Vivere la vita (Mannarino)

Vivere la vita è una cosa veramente grossa
C’è tutto il mondo tra la culla e la fossa
Sei partito da un piccolo porto
Dove la sete era tanta e il fiasco era corto
E adesso vivi….
Perché non avrai niente di meglio da fare
finchè non sarai morto
La vita è la più grande ubriacatura
Mentre stai bevendo intorno a te tutto gira
E incontri un sacco di gente
Ma quando passerà non ti ricorderai più niente
Ma non avere paura, qualcun’ altro si ricorderà di te
Ma la questione è…Perché?
Perché ha qualcosa che gli hai regalato
Oppure avevi un debito…e non l’hai pagato?
Non c’è cosa peggiore del talento sprecato
Non c’è cosa più triste di un padre che non ha amato…

Vivere la vita è come fare un grosso girotondo
C’è il momento di stare sù e quello di cadere giù nel fondo
E allora avrai paura
Perché a quella notte non eri pronto
Al mattino ti rialzerai sulle tue gambe
E sarai l’uomo più forte del mondo
Lei si truccava forte per nascondere un dolore
Lui si infilava le dita in gola….per vedere se veramente aveva un cuore
Poi quello che non aveva fatto la società l’ha fatto l’amore…
Guardali adesso come camminano leggeri senza un cognome….

Puoi cambiare camicia se ne hai voglia
E se hai fiducia puoi cambiare scarpe…
Se hai scarpe nuove puoi cambiare strada
E cambiando strada puoi cambiare idee
E con le idee puoi cambiare il mondo…
Ma il mondo non cambia spesso
Allora la tua vera Rivoluzione sarà cambiare te stesso
Eccoti sulla tua barchetta di giornale che sfidi le onde della radiotelevisione
Eccoti lungo la statale…che dai un bel pugno a uno sfruttatore
Eccoti nel tuo monolocale… che scrivi una canzone
Eccoti in guerra nel deserto che stai per disertare
E ora…eccoti sul letto che non ti vuoi più alzare…
E ti lamenti dei Governi e della crisi generale…

Posso dirti una cosa da bambino?
Esci di casa! Sorrdi!! Respira forte!
Sei vivo!…cretino…

Vivere la vita è una cosa veramente grossa
C’è tutto il mondo tra la culla e la fossa
Sei partito da un piccolo porto
Dove la sete era tanta e il fiasco era corto
E adesso vivi….
Perché non avrai niente di meglio da fare
finchè non sarai morto
La vita è la più grande ubriacatura
Mentre stai bevendo intorno a te tutto gira
E incontri un sacco di gente
Ma quando passerà non ti ricorderai più niente
Ma non avere paura, qualcun’ altro si ricorderà di te
Ma la questione è…Perché?
Perché ha qualcosa che gli hai regalato
Oppure avevi un debito…e non l’hai pagato?
Non c’è cosa peggiore del talento sprecato
Non c’è cosa più triste di un padre che non ha amato…

Vivere la vita è come fare un grosso girotondo
C’è il momento di stare sù e quello di cadere giù nel fondo
E allora avrai paura
Perché a quella notte non eri pronto
Al mattino ti rialzerai sulle tue gambe
E sarai l’uomo più forte del mondo
Lei si truccava forte per nascondere un dolore
Lui si infilava le dita in gola….per vedere se veramente aveva un cuore
Poi quello che non aveva fatto la società l’ha fatto l’amore…
Guardali adesso come camminano leggeri senza un cognome….

Puoi cambiare camicia se ne hai voglia
E se hai fiducia puoi cambiare scarpe…
Se hai scarpe nuove puoi cambiare strada
E cambiando strada puoi cambiare idee
E con le idee puoi cambiare il mondo…
Ma il mondo non cambia spesso
Allora la tua vera Rivoluzione sarà cambiare te stesso
Eccoti sulla tua barchetta di giornale che sfidi le onde della radiotelevisione
Eccoti lungo la statale…che dai un bel pugno a uno sfruttatore
Eccoti nel tuo monolocale… che scrivi una canzone
Eccoti in guerra nel deserto che stai per disertare
E ora…eccoti sul letto che non ti vuoi più alzare…
E ti lamenti dei Governi e della crisi generale…

Posso dirti una cosa da bambino?
Esci di casa! Sorrdi!! Respira forte!
Sei vivo!…cretino…

L’elastico del tempo

2012-11-29 22.40.52Perché quando avevo 5 anni un’ora era un’eternitá e a 50 anni dura il tempo di uno starnuto? A Giugno la fine delle scuole segnava l’inizio di un’eternitá di giochi, corse, vacanze. Ora si vedono i primi addobbi di Natale e mi sembra ieri che avevo tolto il piumone dal letto.

Mi vengono in mente le frasi del tipo “com’è cresciuto, il tempo vola!”, “ma da quanto non ci vediamo? Tre anni, possibile? Sembra ieri”. Le ho pronunciate anch’io e non l’ho mai sentite da ragazzi che dichiarano l’etá che inizia con uno. Sono frasi da vecchi. Ma perché che succede? Penso di averlo scoperto. O lo spero.
A cinque anni ogni incontro, fatto o evento è quello che ci appare e basta. Il tempo lo passiamo ad osservare attentamente ogni cosa e persona per capire, per conoscere. Usiamo tutto il tempo per quello che accade in quel momento. Una gara di velocitá con i cartoni giù per una scarpata, si ripete dieci, venti volte e non é mai uguale alla precedente. Di fronte ad una persona i bambini sono interessati, l’unico tentennamento è nel decidere se far prevalere la curiositá o la timidezza.
Da adulti le cose che abbiamo fatto sono ricordi, belli e brutti. Alcuni ci segnano, altri vengono rapidamente nascosti nei rifugi della mente o svaniscono senza lasciare alcuna memoria. Altri si trasformano in rimorsi e si accumulano, tutti formano il bagaglio che ci portiamo appresso ogni giorno e che ogni giorno cresce. È il bagaglio delle esperienze che ci fa affrontare i nuovi momenti con capacità diversa. ;
Quando incontriamo una persona o siamo in una situazione nuova, ora la leggiamo e la interpretiamo con il filtro delle esperienze nel nostro bagaglio.
Ed ecco la differenza. Il tempo adesso per un bambino è quello che è. Viene vissuto tutto senza occuparlo con altro. Un adulto passa una parte del suo tempo adesso a frugare nel suo bagaglio per cercare tra le sue esperienze quelle che lo aiuteranno ad affrontare quell’adesso. E il bagaglio cresce e non sempre sono le esperienze positive a riempirlo, ma rimorsi e paure ne occupano una gran parte. Il tempo ora vola perché è occupato dal tempo passato, i bambini non hanno tempo passato, quindi a loro non vola il tempo.
Invecchiamo quando ci trasciniamo questo bagaglio e lasciamo che si mangi il nostro tempo, che lo restringa consumandolo con tentennamenti e diffidenze, senza permetterci di viverlo. I vecchi parlano spesso dei loro ricordi, di quello che hanno fatto e di come erano i loro tempi. Passano il loro tempo di adesso a riempirlo con i tempi passati o con l’ansia ed il timore del dopo. E non hanno piú un adesso.
Penso a quando andavo in ufficio in macchina. Due ore al giorno, passate a cercare di sbrigarmi o pensando a quello che avrei fatto in ufficio o quello che dovevo fare a casa, ma senza concludere nulla. Al massimo qualche telefonata, qualche call, ma rare le volte in cui quelle due ore non erano un pugno di minuti scivolati via senza lasciar nessun segno. Adesso prendo i mezzi e ci metto circa lo stesso tempo. Ma vedo le persone, leggo le loro espressioni, sento i discorsi. Sembra un viaggio che non finisce mai. ;
Ho deciso che non diventerò vecchio. Il mio corpo si certo, ma io in questo senso no. Mi voglio riprendere tutta la durata del tempo per intero, il mio bagaglio contiene le cose che mi hanno fatto diventare (piú o meno) adulto, ma non permetterò più al suo contenuto di invadere il mio tempo. ;

2012-11-29 22.40.52Perché quando avevo 5 anni un’ora era un’eternitá e a 50 anni dura il tempo di uno starnuto? A Giugno la fine delle scuole segnava l’inizio di un’eternitá di giochi, corse, vacanze. Ora si vedono i primi addobbi di Natale e mi sembra ieri che avevo tolto il piumone dal letto.

Mi vengono in mente le frasi del tipo “com’è cresciuto, il tempo vola!”, “ma da quanto non ci vediamo? Tre anni, possibile? Sembra ieri”. Le ho pronunciate anch’io e non l’ho mai sentite da ragazzi che dichiarano l’etá che inizia con uno. Sono frasi da vecchi. Ma perché che succede? Penso di averlo scoperto. O lo spero.
A cinque anni ogni incontro, fatto o evento è quello che ci appare e basta. Il tempo lo passiamo ad osservare attentamente ogni cosa e persona per capire, per conoscere. Usiamo tutto il tempo per quello che accade in quel momento. Una gara di velocitá con i cartoni giù per una scarpata, si ripete dieci, venti volte e non é mai uguale alla precedente. Di fronte ad una persona i bambini sono interessati, l’unico tentennamento è nel decidere se far prevalere la curiositá o la timidezza.
Da adulti le cose che abbiamo fatto sono ricordi, belli e brutti. Alcuni ci segnano, altri vengono rapidamente nascosti nei rifugi della mente o svaniscono senza lasciare alcuna memoria. Altri si trasformano in rimorsi e si accumulano, tutti formano il bagaglio che ci portiamo appresso ogni giorno e che ogni giorno cresce. È il bagaglio delle esperienze che ci fa affrontare i nuovi momenti con capacità diversa. ;
Quando incontriamo una persona o siamo in una situazione nuova, ora la leggiamo e la interpretiamo con il filtro delle esperienze nel nostro bagaglio.
Ed ecco la differenza. Il tempo adesso per un bambino è quello che è. Viene vissuto tutto senza occuparlo con altro. Un adulto passa una parte del suo tempo adesso a frugare nel suo bagaglio per cercare tra le sue esperienze quelle che lo aiuteranno ad affrontare quell’adesso. E il bagaglio cresce e non sempre sono le esperienze positive a riempirlo, ma rimorsi e paure ne occupano una gran parte. Il tempo ora vola perché è occupato dal tempo passato, i bambini non hanno tempo passato, quindi a loro non vola il tempo.
Invecchiamo quando ci trasciniamo questo bagaglio e lasciamo che si mangi il nostro tempo, che lo restringa consumandolo con tentennamenti e diffidenze, senza permetterci di viverlo. I vecchi parlano spesso dei loro ricordi, di quello che hanno fatto e di come erano i loro tempi. Passano il loro tempo di adesso a riempirlo con i tempi passati o con l’ansia ed il timore del dopo. E non hanno piú un adesso.
Penso a quando andavo in ufficio in macchina. Due ore al giorno, passate a cercare di sbrigarmi o pensando a quello che avrei fatto in ufficio o quello che dovevo fare a casa, ma senza concludere nulla. Al massimo qualche telefonata, qualche call, ma rare le volte in cui quelle due ore non erano un pugno di minuti scivolati via senza lasciar nessun segno. Adesso prendo i mezzi e ci metto circa lo stesso tempo. Ma vedo le persone, leggo le loro espressioni, sento i discorsi. Sembra un viaggio che non finisce mai. ;
Ho deciso che non diventerò vecchio. Il mio corpo si certo, ma io in questo senso no. Mi voglio riprendere tutta la durata del tempo per intero, il mio bagaglio contiene le cose che mi hanno fatto diventare (piú o meno) adulto, ma non permetterò più al suo contenuto di invadere il mio tempo. ;

Sono tutte bandiere

20110703-144908.jpg
So che è normale, normale nel senso statistico, ossia che la maggior parte delle persone si comportano cosí.
Ma a me sembra sempre strano ed eccessivo l’attegiamento delle persone rispetto a me. O meglio rispetto ad un malato di tumore. “Abbiamo passato due giorni terribili”, “ci hai fatto preoccupare” e così via. Sono considerazioni lontanissime da come mi sento io.
Forse perchè dopo l’operazione mi sento “riparato” e la possibilità di una recidiva mi sembra un evento che non può capitare a me. Oppure perchè la gravità di questa malattia nasconde sempra la possibilità di morire e questo fa paura mentre io la considero una cosa predestinata. Si penso che il mio atteggiamento verso la morte sia molto di aiuto per il mio morale.

La morte per me è praticamente l’unica certezza che abbiamo, l’altra certezza è che siamo nati, ma questo riguarda il passato, mentre la morte è certamente nel nostro futuro. E questa certezza per me è la sicurezza che sarà un momento di transizione, quindi mi incuriosisce e non mi spaventa.

Con questo non voglio dire che non vedo l’ora di morire, anzi sento di poter vivere questo perido di lughezza ignota con il massimo della curiosità e della serenità anche perchè la vita per quanto difficile e ricca di momenti dolorosi prima o poi terminerà. Di contro per tutti i momenti belli e le gioie che ci sono vale la pena di viverla.
Non mi preoccupa molto nemmeno quello che ci sarà dopo la morte. Io penso che ci sarà un qualcosa e quindi mi assaporo questa vita in attesa di assaporarmi il qualcosa che verrà.

Intanto mi gusto le piccole cose. Ieri è entrata in casa una rondine. La porta era aperta e noi stavamo prendendo le ultime cose e facendo ordine tra le nostre idee prima di uscire per andare al mare. E’ stato un attimo: la rondine è entrata dalla porta, si è messa a volare elegantemente nel salone, ho fatto appena in tempo a riconoscerla ed essere in ansia per come farla uscire senza farle male e lei ha infilato di nuovo la porta con disinvoltura uscendo verso i campi.
Un momento piacevole come una visita inattesa, breve ma intensa, di un amico di lunga data: poche parole, brevi saluti e una senzazione di tenerezza e felicità che restano per un bel pò di tempo e per sempre nei ricordi.20110703-144908.jpg
So che è normale, normale nel senso statistico, ossia che la maggior parte delle persone si comportano cosí.
Ma a me sembra sempre strano ed eccessivo l’attegiamento delle persone rispetto a me. O meglio rispetto ad un malato di tumore. “Abbiamo passato due giorni terribili”, “ci hai fatto preoccupare” e così via. Sono considerazioni lontanissime da come mi sento io.
Forse perchè dopo l’operazione mi sento “riparato” e la possibilità di una recidiva mi sembra un evento che non può capitare a me. Oppure perchè la gravità di questa malattia nasconde sempra la possibilità di morire e questo fa paura mentre io la considero una cosa predestinata. Si penso che il mio atteggiamento verso la morte sia molto di aiuto per il mio morale.

La morte per me è praticamente l’unica certezza che abbiamo, l’altra certezza è che siamo nati, ma questo riguarda il passato, mentre la morte è certamente nel nostro futuro. E questa certezza per me è la sicurezza che sarà un momento di transizione, quindi mi incuriosisce e non mi spaventa.

Con questo non voglio dire che non vedo l’ora di morire, anzi sento di poter vivere questo perido di lughezza ignota con il massimo della curiosità e della serenità anche perchè la vita per quanto difficile e ricca di momenti dolorosi prima o poi terminerà. Di contro per tutti i momenti belli e le gioie che ci sono vale la pena di viverla.
Non mi preoccupa molto nemmeno quello che ci sarà dopo la morte. Io penso che ci sarà un qualcosa e quindi mi assaporo questa vita in attesa di assaporarmi il qualcosa che verrà.

Intanto mi gusto le piccole cose. Ieri è entrata in casa una rondine. La porta era aperta e noi stavamo prendendo le ultime cose e facendo ordine tra le nostre idee prima di uscire per andare al mare. E’ stato un attimo: la rondine è entrata dalla porta, si è messa a volare elegantemente nel salone, ho fatto appena in tempo a riconoscerla ed essere in ansia per come farla uscire senza farle male e lei ha infilato di nuovo la porta con disinvoltura uscendo verso i campi.
Un momento piacevole come una visita inattesa, breve ma intensa, di un amico di lunga data: poche parole, brevi saluti e una senzazione di tenerezza e felicità che restano per un bel pò di tempo e per sempre nei ricordi.