20120610-164829.jpg
Vedo spesso in televisione o sulla pubblicità dei giornali degli annunci che invitano a fare delle piccole offerte per delle buone cause. Sento che, con un mio piccolo contributo, eviterò di far morire di fame o di sete o di un semplice raffreddore, dei numeri incredibili di vite umane e comunque salvare tanti bambini.
Sono messaggi che non possono non colpire: mi portano la consapevolezza di una realtà di sofferenze che è contemporanea alla mia vita, fatta si di tante difficoltà, ma nessuna paragonabile a quel combattere giorno per giorno solo per sopravvivere. E sono tante le organizzazioni che si impegnano su questo fronte, basta andare su Google e cercare con “ONLUS bambini” ed è difficile scegliere.
Inoltre l’impegno richiesto per sostenere i volontari che si adoperano per eliminare o almeno ridurre queste ingiustizie non è elevato.
E qui mi sento come se mi avessero fatto un carezza contropelo ma non so dire subito bene il perché.

Parlando con amici e conoscenti posso stilare una serie di comportamenti rispetto a queste richieste riportando, in sintesi, le frasi che ho sentito:

    • c’è chi non contribuisce e dice “chissà dove vanno a finire tutti questi soldi”
    • c’è chi contribuisce perché “in fondo non chiedono tanti soldi”
    • c’è chi non contribuisce perché “nel mondo ci sono sempre state le disparità e non sono i miei 5 euro che cambieranno la situazione”
    • c’è chi contribuisce perché “è giusto per evitare tali sterminiii”
    • c’è chi contribuisce e non dice nulla
    • c’è chi non contribuisce e non dice nulla

Insomma tra con chi teme le truffe (d’altronde basta andare su Google e cercare con “ONLUS bambini truffe”…) e con chi è indifferente si fonda il fronte del rifiuto, mentre il fronte del sostegno si basa sulle persone indifferenti alla cifra e su chi considera giusta l’azione di sostegno per evitare questi massacri.
Su queste dichiarazioni di giustizia d’intervento spesso compare un’altra sensazione contropelo che non so spiegare.

Improvvisamente ho trovato una spiegazione. Attenzione! È una spiegazione alle mie sensazioni di contropelo non è una spiegazione per indurre a donare o meno; quest’ultimo aspetto rimane, a mio parere, una scelta personale.

Ieri sono finite le scuole, o meglio, era il primo giorno col le scuole chiuse. Ho fatto il giro di alcuni negozi e di supermercati per la spesa del fine settimana. A differenza delle altre settimane i supermercati erano pieni di gruppi di ragazzini di tutte le età (direi dai 10 ai 15 anni) che facevano la spesa in gruppo. Allegri e chiassosi si aggiravano tra gli scaffali comprando biscotti, acque, bevande, uova, farina, sugo, pizza, formaggio. Tra loro scherzavano in quel modo un po’ maleducato e un po’ strafottente che li fa sentire più grandi, più liberi e meno timidi. È un modo che hai grandi da fastidio, ma a quell’età è l’espressione del caos che c’è tra timidezza, gusto di affermazione e tempeste ormonali.
I vari gruppi si sondavano e si davano appuntamenti indiretti:
“Che Luca sta con voi?”
“Forse ci raggiunge dopo. Dove andate voi?”
“A villa Chigi e voi?”
“Forse a Villa Ada.”
“Aaaa, ma dove?”
“Sopra, nel pratone dopo il bar”
“Forse, dopo ci passiamo. Ciao”
“Ciao”

Se penso a me a quell’età, non ricordo bene, sicuramente avevo paura di essere ridicolo o inadatto e quindi mi comportavo secondo gli schemi di allora che a me davano una sensazione di sicurezza e di essere fico, ma vedendomi dopo mi rendevano ridicolo ed inadatto! E così mi sembrava di questi gruppi che ai miei occhi si stavano preparando ad una merenda sui prati nel primo giorno senza scuola.

Uscendo ho capito.
Tranne merende, pizze e formaggi che venivano subito divorate all’uscita, il resto erano armi. Farina, uova, sugo ed acqua servivano come pallottole per la guerra che avrebbero scatenato nei prati.
Ho dovuto ripetere nella mia testa il concetto: “per tirarseli addosso avevano comprato farina, uova sugo e si, anche acqua minerale”.

Mi sono tornate alla mente le foto e le facce dei bambini che muoiono di fame e che si possono salvare con due euro per comprar loro un chilo di riso e un chilo di farina con cui mangiano per una settimana.
Ecco il perché delle mie carezze contropelo: la prima, un comportamento così piccolo (i 5 euro donati) che risolve così grandi problemi per me e per la società in cui vivo non è nulla. Ma allora quanti sono i comportamenti piccoli, che io assumo vivendo nella mia società, che invece producono o concorrono a mantenere in vita questi problemi?
Chi ha insegnato a quei ragazzi lo scarso valore del cibo? Si anch’io al martedì grasso tiravo uova e farina a scuola, ma giravo per ristoranti, pizzerie e panetterie a chieder loro se ne avevano di vecchia e da buttare. I 2-3 giravamo 30-40 posti per racimolare un paio di sacchetti pieni di farina con le farfalle. Forse quello era l’inizio dello spreco?
Però se è vero che le risorse della terra non bastano per tutti è una conseguenza ovvia che da qualche parte del mondo qualcuno muoia di fame se da qualche altra ci si tira addosso farina, uova e acqua minerale.

La seconda carezza contropelo. Capisco che non è così giusto” contribuire con un’offerta per queste cause, è più che altro doveroso per sopire un senso di imbarazzo che si insinua nelle nostre menti in modo inconscio. Se noi viviamo spendendo il soldi per comprare dei cappottino ai cani con tutto il più genuino affetto per l’essere vivente che ci vive affianco, forse l’inconscio paragona quei soldi con quelli che servono a salvare una vita. Inoltre, cercando di essere crudelmente sintetico, non è “giusto” salvare le vite di tanti bambini per poi farli morire da grandi in un barcone al largo di Pantelleria. Perché una volta sopravvissuti quei bambini diventeranno degli adolescenti in un paese dove certo non potranno tirarsi uova e farina finite le scuole; sempre che abbiano quaderni e matite in una scuola e non mitra e pallottole di provenienza occidentale o che siano saltati su una mina costruita da mani Italiane (mentre scrivo mi viene un’altro dubbio cinico: chissà se qualche dipendente delle fabbriche di armi fa delle donazioni per far sopravvivere i bambini poveri?).

Quindi sono certo di due cose: la prima è che anche i più piccoli comportamenti possono contribuire. Sono comportamenti che includono le donazioni una-tantum ma ne vanno ben oltre e si esprimono nella vita di tutti i giorni.
La seconda che il concetto di giustizia perte dal dare il giusto valore alle cose, al cibo, alle persone: non solo per quanti dei nostri bisogni soddisfano. Quindi attenzione a dire che una cosa è giusta solo perché soddisfa il nostro bisogno di serenità e di coscienza pulita, cerchiamo di essere sinceri almeno con noi stessi.

Leave a Reply

Your email address will not be published.