Un cerbiatto che mangia nel bosco

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Finalmente un pò di energia. Sarà che ho preso un paio di chili o l’aria del mare però, anche se non sparite, le crisi di affaticamento sono meno frequenti.

La mattina andiamo al mare a fare delle lunge passeggiate nell’acqua; anche se chiamarle passeggiate non rende merito. Sono piuttosto delle marcie forzate con l’acqua alla vita rese più difficili dal movimento, sempre in acqua, delle braccia che agiscono come dei remi, ma al contrario spingendo da dietro in avanti e contrastando la spinta delle gambe per andare avanti.

Durate l’esercizio riesco a provare quella sana sensazione di fatica, ma una volta tornato a casa ripiombo in una spossatezza tremenda. Mi piace spingere e lavorare in acqua anche perchè quei momenti mi fanno sembrare che nulla è accaduto: sono al mare, in vacanza e me la godo come altre volte. Dopo, a casa, quando mi butto a letto ritorna tutta la consapevolezza di come sto e dell’ennesima attesa di un qualcosa che accardà.

Si perchè ora attendo l’inizio dei cicli di chemioiterapia e non so che genere di impatto avranno. Leggendo quà e la sembrano effetti che variano da persona a persona, quindi non mi resta che aspettare e vedere.20110701-161421.jpg
Finalmente un pò di energia. Sarà che ho preso un paio di chili o l’aria del mare però, anche se non sparite, le crisi di affaticamento sono meno frequenti.

La mattina andiamo al mare a fare delle lunge passeggiate nell’acqua; anche se chiamarle passeggiate non rende merito. Sono piuttosto delle marcie forzate con l’acqua alla vita rese più difficili dal movimento, sempre in acqua, delle braccia che agiscono come dei remi, ma al contrario spingendo da dietro in avanti e contrastando la spinta delle gambe per andare avanti.

Durate l’esercizio riesco a provare quella sana sensazione di fatica, ma una volta tornato a casa ripiombo in una spossatezza tremenda. Mi piace spingere e lavorare in acqua anche perchè quei momenti mi fanno sembrare che nulla è accaduto: sono al mare, in vacanza e me la godo come altre volte. Dopo, a casa, quando mi butto a letto ritorna tutta la consapevolezza di come sto e dell’ennesima attesa di un qualcosa che accardà.

Si perchè ora attendo l’inizio dei cicli di chemioiterapia e non so che genere di impatto avranno. Leggendo quà e la sembrano effetti che variano da persona a persona, quindi non mi resta che aspettare e vedere.

Dopo un mese

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E’ passato più di un mese dal 21 maggio, il giorno in cui mi sono operato. Alla fine dopo tutte le analisi mia hanno tolto un pò di colon e la coliciste che, dalla TAC, avevano visto che non era conciata bene. La biopsia ha stabilito che era un adenocarcinoma con un nodo linfatico toccato dalle cellule tumorali. Questo l’ho visto come un problema poiché mi obbligherà a fare una chemioterapia per ridurre le possibilità di eventuali recidive.

Ma a parte quesa sintesi piuttosto tecnica mi rimane una sensazione di fondo che mi fa sentire stonato. Io, pur essendo consapevole della serietà della mia malattia, ho un atteggiamento di chi affronta le cure come una temporanea riparazione del proprio corpo, mentre le persone, i medici, i parenti hanno nei miei confronti un attegiamento di compatimento come se fossi colpito da una “triste sciagura”.

Me ne accorgo anche dalle parole. Io dico che ho una malattia seria, ossia non deve essere sottovalutata, può essere fastidiosa ed anche dolorosa, può addiritura essere causa di morte; ma per me è solo una malattia seria. Da altri ne sento parlare come una malattia grave; ossia sembra come che nella malattia ci sia inclusa una modifica di atteggiamento, come se sorridere, pensare, progettare, godere siano delle cose “mangiate” dalla stessa malattia. Sembra assurdo ma trovo attorno a me persone decisamente più tristi ed afflitte di me per questo mio stato.

Poi ci sono tutte le cose pratiche che mi ricordano, appunto, di essere in uno stato più grave di quanto mi sento. Ad esempio mi sono stupito che l’oncologo mi abbia fatto l’esenzione del ticket come una naturale conseguenza e sono esente per i prossimi dieci anni e mi parlano anche di fare domanda di invalidità!

Io continuo ad essere sereno. L’unica cosa che mi pesa è la sensazione di fatica che arriva per me sempre troppo spesso e troppo all’improvviso. Questo è l’unico motivo per cui non voglio ancora tornare al lavoro, non riuscirei a fare proprio nulla…..20110626-130705.jpg
E’ passato più di un mese dal 21 maggio, il giorno in cui mi sono operato. Alla fine dopo tutte le analisi mia hanno tolto un pò di colon e la coliciste che, dalla TAC, avevano visto che non era conciata bene. La biopsia ha stabilito che era un adenocarcinoma con un nodo linfatico toccato dalle cellule tumorali. Questo l’ho visto come un problema poiché mi obbligherà a fare una chemioterapia per ridurre le possibilità di eventuali recidive.

Ma a parte quesa sintesi piuttosto tecnica mi rimane una sensazione di fondo che mi fa sentire stonato. Io, pur essendo consapevole della serietà della mia malattia, ho un atteggiamento di chi affronta le cure come una temporanea riparazione del proprio corpo, mentre le persone, i medici, i parenti hanno nei miei confronti un attegiamento di compatimento come se fossi colpito da una “triste sciagura”.

Me ne accorgo anche dalle parole. Io dico che ho una malattia seria, ossia non deve essere sottovalutata, può essere fastidiosa ed anche dolorosa, può addiritura essere causa di morte; ma per me è solo una malattia seria. Da altri ne sento parlare come una malattia grave; ossia sembra come che nella malattia ci sia inclusa una modifica di atteggiamento, come se sorridere, pensare, progettare, godere siano delle cose “mangiate” dalla stessa malattia. Sembra assurdo ma trovo attorno a me persone decisamente più tristi ed afflitte di me per questo mio stato.

Poi ci sono tutte le cose pratiche che mi ricordano, appunto, di essere in uno stato più grave di quanto mi sento. Ad esempio mi sono stupito che l’oncologo mi abbia fatto l’esenzione del ticket come una naturale conseguenza e sono esente per i prossimi dieci anni e mi parlano anche di fare domanda di invalidità!

Io continuo ad essere sereno. L’unica cosa che mi pesa è la sensazione di fatica che arriva per me sempre troppo spesso e troppo all’improvviso. Questo è l’unico motivo per cui non voglio ancora tornare al lavoro, non riuscirei a fare proprio nulla…..

Appunto

Appena passati i dottori e, per la serie “se la fortuna è cieca la sfiga ci vede benissimo”, mi hanno detto che la TAC ritarda un pò perché si è rotta una macchina……Appena passati i dottori e, per la serie “se la fortuna è cieca la sfiga ci vede benissimo”, mi hanno detto che la TAC ritarda un pò perché si è rotta una macchina……

Una notte tranquilla

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Ieri sono crollato, dopo due notti passate a dormire tra un campanello e le voci delle infermieri ieri alle otto di sera mi sono addormentato come un sasso. Unica interruzione le infermiere che sono venute a trovare G. Verso le dieci e poi tutta una tirata fino alle cinque di mattina.
G. è arrivato ieri pomeriggio per essere operato lo stesso giorno. È simpatico e come l’ospite precedente A. resterà un paio di giorni; ieri sottomi ferri, oggi in osservazione e probabilmente domani a casa; una coliciste, rapido e semplice.
Io inizio ad essere impaziente per la mia TAC che non si è ancora fatta, anche perchè se non me la fanno oggi temo che l’operazione sarà rinviata. Vediamo cosa succede, io come al solito aspetto.20110520-091059.jpg

Ieri sono crollato, dopo due notti passate a dormire tra un campanello e le voci delle infermieri ieri alle otto di sera mi sono addormentato come un sasso. Unica interruzione le infermiere che sono venute a trovare G. Verso le dieci e poi tutta una tirata fino alle cinque di mattina.
G. è arrivato ieri pomeriggio per essere operato lo stesso giorno. È simpatico e come l’ospite precedente A. resterà un paio di giorni; ieri sottomi ferri, oggi in osservazione e probabilmente domani a casa; una coliciste, rapido e semplice.
Io inizio ad essere impaziente per la mia TAC che non si è ancora fatta, anche perchè se non me la fanno oggi temo che l’operazione sarà rinviata. Vediamo cosa succede, io come al solito aspetto.

Il primo verdetto

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“Frammenti di adenocarcinoma ben differenziato del grosso intestino e tessuto di granulazione corrispondente a fondo di ulcera” questo è quanto ripportato nel referto della biopsia.
Il nome di per sé non ispira tenerezza o fiducia. Adenocarcinoma. Anzi direi un pò di antipatia, come quasi tutti i doppi nomi sembra che ti vogliono dire “te chi sei? Sei solo uno Stefano, Roberto, Vittorio; io invece sono Pierluigi, Gianfranco, Gianluca quindi sono di piú di te”. E’ una condizione di opulenza talmente grossa che tracima pure nel nome: due invece che uno! In effetti non ho mai conosciuto qualcuno che, nato in periferia o in borgata, si chiami Piersilvio.
Adenocarcinoma. Cosa significa lo so, o penso di averlo capito cercando su Google leggendo su Wikipedia, insomma attingendo alle fonti universali penso che un tumore è di sicuro, non è detto che sia in uno stato molto avanzato e non è detto che se ne sia andato in giro.
Comunque l’intruso mi ricorda la sua presenza dopo ogni volta che mangio qualcosa. Un pò di mal di pancia e sensazione di andare al bagno me le devo sorbire sempre. Non so dire se pian piano che viene identificato l’intruso anche i sintomi si rendono riconoscibili o se è solo la suggestione dovuta alle letture che ho fatto che mi fa ricondurre qualsiasi sensazione ad un sintomo che ho letto.
Sicuramente non consiglio a chi è suggestionabile di approfondire più di tanto la sua conoscenza teorica. Per me il discorso è diverso e innato, sono curioso di mio. Aveva ragione l’ingegnere Martinozzi, il mio primi datore di lavoro, quando mi disse che io mi sarei sempre trovato male in grandi aziende perchè non mi averebbero permesso di capire tutto. In effetti sono convinto che anche in punto di sepoltura avrei qualche domanda da fare ai becchini su come è fatta la cassa, che legno hanno usato e perché è tagliata cosí eccetera, eccetera.
Adenocarcinoma. E ora che faccio? O meglio io non ho nulla da fare se non aspettare l’operazione di Lunedì dove con mano certosina il chirurgo sfratterà l’intruso. Ma come lo dico agli altri? Parenti, amici, colleghi tutti quelli che, saputo l’esito ospedaliero del mio contrrollo, si sono scossi o incupiti. Chi glielo dice che è un tumore? In teoria dovrei essere io quello cupo o colpito dalla notizia e bisognoso di attenzioni (ma non ne volgio mai troppe…). Mentre io mi sto godendo questo periodo di inattività quasi come se fosse una vacanza……20110519-165912.jpg

“Frammenti di adenocarcinoma ben differenziato del grosso intestino e tessuto di granulazione corrispondente a fondo di ulcera” questo è quanto ripportato nel referto della biopsia.
Il nome di per sé non ispira tenerezza o fiducia. Adenocarcinoma. Anzi direi un pò di antipatia, come quasi tutti i doppi nomi sembra che ti vogliono dire “te chi sei? Sei solo uno Stefano, Roberto, Vittorio; io invece sono Pierluigi, Gianfranco, Gianluca quindi sono di piú di te”. E’ una condizione di opulenza talmente grossa che tracima pure nel nome: due invece che uno! In effetti non ho mai conosciuto qualcuno che, nato in periferia o in borgata, si chiami Piersilvio.
Adenocarcinoma. Cosa significa lo so, o penso di averlo capito cercando su Google leggendo su Wikipedia, insomma attingendo alle fonti universali penso che un tumore è di sicuro, non è detto che sia in uno stato molto avanzato e non è detto che se ne sia andato in giro.
Comunque l’intruso mi ricorda la sua presenza dopo ogni volta che mangio qualcosa. Un pò di mal di pancia e sensazione di andare al bagno me le devo sorbire sempre. Non so dire se pian piano che viene identificato l’intruso anche i sintomi si rendono riconoscibili o se è solo la suggestione dovuta alle letture che ho fatto che mi fa ricondurre qualsiasi sensazione ad un sintomo che ho letto.
Sicuramente non consiglio a chi è suggestionabile di approfondire più di tanto la sua conoscenza teorica. Per me il discorso è diverso e innato, sono curioso di mio. Aveva ragione l’ingegnere Martinozzi, il mio primi datore di lavoro, quando mi disse che io mi sarei sempre trovato male in grandi aziende perchè non mi averebbero permesso di capire tutto. In effetti sono convinto che anche in punto di sepoltura avrei qualche domanda da fare ai becchini su come è fatta la cassa, che legno hanno usato e perché è tagliata cosí eccetera, eccetera.
Adenocarcinoma. E ora che faccio? O meglio io non ho nulla da fare se non aspettare l’operazione di Lunedì dove con mano certosina il chirurgo sfratterà l’intruso. Ma come lo dico agli altri? Parenti, amici, colleghi tutti quelli che, saputo l’esito ospedaliero del mio contrrollo, si sono scossi o incupiti. Chi glielo dice che è un tumore? In teoria dovrei essere io quello cupo o colpito dalla notizia e bisognoso di attenzioni (ma non ne volgio mai troppe…). Mentre io mi sto godendo questo periodo di inattività quasi come se fosse una vacanza……

I risultati dell’esame

Mia moglie, Stefania, non arriva, ma ho trovato due sue chiamate nel telefono. La chiamo per sapere come vá e mi risponde dal motorino. “ti sento male e sono in un posto dove non riesco a fermarmi, sono passata al Salvator Mundi perché erano pronti i risultati della biopsia. Sto arrivando”.
Quindi tra un pò forse saprò qualcosa di piú sulla mia pancia e se il mio ospite è un intruso tranquillo e solitario oppure se è un invadente e inoppotuno.
Aspetto, come al solito.
Spero che l’incrinatura della voce non sia dovuta al fatto che lei ha già letto i risultati; mi dispiace causare tanto dispiacere. Indipendentemente dalla gravità vorrei che fossero tutti un pó piú sereni…Mia moglie, Stefania, non arriva, ma ho trovato due sue chiamate nel telefono. La chiamo per sapere come vá e mi risponde dal motorino. “ti sento male e sono in un posto dove non riesco a fermarmi, sono passata al Salvator Mundi perché erano pronti i risultati della biopsia. Sto arrivando”.
Quindi tra un pò forse saprò qualcosa di piú sulla mia pancia e se il mio ospite è un intruso tranquillo e solitario oppure se è un invadente e inoppotuno.
Aspetto, come al solito.
Spero che l’incrinatura della voce non sia dovuta al fatto che lei ha già letto i risultati; mi dispiace causare tanto dispiacere. Indipendentemente dalla gravità vorrei che fossero tutti un pó piú sereni…

L’ingresso

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Eccomi qui in ospedale. Tutto molto rapido e quasi irreale, anche oggi quando mi sono svegliato ho dovuto fare mente locale per “sintonizzarmi” sulla giornata che mi aspettava e, come al solito da Sabato, mi sono dovuto dire “no, oggi niente ufficio; pensiamo alle cose dell’operazione”. Dumque la mattina è passata tra il fare la borsa per l’ospedale e un tira e molla di telefonate. La prima dall’ufficio ricoveri dove un tizio gentile mi ha invitato a presentarmi nel pomeriggio alle 15:30; dopo circa mezz’ora lo stesso tizio un pò dispiaciuto nello svolgere il suo incarico mi ha detto che non se ne faceva nulla per via di una urgenza. Non pasano nemmeno cinque minuti e mi richiama per chiedermi se, “nel caso l’urgenza rientri, perchè sa spesso dal pronto soccorso bloccano dei posti e poi capita che dirottano il paziente in altre strutture quindi…” io fossi sempre disponibile ad entrare. Ovviamente ho risposto di si.
L’ultima dopo un’altra mezzora dove, esultante, mi ha detto che si era liberato il posto e mi aspettavano nel pomeriggio.
Certo che se uno è un pò ansioso come inizio non è male.
Io sono ancora molto sereno e questo cinema lo vedo più Influente sullo stato d’animo di mia moglie.
L’ingresso è stato un pò come l’arrivo albergo di una nuoae città durante un viaggio; mi sono guradato intorno per capire quali erano i miei spazi: comodino, armadietto, firgorifero (c’è pure il frigorifero personale!), televisore privato con un braccio snodato che te lo mette proprio davanti agli occhi. Per vederlo serve una schedina che si acquista ad un distributore nel corridoio, come pure le cuffie. E’ bellissimo ci sono queste stanze o da quattro o da due con i pazienti sdraiati nei letti di tre tipi: quelli attaccati con tubi e sonde e che soffrono, quelli attaccati con tubi, sonde e cuffiette che guardano la tv e quelli attaccati solo con le cuffiette che guardano la tv. Sembriamo delle gigantesche larve attaccato in tutti i casi a dei macchinari che un pò ci tengono in vita e un pò ci rubano la vita.
Io la tesera non la compro. non per snobbismo, ma perchè tanto la tv non mi interessa. Comunque anche io ho il mio “attacco” con il sistema, un pò meno appariscente e forse questo si più snob, il mio iPad con cui mi creo di volta in volta il mondo che mi interessa.
Dopo avere preso conoscenza e possesso dei miei spazi mi sono cambiato ed infilato nel letto. Inizia la vita dell’ospedale.20110518-115955.jpg

Eccomi qui in ospedale. Tutto molto rapido e quasi irreale, anche oggi quando mi sono svegliato ho dovuto fare mente locale per “sintonizzarmi” sulla giornata che mi aspettava e, come al solito da Sabato, mi sono dovuto dire “no, oggi niente ufficio; pensiamo alle cose dell’operazione”. Dumque la mattina è passata tra il fare la borsa per l’ospedale e un tira e molla di telefonate. La prima dall’ufficio ricoveri dove un tizio gentile mi ha invitato a presentarmi nel pomeriggio alle 15:30; dopo circa mezz’ora lo stesso tizio un pò dispiaciuto nello svolgere il suo incarico mi ha detto che non se ne faceva nulla per via di una urgenza. Non pasano nemmeno cinque minuti e mi richiama per chiedermi se, “nel caso l’urgenza rientri, perchè sa spesso dal pronto soccorso bloccano dei posti e poi capita che dirottano il paziente in altre strutture quindi…” io fossi sempre disponibile ad entrare. Ovviamente ho risposto di si.
L’ultima dopo un’altra mezzora dove, esultante, mi ha detto che si era liberato il posto e mi aspettavano nel pomeriggio.
Certo che se uno è un pò ansioso come inizio non è male.
Io sono ancora molto sereno e questo cinema lo vedo più Influente sullo stato d’animo di mia moglie.
L’ingresso è stato un pò come l’arrivo albergo di una nuoae città durante un viaggio; mi sono guradato intorno per capire quali erano i miei spazi: comodino, armadietto, firgorifero (c’è pure il frigorifero personale!), televisore privato con un braccio snodato che te lo mette proprio davanti agli occhi. Per vederlo serve una schedina che si acquista ad un distributore nel corridoio, come pure le cuffie. E’ bellissimo ci sono queste stanze o da quattro o da due con i pazienti sdraiati nei letti di tre tipi: quelli attaccati con tubi e sonde e che soffrono, quelli attaccati con tubi, sonde e cuffiette che guardano la tv e quelli attaccati solo con le cuffiette che guardano la tv. Sembriamo delle gigantesche larve attaccato in tutti i casi a dei macchinari che un pò ci tengono in vita e un pò ci rubano la vita.
Io la tesera non la compro. non per snobbismo, ma perchè tanto la tv non mi interessa. Comunque anche io ho il mio “attacco” con il sistema, un pò meno appariscente e forse questo si più snob, il mio iPad con cui mi creo di volta in volta il mondo che mi interessa.
Dopo avere preso conoscenza e possesso dei miei spazi mi sono cambiato ed infilato nel letto. Inizia la vita dell’ospedale.

Il giro di notizie

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Come lo dico e, sopratutto, cosa dico? Ho fatto un giro su google con le parole del referto e il quandro non aiuta molto in senso positivo, però effettivamente non vorrei drammatizzare una situazione che, senza la biopsia, rischia di diventare solo una paranoia.
Ieri la mia reazione è stata quella di pensare al peggio, ma in fondo qualsiasi cosa sarà è meglio affrontarla con un sorriso piuttosto che con il muso lungo; tanto se la situazione non è delle più rosee perché peggiorarla con una faccia triste?
E’ una buffa coincidenza, sarà l’effetto della purga preparatoria alla colonscopia, sarà che ho ripreso a mangiare “normalmente” dopo circa due settimane, ma la pancia si fa sentire di continuo con brontolii e rumori vari. Sembra che voglia partecipare a questa riflessione con delle sue considerazioni proprie.
Dicevo riguardo a come affrontare la situazione. Oggi mi sono reso conto di una cosa: che devo spiegarlo a molte persone, parenti, amici, colleghi; non è una cosa cosí semplice, io istintivmente raconterei tutto in modo molto lineare, ma mi sono accorto che spesso le persone sono in imbarazzo e non sanno come comportarsi. Sembra che, una volta appresa la “possibile” serietà della situazione, cadano in un lutto comunicativo e non sappiano più come esprimersi.
Insomma sembra che da persona io divento “malato vero” e forse siamo talmente condizionati dai vari messaggi che non si è più capaci di relazionarsi con chi non è rappresentato dai modelli mediatici.
Comunque lunedí pomeriggio, per fortuna e grazie all’aiuto dei miei parenti, ho un’appuntamento con un chirurgo, vedrò cosa dice.20110519-093807.jpg

Come lo dico e, sopratutto, cosa dico? Ho fatto un giro su google con le parole del referto e il quandro non aiuta molto in senso positivo, però effettivamente non vorrei drammatizzare una situazione che, senza la biopsia, rischia di diventare solo una paranoia.
Ieri la mia reazione è stata quella di pensare al peggio, ma in fondo qualsiasi cosa sarà è meglio affrontarla con un sorriso piuttosto che con il muso lungo; tanto se la situazione non è delle più rosee perché peggiorarla con una faccia triste?
E’ una buffa coincidenza, sarà l’effetto della purga preparatoria alla colonscopia, sarà che ho ripreso a mangiare “normalmente” dopo circa due settimane, ma la pancia si fa sentire di continuo con brontolii e rumori vari. Sembra che voglia partecipare a questa riflessione con delle sue considerazioni proprie.
Dicevo riguardo a come affrontare la situazione. Oggi mi sono reso conto di una cosa: che devo spiegarlo a molte persone, parenti, amici, colleghi; non è una cosa cosí semplice, io istintivmente raconterei tutto in modo molto lineare, ma mi sono accorto che spesso le persone sono in imbarazzo e non sanno come comportarsi. Sembra che, una volta appresa la “possibile” serietà della situazione, cadano in un lutto comunicativo e non sappiano più come esprimersi.
Insomma sembra che da persona io divento “malato vero” e forse siamo talmente condizionati dai vari messaggi che non si è più capaci di relazionarsi con chi non è rappresentato dai modelli mediatici.
Comunque lunedí pomeriggio, per fortuna e grazie all’aiuto dei miei parenti, ho un’appuntamento con un chirurgo, vedrò cosa dice.

L’esame di prevenzione

51 anni compiuti, le ricche mangiate e le bevute con gli amici iniziano a lasciare i segni. La pancia sembra che ogni tanto fa i capricci e decide o di farmi correre o che mi tiene il broncio e non si fa viva per qualche giorno. Poi nelle ultime settimane ho avuto dei dolori molto forti e anche febbre e tosse (e la miseria!); insomma una di quelle forme influenzali che ti stremano e ti fanno ricordare che, a prescindere di quello che hai in quel momento, un controllino con qualche esame è meglio che te lo fai.

Cosí Ieri ho fatto finalmente l’esame di “prevenzione” della colonscopia e, appena risvegliato, il dottore mi Ha detto che ha trovato una formazione che non gli ha permesso di andare oltre i 35 cm e che appena la toccava sanguinava. Quindi mi ha suggerito di contattare un chirurgo, anche solo con il referto (ossia senza i risultati della biopsia), perché rischio l’occlusione intestinale. Sul referto ha scritto: “neoformazione vegetante a manicotto stenosante il lume”.

In questo modo ho saputo di avere un tumore intestinale. O meglio, ad oggi che potrei avere un tumore intestinale in attesa di conferma o smentitta da parte della biopsia. Comunque mi devo operare con la modalità cut-and-paste, come diremmo in ufficio.51 anni compiuti, le ricche mangiate e le bevute con gli amici iniziano a lasciare i segni. La pancia sembra che ogni tanto fa i capricci e decide o di farmi correre o che mi tiene il broncio e non si fa viva per qualche giorno. Poi nelle ultime settimane ho avuto dei dolori molto forti e anche febbre e tosse (e la miseria!); insomma una di quelle forme influenzali che ti stremano e ti fanno ricordare che, a prescindere di quello che hai in quel momento, un controllino con qualche esame è meglio che te lo fai.

Cosí Ieri ho fatto finalmente l’esame di “prevenzione” della colonscopia e, appena risvegliato, il dottore mi Ha detto che ha trovato una formazione che non gli ha permesso di andare oltre i 35 cm e che appena la toccava sanguinava. Quindi mi ha suggerito di contattare un chirurgo, anche solo con il referto (ossia senza i risultati della biopsia), perché rischio l’occlusione intestinale. Sul referto ha scritto: “neoformazione vegetante a manicotto stenosante il lume”.

In questo modo ho saputo di avere un tumore intestinale. O meglio, ad oggi che potrei avere un tumore intestinale in attesa di conferma o smentitta da parte della biopsia. Comunque mi devo operare con la modalità cut-and-paste, come diremmo in ufficio.