Ro-botte da orbi: il futuro del lavoro

Per la prima volta sono stato amareggiato. Si il mio inossidabile ottimismo si è intaccato un po’.

Prima bottarella: leggendo lo studio “The Future of Jobs 2018” si capisce che l’Italia (insieme ad altri nomi illustri per carità) non esiste nel mondo che verrà. Nello studio si prospettano 75 milioni di lavoratori in meno sui lavori manuali entro il 2025…. La suddivisione geografica non contempla l’Italia, né l’Europa del sud. Ci sono solo Germania, Francia, UK come stati e West Europe e East Europe. Noi?

La seconda botta é arrivata dopo. Leggevo le notizie sulle testate dei giornali. Mi ha intristito vedere come le notizie di migranti, ponti, pettegolezzi politici sono lontani dal mondo che stiamo costruendo. Ma che dico lontani, si nascondono e rifiutano la responsabilità del progettare una nuova società.

È un mio passatempo leggere il legame tra le trasformazioni tecnologiche e quelle sociali e le nuove (mica tanto) tecnologie incideranno molto. Ma politici, sindacati e classe dirigente sono all’oscuro di questo. Il nuovo lavoro sará basato sempre di piú sul talento e meno sulla competenza. Cosí come il fabbro aveva talento nel forgiare spade e ferri di cavallo con i rozzi strumenti a disposizione, i nuovi lavoratori dovranno sviluppare talento nell’uso dei nuovi strumenti, altrimenti riusciranno a produrre soltanto “Ferri scadenti”. Poi la mente mi é andata a quei lavoratori che ancor oggi dicono (lo giuro) “devo avere la calcolatrice con la carta per capirci qualcosa” oppure “io devo stampare la fattura” e non sono riuscito ad immaginare alcun futuro per loro.

Dopo sono sceso a prendere un caffè al bar. È passato un papá con tre figli. Il piú grande avrá avuto 8-9 anni, la sorella 7 e il piú piccolo 4 a mala pena. Camminava nel modo incerto di chi si é appena affacciato nel mondo. Bene non c’era nemmeno un passeggino, il padre si é rivolto al piccolo, che si era accucciato a far chissà che scoperta, per farlo muovere e l’ha preso per mano. Lui si é lagnato un po’ finché il fratello gli ha teso la mano. Ha lasciato quella del papà ed ha seguito il fratello fino al bordo del marciapiede. Li il fratello lo ha preso in braccio ed ha attravesato la strada dietro al padre che teneva per mano la sorella. Erano stranieri, parlavano tedesco.
Questa scena ha spostato l’indicatore sull’ottimismo pieno. Non andiamo verso la catastrofe, nel l’umanità c’é ancora speranza e capacità di affrontare il futuro. Forse sará un futuro dove i vecchi (io) dovranno avere la serietà e serenitá di fare un passo indietro.

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