; meno male! Così ho salvato i quasi 13 milioni di ultra-sessantenni che esistono in Italia e ho fornito un alibi alla mia vecchiaia.

In effetti l’età avannzata di per sè non è un fattore discriminante in alcun modo e, tantomeno, qualcosa da temere ed evitare il più possibile, con trattamenti artificiali o pozioni miracolose. Penso che la curiositá e l’apertura alle novitá siano l’unico antidoto alle paure e diffidenze che sclerotizzano la mente ed il pensiero. D’altronde il mio motto è “fino a ieri non sapevo chi sono, oggi non so chi sarò”. È quando non esiste più questa differenza tra due giorni che iniziamo a morie.

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