Mi sono alzato con comodo e, mentre facevo la mia solita colazione abbondante, mi sono ricordato: oggi si vota. Bene. Finisco di mangiare, tiro fuori la tessera elettorale, il documento, apro la tessera e, sorpresa! La carta piena di timbri mi ricorda che il tempo è passato, è piena; me ne serve una nuova.
Che stupido sono stato, non ho pensato a controllare prima, colpa mia. Guardo su internet dove si deve andare: al proprio municipio, bene, non c’è molta strada da fare. Esco alle 10 in punto, prendo un caffé al bar ed al municipio il chiacchiericcio di una folla di persone mi accoglie.

Ci sono cinque sportelli in funzione, scorrono i numeri della fila sul tabellone.
beep 401, beep 402
557Prendo il mio numero: 551. Mi guardo in giro. Le tre file scarse di sedie sono piene, sono pieni i muri di persone appoggiate, è pieno lo spazio davanti agli ascensori, è pieno l’ingresso del Municipio di gente che ammazza l’attesa con una sigaretta.
Riesco ad appoggiarmi ad una parete e, come al solito, ascolto le voci ed i discorsi di un pubblico interessante.

beep 409, beep 410
– Ma a che serverve ‘sta tessera? Tanto i timbri non si leggono nemmeno?
– A me m’hanno fatto votare ugualmente al seggio!
– No, non è possibile.
– Come no, guardi qui, m’hanno messo il timbro nello spazio bianco
– A me il presidente di seggio mi ha detto che non valeva…
– A me ha detto che non è importante, si può votare, infatti mi ha fatto votare
– Se ha votato perché è qui?

beep 419, beep 420, beep 421
– Per rinnovarla! Così alle prossime elezioni non ho problemi
– Signora non gliela rinnovano.
– Perché?
– Oggi le danno solo a chi deve votare
– A si?
– Come dite?
Un’altra signora si inserisce
– Dice che non rinnovano le tessere elettorali
– Come? E che ci sto a fare qui? Dove le danno?
– No signora, non le rinnovano a chi ha già votato
– Bhè certo chi ha già votato che viene a fare ‘sta fila? Pe’ masochismo?
– Ma io volevo rinnovarla ora
– A signo’ ma c’ha tempo da perde’? Ma vada a fasse du spaghi ch’è mejo!

beep 431
Si sente un gridare dalla sala degli sportelli e passa una ragazza.
– … se la gente si astiene al voto fanno bene, Cazzo!” e se ne va via arrabbiata dopo aver attentato la lingua italiana brandendo il plurale.
– Se l’avessi saputo prima venivo in settimana.
– Scusi dove si prendono i numeri?
– Dentro in fondo
– Non capisco a che serve questa tessera, perché non basta l’elenco che hanno già al seggio?
– E’ solo un modo per buttare via un po’ di soldi. Sentenzia una ragazza. Per passare il tempo entro anch’io nella disputa:
– Forse non si ricorda, ma è stata introdotta attorno al 2000, allora spedivano a casa il certificato elettorale ad ogni elezione e se non arrivava si doveva andare a richiederlo nei giorni delle elezioni, così almeno si risparmiano un po’ di soldi
– Si ma ache serve? E’ inutile!
In effetti: il modello cartaceo fin dalla sua ideazione era una fase transitoria. Che dire, la ragazza ha ragione, ad essere obiettivi la situazione è questa:
– quasi duecento persone stanno facendo un attesa media di un’ora per avere la tessera nuova (danno sociale)
– ad occhio 6-8 impiegati devono fare lo straordinario domenicale. Quindi oltre alla dovuta maggiorazione sullo stipendio dovranno recuperare il lavoro domenicale, andando a ridurre gli organici per i servizi normali del municipio (danno economico e sociale)
– Le tessere comunque sono stampate su carta speciale (danno economico)

La domanda è naturale: perchè non utilizzare le nuove tessere sanitarie che hanno il chip anche per questa attività? Ma la questione è più ampia e coinvolge (o stravolge?) il modo di pensare la cosa pubblica e di fare politica. Perché in un paese come il nostro dobbiamo ancora dettare i ritmi della vita di tutti con i principi di un’amministrazione feudale che vede nella carta, timbri e firme la sola giustificazione della sua esistenza?

beep 545, beep 546
Tra poco tocca a me, intanto entro nella sala dove ci sono gli sportelli. Tranne un’impiegata, nessun dipendente mostra un cartellino con nome e cognome. Testimoniano così la loro scarsa responsabilità: nell’intimo sono così consapevoli dell’inutilità del loro lavoro che non ci vogliono mettere la faccia: “E che so’ io pasquale?”


beep 551
Tocca a me. Mi tocca un’impegata “anonima”. Lo è anche nei modi, non contraccambia il mio buongiorno, ma replica “prego” quando alla fine la ringrazio e vado via. Mentre esco sento degli echi e delle voci flebili e lontanissimen nella mia mente: “Ooooopen Goooovernmeeeent, Ooooopeeeeen Daaaaaataaaaaa”, di sicuro allucinazioni dovute alla fame,  è quasi l’una e devo ancora votare.

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