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Egregio Direttore,
Sul suo giornale ho letto il corsivo dal titolo “Il dramma di un alunno” e l’altro intestato “I nostri giovani”, entrambi in merito ai penosi fatti di giovani suicidi che occupano le cronache di questi giorni. Mentre dissento con il primo per la gratuita accusa che muove alla scuola, esprimo il mio consenso per le argomentazioni precise e serrate del secondo, con le quali si attribuisce la piena responsabilitá delle deviazioni giovanili alla famiglia.
E a tale proposito vorrei sottolineare le parole di uno psicologo conosciuto per la feconditá scientifica e genialitá di idee: Carl Gustav Jung! L’autorevolezza della persona fa di tali parole un’inequivocabile e drammatica, se pur dolorosa, colpa ai genitori per la gran parte delle deviazioni morali, psicologiche, e difficoltá di adattamento sociale dei figli. Ecco le parole di Jung, e che la famiglia mediti e provveda!
“… I figli sono una parte dell’atmosfera psicologica dei genitori, al punto che difficoltà segrete e non risolte di quest’ultimi possono influenzare la salute (dello spirito) dei figli in modo considerevole. La “partecipazione mistica” cioè la primitiva identitá inconscia, fa sì che il bimbo senta i conflitti dei genitori e ne soffra come fossero i suoi. Direi quasi che non ė mai il conflitto aperto, la difficoltà visibile ad avere queste influenze venefiche, ma invece le difficoltà ed i problemi che i genitori tengono celati o lasciano inconsci.
Fatti che stanno nell’aria e che il bambino sente in un modo indeterminato, l’atmosfera opprimente di timori e di imbarazzo, penetrano lentamente con i loro vapori velenosi nell’anima del bambino.
Dietro la maschera della rispettabilità e della lealtà la potenza dell’amore trascurata avvelena i figli. E per amore dei figli i genitori dovrebbero farsi un obbligo di non dimenticare le proprie difficoltá interne. Non dovrebbero permettersi rimozioni a buon mercato ed evitare di affrontare discussioni, anche se dolorose. E’ mille volte meno dannoso, sotto ogni riguardo, che i genitori discutano apertamente i loro problemi anziché permettere che i loro complessi lussureggino nell’inconscio”.

Bruno D.R.
Il Tempo – rubrica Ci Perviene una lettera 11 Aprile 196020130114-223606.jpg

Egregio Direttore,
Sul suo giornale ho letto il corsivo dal titolo “Il dramma di un alunno” e l’altro intestato “I nostri giovani”, entrambi in merito ai penosi fatti di giovani suicidi che occupano le cronache di questi giorni. Mentre dissento con il primo per la gratuita accusa che muove alla scuola, esprimo il mio consenso per le argomentazioni precise e serrate del secondo, con le quali si attribuisce la piena responsabilitá delle deviazioni giovanili alla famiglia.
E a tale proposito vorrei sottolineare le parole di uno psicologo conosciuto per la feconditá scientifica e genialitá di idee: Carl Gustav Jung! L’autorevolezza della persona fa di tali parole un’inequivocabile e drammatica, se pur dolorosa, colpa ai genitori per la gran parte delle deviazioni morali, psicologiche, e difficoltá di adattamento sociale dei figli. Ecco le parole di Jung, e che la famiglia mediti e provveda!
“… I figli sono una parte dell’atmosfera psicologica dei genitori, al punto che difficoltà segrete e non risolte di quest’ultimi possono influenzare la salute (dello spirito) dei figli in modo considerevole. La “partecipazione mistica” cioè la primitiva identitá inconscia, fa sì che il bimbo senta i conflitti dei genitori e ne soffra come fossero i suoi. Direi quasi che non ė mai il conflitto aperto, la difficoltà visibile ad avere queste influenze venefiche, ma invece le difficoltà ed i problemi che i genitori tengono celati o lasciano inconsci.
Fatti che stanno nell’aria e che il bambino sente in un modo indeterminato, l’atmosfera opprimente di timori e di imbarazzo, penetrano lentamente con i loro vapori velenosi nell’anima del bambino.
Dietro la maschera della rispettabilità e della lealtà la potenza dell’amore trascurata avvelena i figli. E per amore dei figli i genitori dovrebbero farsi un obbligo di non dimenticare le proprie difficoltá interne. Non dovrebbero permettersi rimozioni a buon mercato ed evitare di affrontare discussioni, anche se dolorose. E’ mille volte meno dannoso, sotto ogni riguardo, che i genitori discutano apertamente i loro problemi anziché permettere che i loro complessi lussureggino nell’inconscio”.

Bruno D.R.
Il Tempo – rubrica Ci Perviene una lettera 11 Aprile 1960

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