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La macchina di lusso che ci ha accompagnato in giro per Cuba nel 1996

Formicolano i piedi, le caviglie e, a volte, le gambe. Formicolano le dita della mano. Mi stanco con poco e faccio fatica a muovermi.

Sono quasi due mesi che sono finiti i cicli di chemio e i sintomi collaterali sono cambiati, ma i formicolii no, anzi aumentano. L’intestino si fà sentire solo ogni tanto, lo stomaco è praticamente normale e i sapori non sono tornati normali e sono sparite le sensazoni sgradevoli; ma i formicolii no, sono sempre presenti. Al mattino, subito appena sveglio, li senti sotto le coperte; poi diventano più presenti quando cerchi di infilare le pantofole. È la prima “mission impossible”, va fatta con la luce e devi vedere bene dove vanno i piedi, altrimenti resti a fare tentativi che si rivelano inutili quando senti il gelo (perché per me un pò di freddo sembra tale) del pavimento. Oppure, più pericoloso, ti alzi con le pantofole di traverso, ma convinto di averle ai piedi, e inciampi rischiando di cadere.

Si fanno vivi da subito i formicolii per ricordarti che tutto il giorno lo passerai con gli occhi e l’attenzione a vedere dove metti i piedi per non fare passi falsi, a parlare con gli altri in movimento o ballando come un orso da un piede all’altro per allegerire la sensazione degli spilli. Lo passerai con le mani che appena toccano qualcosa di fresco sembrano bruciare, che quando le lavi devi ricordarti di asciugarle tamponando perchè se le strusci sono tutte piene di spilli.

Avevo la convinzione che, una volta finite le somministrazioni di “veleno”, sarebbe stato tutto un migliorare, ma il medico mi ha disilluso: “i sintomi cresceranno per altri due-tre mesi”. In effetti io ho smesso di prendere altro “veleno”, ma quello che è in corpo continua a fare il suo lavoro di “anticrittogamico” bruciando altre cellule.
L’azione distruttiva finirà quando avrò smaltito il “veleno” in quantità sufficente e ritorneró normale.
Ma come sarà la normalità? Inizio a dubitare che tutto riesca a tornare come prima, quindi passo ogni giorno come se stessi esercitandomi ad usare un corpo nuovo, che agisce e reagisce con stimoli diversi.
Vedremo, per oggi digiuno in preparazione di una nuova visita di controllo.

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La macchina di lusso che ci ha accompagnato in giro per Cuba nel 1996

Formicolano i piedi, le caviglie e, a volte, le gambe. Formicolano le dita della mano. Mi stanco con poco e faccio fatica a muovermi.

Sono quasi due mesi che sono finiti i cicli di chemio e i sintomi collaterali sono cambiati, ma i formicolii no, anzi aumentano. L’intestino si fà sentire solo ogni tanto, lo stomaco è praticamente normale e i sapori non sono tornati normali e sono sparite le sensazoni sgradevoli; ma i formicolii no, sono sempre presenti. Al mattino, subito appena sveglio, li senti sotto le coperte; poi diventano più presenti quando cerchi di infilare le pantofole. È la prima “mission impossible”, va fatta con la luce e devi vedere bene dove vanno i piedi, altrimenti resti a fare tentativi che si rivelano inutili quando senti il gelo (perché per me un pò di freddo sembra tale) del pavimento. Oppure, più pericoloso, ti alzi con le pantofole di traverso, ma convinto di averle ai piedi, e inciampi rischiando di cadere.

Si fanno vivi da subito i formicolii per ricordarti che tutto il giorno lo passerai con gli occhi e l’attenzione a vedere dove metti i piedi per non fare passi falsi, a parlare con gli altri in movimento o ballando come un orso da un piede all’altro per allegerire la sensazione degli spilli. Lo passerai con le mani che appena toccano qualcosa di fresco sembrano bruciare, che quando le lavi devi ricordarti di asciugarle tamponando perchè se le strusci sono tutte piene di spilli.

Avevo la convinzione che, una volta finite le somministrazioni di “veleno”, sarebbe stato tutto un migliorare, ma il medico mi ha disilluso: “i sintomi cresceranno per altri due-tre mesi”. In effetti io ho smesso di prendere altro “veleno”, ma quello che è in corpo continua a fare il suo lavoro di “anticrittogamico” bruciando altre cellule.
L’azione distruttiva finirà quando avrò smaltito il “veleno” in quantità sufficente e ritorneró normale.
Ma come sarà la normalità? Inizio a dubitare che tutto riesca a tornare come prima, quindi passo ogni giorno come se stessi esercitandomi ad usare un corpo nuovo, che agisce e reagisce con stimoli diversi.
Vedremo, per oggi digiuno in preparazione di una nuova visita di controllo.

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