Che lei è il vigile di quartiere? (2/2)

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Dalle finestre di casa mia si vede gran parte della piazza; al centro ci sono le rovine del Tempio di Elio Callisto che un tempo erano il perno di un senso rotatorio fatto di quattro lati, in cui fluiva il traffico. In due lati la strada era più larga e le auto sul marciapiede ed in doppia fila riempivano lo spazio non strettamente necessario alla circolazione. Poi, in qualche ufficio Municipale qualcuno, penso colto da malore, ha avuto un’idea buona: chiudere uno dei due lati larghi e farne un’area pedonale con panchine ed alberi. Ma non solo: l’idea dalle carte della burocrazia, con tempi non proprio fulminei, è stata portata a termine. Ora dalle finestre vedo (e sento) lo schiamazzare di bambini che giocano, corrono sui pattini e in bicicletta, osservati dai genitori comodamente seduti. La piazza è nuova hanno rifatto i passaggi pedonali e ci sono anche i percorsi per i non vedenti. Le strade sono larghe lo stretto necessario per far passare i veicoli e le macchine, tranne che i pochi spazi previsti, non parcheggiano più nella piazza.

Tempo fa proprio sopra un passaggio pedonale era parcheggiata una Fiat Cinquecento L bianca con il tetto nero. Parcheggiada da un bel po’. Ad un certo punto un papà, dalla parte pedonale ha attraversato con il figlio ed ha aperto la macchina.
Un signore gli ha detto:
– Guardi che li c’è un passaggio pedonale, non si può lasciare la macchina.
– Si lo so, ma lo messa qui solo da cinque minuti ora vado via!
– No scusi, sono qui da un’ora e la macchina era già li quando sono arrivato.
Ha precisato il signore, sentitosi preso in giro.
– E che lei è il vigile di quartiere?
Ha concluso il papà, entrando in macchina con il bambino. Ha messo in moto ed è andato via.

Devo fare i miei complimenti allo sconosciuto signore che ha ripreso il papà della Cinquecento L. L’individualismo e il pensare solo ai fatti propri, di questi tempi, non sono proprio il concime per comportamenti simili.
Invece il papà della Cinquecento è il risultato di giorni passati in poltrona al telecomando, di una vita costruita attorno a tanti parcheggi sulle strisce per stare più comodo e sentirsi padrone del mondo. Ma ormai è prigioniero della sua sfera, costruita attorno alla falsa tranquillità e alla continuo tentativo di evitare sforzi e fatica. Purtroppo chi ne farà le spese, più delle persone che incontra, sarà quel bambino salito sulla Cinquecento: crescerà senza essere capace di grandi conquiste e il confine delle sue aspirazioni sarà uno schermo, da dove le potrà vedere realizzate da altri, ignorando il suono dell’allarme della sua macchina parcheggiata al posto riservato agli invalidi.

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