Un sogno

Voglio raccontarvi un terribile sogno che ho fatto.
Di colpo, senza preavviso, come se niente fosse stato, ero morto.
Uscii, ridotto alla sola anima, dal mio vecchio corpo; subito un tale, che aveva l’aria di un poliziotto in borghese, mi ordinò di seguirlo.
E va bene. Percorremmo strade e piazze di Roma, ma che mi pareva di non aver mai visto prima; infine entrammo in una specie di aula scolastica: dietro un immenso tavolo stavano tre uomini in tre toghe, un presidente e due giudici; intuii che mi processavano per direttissima e scossi le spalle come sempre faccio quando una cosa non dipende da me.
Il primo giudice chiese le mie generalità e gliele diedi; il secondo mi invitò a giurare che avrei detto la verità e soltanto la verità; allora io domandai:
– Su cosa devo giurare?
– Su ciò che avete di più caro – fu la risposta
– La mia penna e il mio accendisigari, ma non li ho portati – dissi io.
– Dateglieli – ordinò il Presidente al secondo giudice; costui allungò una mano nel vuoto e mi porse i due oggetti: io giurai su di essi e l’interrogatorio continuò nei seguenti modi:
– Avete peccato? 
– Si molto.
– Vi pentite?
– No.
– Perché?
– Nessuno era migliore di me o, se lo era, non lo dimostrava.
– Avete rubato o ucciso?
– No. Mi impaurivano queste cose.
– Allora perché vi siete reso colpevole di altri e forse non meno gravi peccati?
– Non mi impaurivano.
– Avete amato?
– Si moltissimo.
– Senza complicazioni?
– Con sordo rancore.
– Desideraste la donna d’altri?
– Solo se era bella e giovane. Frattanto gli altri desideravano la mia, ma tenni gli occhi aperti.
– Fornicaste?
– Mai su scommessa; lo feci quando, per le stagioni, per i vestiti femminili, per l’età, per le occasioni, era quasi impossibile non farlo.
– Onoraste il padre e la madre?
– Anche troppo, ma quando erano già morti.
– Diceste mai falsa testimonianza?
– Mai. Però gli imputati erano ricchi e furono assolti ugualmente.
– Desideraste la roba d’altri?
– Si, ma ne avevano tanta!
– Basta così! Siete una canaglia, è evidente.
– Un minuto, eccellenza, ho qualcosa da dire a mia difesa.
Dissi:
– Ma in che mondo ci avete messo, ma quale casa ci avete data da abitare? Uno nasce e subito gli duole l’aria che respira e il latte che succhia. Il sonno ci dimezza la vita, dispiaceri e fatiche la riducono ulteriormente, bisogna dare a Cesare e a Dio, alla famiglia, agli amici e alle pulci: dare, dare, dare e non appena si accenna a prendere qualcosa ecco che un comandamento lo vieta. Niente è certo e niente è impossibile. O fa troppo caldo o fa troppo freddo. Chi vi sorride non vi ama, chi vi ama non vi sorride. La più bella donna che esiste ha l’alito cattivo, l’uomo più forte è idiota e l’uomo più intelligente è gobbo. La penicillina salva un’ottantenne ma per un errore giudiziario vengono fucilati tre giovani di vent’anni. Facendo una cosa ci si sbaglia, facendo l’opposto si sbaglia lo stesso, non facendolo si sbaglia ugualmente e per di più ci si annoia a morte.
Gli animali non parlano ma si capiscono, gli uomini non si capiscono ma parlano. Chi sa non fa, chi fa non sa, eccetera. La terra con una mano ci da grano e frutta, con l’altra inondazioni e cavallette. La pace è una breve o lunga pausa fra due guerre. Non mi sorprenderei se mi diceste che la vita ce la siamo procurata rubandola da un intoccabile altare. I chi che scrivono poesie o che si ritirano nel deserto, e i moltissimi che si dedicano alla politica, fanno questo per illudere se stessi di conoscere un rimedio. Ma il peggiore dei mali è sempre la morte, come ben dimostrano il vostro cruccio e la vostra severità.
– Basta! Basta! – Gridò il Presidente, scattando in piedi.
– Vi ordino di tacere e vi comunico che siete dannato! –
Seppi che non era ammesso il ricorso in appello, avevo solo il diritto di esprimere il mio ultimo desiderio.
– Vorrei vedere Adamo – dissi senza esitare. – E voi dovete esaudirmi.
Adamo avanzò lentamente verso di me. Io finsi di non vedere la mano che egli mi tendeva: con un salto gli fui addosso e lo presi a ceffoni.
Ignoro ciò che venne poi: avevo ormai riaperto gli occhi sulla solita finestra, sulla solita alba, sul solito mondo.

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