Fatigue, stanchezza e la mia cantina

Oggi vado decisamente meglio: sono stanco morto! E’ si sembra strano, con questo ciclo ho sperimentato la differenza tra fatica (fatigue come viene chiamata nei testi che ho letto relativi alla chemio) e stanchezza.

Nei primi giorni del ciclo, anzi fin’ora puntuale al secondo giorno, si presenta la fatica. E’ una sensazione strana, il fisico non è stanco e nemmeno la mente, ma qualsiasi attività o azione diventano pesanti e fisicamente concrete. Per tutti noi, o forse in questo periodo e meglio dire per tutti voi, alcune azioni non esistono, nel senso che on ci pensiamo e non le consideriamo. Per bere solleviamo un bicchiere, ma è un’azione che non si percepisce tra lo spazio del desiderio di bere e la sensazione del liquido in bocca. Bene, se uno ha la fatigue improvvisamente, percepisce il peso del bicchiere e sente lo sforzo fatto dal braccio per contrastare la sua forza di gravità; a questa percezione si aggiunge quella di “sentire” l’energia che si impiega e che ti abbandona nell’azione.

La fatica quindi diventa l’improvvisa consapevolezza di quanta energia uso per qualsiasi cosa e la percezione del fatto che ogni minimo impiego deve essere recuperato e non và sciupato. Da ieri sera la fatigue ha iniziato a diminuire. La distanza tra il desiderio di fare una cosa ed il risultato si è accorciata svuotandosi della nuova percezione. In queste condizioni l’unica cosa che mi và di fare è stare coricato e dormire.

Ma ora ho dificoltà ad addormemtarmi. A letto, ieri sera, mi sentivo un fascio di nervi, agitato e non riuscivo a prendere sonno. Improvvisamente mi sono reso conto che avevo i muscoli delle gambe, della schiena, del sedere e anche della faccia contratti; stavo facendo uno sforzo fisico inutile e non deciso da me. Mi sono rilassato, ho focalizzato ciascun muscolo contraendolo un po’ di piu’ e rilasciandolo, così da rilassare tutto il corpo: operazione perfetta, quasi da santone che medita! In queste condizioni mi sono abbandonato per prender sonno.

Dopo un po’ ancora non mi addormentavo, stavo pensando a cosa fare oggi se avessi avuto le forze aspettando l’arrivo del sonno. Ma niente non arrivava, anzi mi sono reso conto che ero nuovamente tutto teso, i muscoli per conto loro dopo il rilassamento si sono contratti nuovamente! Era come se, dopo la fatigue i muscoli si siano ripresi e con vita autonoma si fossero messi a sperimentare la loro ritrovata mobilità.

Questa altalena è durata un po’ fino a quando, per stanchezza, loro ed io siamo sprofondati nel sonno. Quindi ho capito nettamente la differenza tra la fatica e la stanchezza.
La prima si manifesta fin da prima di un’azione, scoraggia l’intenzione di compierla e porta con se lo sconforto di non riuscire a portarla a termine se non con un dispendio enorme. La stanchezza ha un’effetto identico, ma porta con se la giustificazione che si è accumulata per delle attività già fatte nel passato.

In altre parole se non riesco a mettere a posto la cantina perché ieri ho giocato per 4 ore a calcietto è stanchezza. Se la cantina non la sistemo perché mi sembra uno sforzo fuori dalla mia portata è fatigue.

Tutto ciò a prescindere dalla volontà di fare o meno questa attività: infatti terapia o meno, fatigue o stanchezza, sono circa tre anni che devo mettere a posto la cantina.

Like this on Facebook

Oggi vado decisamente meglio: sono stanco morto! E’ si sembra strano, con questo ciclo ho sperimentato la differenza tra fatica (fatigue come viene chiamata nei testi che ho letto relativi alla chemio) e stanchezza.

Nei primi giorni del ciclo, anzi fin’ora puntuale al secondo giorno, si presenta la fatica. E’ una sensazione strana, il fisico non è stanco e nemmeno la mente, ma qualsiasi attività o azione diventano pesanti e fisicamente concrete. Per tutti noi, o forse in questo periodo e meglio dire per tutti voi, alcune azioni non esistono, nel senso che on ci pensiamo e non le consideriamo. Per bere solleviamo un bicchiere, ma è un’azione che non si percepisce tra lo spazio del desiderio di bere e la sensazione del liquido in bocca. Bene, se uno ha la fatigue improvvisamente, percepisce il peso del bicchiere e sente lo sforzo fatto dal braccio per contrastare la sua forza di gravità; a questa percezione si aggiunge quella di “sentire” l’energia che si impiega e che ti abbandona nell’azione.

La fatica quindi diventa l’improvvisa consapevolezza di quanta energia uso per qualsiasi cosa e la percezione del fatto che ogni minimo impiego deve essere recuperato e non và sciupato. Da ieri sera la fatigue ha iniziato a diminuire. La distanza tra il desiderio di fare una cosa ed il risultato si è accorciata svuotandosi della nuova percezione. In queste condizioni l’unica cosa che mi và di fare è stare coricato e dormire.

Ma ora ho dificoltà ad addormemtarmi. A letto, ieri sera, mi sentivo un fascio di nervi, agitato e non riuscivo a prendere sonno. Improvvisamente mi sono reso conto che avevo i muscoli delle gambe, della schiena, del sedere e anche della faccia contratti; stavo facendo uno sforzo fisico inutile e non deciso da me. Mi sono rilassato, ho focalizzato ciascun muscolo contraendolo un po’ di piu’ e rilasciandolo, così da rilassare tutto il corpo: operazione perfetta, quasi da santone che medita! In queste condizioni mi sono abbandonato per prender sonno.

Dopo un po’ ancora non mi addormentavo, stavo pensando a cosa fare oggi se avessi avuto le forze aspettando l’arrivo del sonno. Ma niente non arrivava, anzi mi sono reso conto che ero nuovamente tutto teso, i muscoli per conto loro dopo il rilassamento si sono contratti nuovamente! Era come se, dopo la fatigue i muscoli si siano ripresi e con vita autonoma si fossero messi a sperimentare la loro ritrovata mobilità.

Questa altalena è durata un po’ fino a quando, per stanchezza, loro ed io siamo sprofondati nel sonno. Quindi ho capito nettamente la differenza tra la fatica e la stanchezza.
La prima si manifesta fin da prima di un’azione, scoraggia l’intenzione di compierla e porta con se lo sconforto di non riuscire a portarla a termine se non con un dispendio enorme. La stanchezza ha un’effetto identico, ma porta con se la giustificazione che si è accumulata per delle attività già fatte nel passato.

In altre parole se non riesco a mettere a posto la cantina perché ieri ho giocato per 4 ore a calcietto è stanchezza. Se la cantina non la sistemo perché mi sembra uno sforzo fuori dalla mia portata è fatigue.

Tutto ciò a prescindere dalla volontà di fare o meno questa attività: infatti terapia o meno, fatigue o stanchezza, sono circa tre anni che devo mettere a posto la cantina.

Like this on Facebook

3 Ciclo si inizia!

2005 Perito Moreno

2005 Perito Moreno

Oggi si ricomincia. E non è che mi và un gran che visto il poco tempo, con energia e salute quasi normale, che mi ha lasciato l’ultimo ciclo. Spero almeno che l’effetto “accumulo” delle medicine, sui sintomi collaterali, non sia esponenziale…..

Like this on Facebook

2005 Perito Moreno

2005 Perito Moreno

Oggi si ricomincia. E non è che mi và un gran che visto il poco tempo, con energia e salute quasi normale, che mi ha lasciato l’ultimo ciclo. Spero almeno che l’effetto “accumulo” delle medicine, sui sintomi collaterali, non sia esponenziale…..

Like this on Facebook

Tana per Apple

Dal sito www.patentlyapple.com

Avevo da poco finito di scrivere le mie riflessioni sui possibili rischi dei nuovi modelli di distribuzione dei contenuti adottati dalle aziende tecnologiche come Amazon, Apple, Google, etc. che ho letto la notizia di una class-action avviata nello stato della California contro alcuni maggiori produttori di e-book (Hachette Book Group, Inc., HarperCollins Publishers, Inc., Macmillan Publishers, Inc., Penguin Group (USA) Inc. & Simon & Schuster, Inc.) ed Apple per aver costituito un cartello con lo scopo di tenere alti i prezzi degli e-book per non far precipitare il mercato classico dei libri su carta.

Non ho idea quanto possa essere fondata l’accusa, ma, per informazione, è educativo leggere l’atto originale, disponibile a questo link. Nel documento si riporta un’accurata analisi del mercato ed un paragone tra il modello di agenzia adottato da Apple che lascia stabilire il prezzo all’editore e lei si tiene la modica percentuale del 30%, con il modello di vendita all’ingrosso adottato da Amazon dove il prezzo verso i clienti è stabilito da Amazon a partire dal prezzo di acquisto  negoziato con l’editore.

La notizia della citazione l’ho letta sul sito http://www.patentlyapple.com nell’articolo intitolato The Grand eBook Conspiracy: Class Action Efforts Launched against Apple.

Dal sito www.patentlyapple.com

Avevo da poco finito di scrivere le mie riflessioni sui possibili rischi dei nuovi modelli di distribuzione dei contenuti adottati dalle aziende tecnologiche come Amazon, Apple, Google, etc. che ho letto la notizia di una class-action avviata nello stato della California contro alcuni maggiori produttori di e-book (Hachette Book Group, Inc., HarperCollins Publishers, Inc., Macmillan Publishers, Inc., Penguin Group (USA) Inc. & Simon & Schuster, Inc.) ed Apple per aver costituito un cartello con lo scopo di tenere alti i prezzi degli e-book per non far precipitare il mercato classico dei libri su carta.

Non ho idea quanto possa essere fondata l’accusa, ma, per informazione, è educativo leggere l’atto originale, disponibile a questo link. Nel documento si riporta un’accurata analisi del mercato ed un paragone tra il modello di agenzia adottato da Apple che lascia stabilire il prezzo all’editore e lei si tiene la modica percentuale del 30%, con il modello di vendita all’ingrosso adottato da Amazon dove il prezzo verso i clienti è stabilito da Amazon a partire dal prezzo di acquisto  negoziato con l’editore.

La notizia della citazione l’ho letta sul sito http://www.patentlyapple.com nell’articolo intitolato The Grand eBook Conspiracy: Class Action Efforts Launched against Apple.

Lo scippo della proprietà privata e l’estinzione dei consumatori

60 Dic 22 Vittorio e Virginia

Anni 60

In questi giorni ho avuto modo di apprezzare i molteplici usi che si possono fare di un tablet collegato in rete. L’ho utilizzato per leggere libri, vedere notiziari, giocare, ascoltare la radio, la musica e gli audiolibri; per studiare, per fare ricerche e per le attività di gestione domestica delle utenze e del conto in banca. Penso che senza, nella mia attuale condizione vacillante tra malato e convalescente, non avrei mai potuto fare tutte queste cose, ma sopratutto non le avrei potute fare con l’autonomia che il tablet mi ha permesso.

Questo entusiasmo verso lo strumento mi colpisce; mi sento come un seguace devoto di una nuova religione. Inevitabilmente ho iniziato a riflettere.

Per prima cosa mi sono incuriosito al fenomeno ed alla nascita dello stesso. Partendo da me (dal personale), posso dire che ho comprato l’iPad della Apple a Giugno dello scorso anno per curiosità, non certo per bisogno. Mi aveva subito colpito la sua facilità d’utilizzo e l’ho definitivamente constatata quando ho visto che mia suocera, di 76 anni, stava leggendo il giornale sull’iPad da me lasciato incustodito. Lei ha sempre avuto un misto di paura e soggezione per le cose tecnologiche, figuriamoci mettere le mani su un mouse! Invece, dopo avermi visto usare l’iPad per leggere il giornale, si è lanciata in modo autonomo scavalcando qualsiasi barriera tecnologica.
Da un punto di vista più generale (il sociale) non si può non osservare che questo fenomeno, apparentemente così consolidato, è nuovissimo. Nasce nell’Aprile del 2010 con il lancio del’iPad ed il conseguente inseguimento da parte di concorrenti come Samsung, HP, Archos, Motorola ed altri; dopo solo un anno un mercato prima inesistente ora conta circa 70 milioni di utenti di cui 47 sono “devoti” iPad (vedi questo link). Se a questi numeri aggiungiamo anche i possessori di iPhone, che si basa sulla stessa piattaforma software, abbiamo 200 milioni di utenti solo per Apple (dai dati forniti dalla stessa Apple al WWDC 2011).

Oggi questo fenomeno sta prendendo sempre più piede tanto da far prevedere, a qualche analista, la scomparsa del PC. Inoltre la spinta innovativa, che si concretizza con il lancio ogni anno di nuovi dispositivi, aumenta per moda la velocità di diffusione. Questa innovazione non si ferma esclusivamente al miglioramento tecnologico dei prodotti, ma si spinge anche nel ripensamento dei modelli di distribuzione dei contenuti. Infatti tutti i produttori di questi dispositivi intelligenti, che non sono più solo telefoni o solo riproduttori di musica, mettono a disposizione, o stanno per mettere a disposizione, dei meccanismi di distribuzione di musica, libri, riviste, giornali, film ed altro che promettono di facilitare la vita a noi utenti e non solo.
Le potenzialità di questi nuovi modelli di distribuzione sono già state colte da alcune aziende, in particolare da molti giornali che hanno smesso di uscire su carta, abbattendo i costi di produzione e distribuzione, e sono diventati dei giornali online; per ora con risultati altalenanti (vedi alcuni dati a questo link), ma probabilmene prendendo una strada obbligata all’alternativa della chiusura o del fallimento.

Tornando ai nostri meravilgiosi dispositivi, l’aspetto più noioso ed ostico ai più è il cordone ombelicale ancora esistente con i PC: infatti per poter suonare la mia musica, vedere le mie foto o leggere i miei libri devo possedere un PC, collegargli il dispositivo e, tramite un programma, trasferire i contenuti che voglio portarmi in giro. Questo implica due cose: un restringimento del mercato ai soli utenti possessori di un PC e una ridotta facilità d’utilizzo. Sono molti i miei amici che, una volta in possesso del tanto desiderato oggetto chiedono aiuto per inizare ad utilizzarlo.

Le nuove proposte puntano a rimovere definitivamente questo vincolo. Sono dei modelli di distribuzione che si basano sui meccanismi di Cloud Computing; ossia sul fatto che noi con i nostri dispositivi ci collegheremo, tramite Internet, a dei centri di elaborazione dati dove sarà disponibile un’enorme capacità di memorizzare dati. Quindi la nostra musica, le nostre foto non dovranno risiedere più sui nostri PC, e ne potremo disporre da qualsiasi dispositivo che si collegherà a questi centri. E’ proprio questo il concetto di Cloud Computing: a me che sono utente non è necessario (e in fondo non mi importa) conoscere o saper utilizzare la tecnologia impiegata, ma basta potermi collegare ed accedere ai miei libri o alle mie foto.
In fondo, riflettendoci, è lo stesso modello di distribuzione utilizzato dalla televisione: noi non sappiamo (e non vogliamo sapere) come funzionano i ponti radio, i trasmettitori televisivi, che formato hanno le trasmissioni; compriamo un televisore di cui impariamo l’uso del telecomando e, una volta collegato all’antenna, di cui non sappiamo nulla e che non abbiamo né scelto né comprato, noi vogliamo solo scegliere i programmi da guardare.

Ma torniamo ai nostri nuovi giocattoli. Apple ha annunciato quest’anno un servizio gratuito chiamato iCloud. Quello che attualment promette è di mantenere sicronizzati tutti i nostri dispositivi con gli stessi contenuti, ossia basta che da uno dei miei dispositivi, ad esempio dal PC carico un mio libro e lo potrò leggere anche dal mio tablet o dal mio smartphone. Quindi la mia dipendenza dal dispositivo PC per caricare i contenuti si riduce soltanto alla prima volta, ma questo non basta.
Apple ha stretto accordi con EMI, Sony, Warner, Universal (vedi link) per poter distribuire i loro cataloghi musicali tramite iCloud e tutto lo spazio per memorizzare musica acquistata da questi cataloghi sarà gratuito. Non solo, ma metterà a disposizione un servizio, a pagamento, che permetterà di fare una scansione della musica sul mio PC, riconoscere i brani che possiedo e mettermeli a disposizione su tutti i miei dispositivi senza doverli caricare. Avendo a disposizione, dalle maggiori case discografiche, un totale di circa 18 milioni di brani, praticamente non dovrò più fare dei trasferimenti dal mio PC.

E qui iniziano le mie perplessità. E’ chiaro che, per semplicità e per prezzi, sarà sempre più conveniente effettuare acquisti da questo store elettronico invece che dai negozi convenzionali, ma si possono considerare acquisti? Non voglio affrontare il discorso della pirateria e delle copie illegali, ma c’è qualcosa, in questi cambiamenti, che mi suona stonata.

Oggi io vado in libreria e compro un libro; questo significa che compro la copertina e le pagine del libro, ma anche il diritto a leggere il suo contenuto. Ossia la mia proprietà si esplicita tramite il possesso del supporto che compro. Consideriamo un’altro esempio, quando “compro” un CD in realtà il mio possesso è relativo al supporto su cui la musica è registrata perchè la musica non è mia. l’acquisto mi da il diritto solo di riprodurre a certe condizioni la musica, per esempio ad uso privato e non in uno spettacolo o in una trasmissione. Questo significa che se voglio posso prestarlo ad un amico, posso scambiarlo o posso rivenderlo come usato. La stessa cosa per un libro.

Ma se passeranno questi nuovi modelli di distribuzione io non sarò più “proprietario” di nulla, non potrò più rivendere come usate le mie cose e neanche prestarle perchè potranno essere utilizzate solo sui dispositivi registrati a mio nome.

Non solo, più acquisti faccio su questa piattaforma e più sarò legato, di conseguenza, a comprare dispositivi in grado di collegarsi con essa. In parole semplici più cose acquisto su iCloud e più sono vincolato a comprare nel tempo i dispositivi di Apple.
Inizialmente si potrebbe obiettare che questo non è vero perchè il dispositivo con cui effettuo l’acquisto resta mio e quindi con quello posso sempre accedere ai contenuti comprati. Ma è un’obiezione miope che non tiene conto dell’evoluzione congiunta tra la tecnologia dei dispositivi e quella dei programmi che in essi vengono eseguiti, significa che, uscendo un nuovo dispositivo all’anno, molto probabilmente, tra 3-4 anni o forse meno, il mio attuale iPad non sarà in grado di eseguire la maggior parte dei programmi e, anche se volessi usarlo solo per ascoltare la mia musica, dovrò sostituirlo perchè il programma per suonare la musica si sarà aggiornato, ma non potrà essere eseguito sul mio attuale iPad diventato da museo.

Questo è un fenomeno generalmente sempre più diffuso in una società basata sui consumi dove più i beni diventano inutilizzabili e più si devono ricomprare. Questo lo vediamo già in molti aspetti della nostra vita: i televisori costano molto di meno, ma questo non è un beneficio per l’utente finale perché praticamente non si riparano più e quindi si sostituiscono più spesso. Lo stesso vale per gli altri elettrodomestici e per tutti quegli oggetti di cui, in silenzio ed in modo graduale, sono spariti tutti i negozi che vendevano ricambi.

Ma in questo caso mi sembra che la situazione sia più subdola. Si trasforma in modo abbastanza esplicito il rapporto utente-azienda. Se quando acquisto un nuovo televisore posso cambiare marca, io mantengo un potere decisionale, ma se le trasmissioni che vedo si potessero vedere solo tramite alcune o una sola marca di televisori  non posso fare altro che ricomprare la stessa marca.

Questo mi preoccupa. Anche se non mi è mai piaciuto, il mio potere di consumatore mi è sempre rimasto nel momento dell’acquisto, ora vedo un circuito-trappola che, se è come penso, non mi piace. Inizio comprando un dispositivo, poi grazie alla sua semplicità d’uso faccio un’abbonamento ad una rivista, compro dei libri, della musica; quando vorrò cambiarlo i miei acquisti passati mi condizioneranno nella scelta. Se cambio dispositivo, per esempio se invece che Apple prendo un dispositivo basato su Androind, perdo la mia musica, le mie riviste, i miei libri!

Se il passaggio da cliente a consumatore avvenuto nel passato (gradualmente negli anni 80 primi dei 90), ha confinato il mio potere decisionale ai momenti di sostituzione dei prodotti, ora assito ad un ulteriore passaggio da consumatore ad utente-abbonato. La mia scelta sarà sempre di più limitata a quella iniziale e poi sarà sempre più difficile, ed economicamente sconveniente, effettuarne di differenti. Siamo destinati ad un’esistenza sempre più concentrata sulla necessità del lavoro per ottenere una disponibilità economica quasi tutta già impegnata in abbonamenti, mutui, rate, bollette?

Mi ricorda il mondo di Matrix dove alle persone viene prelevata la loro linfa vitale allevandole in delle capsule, ma dandogli l’illusione di avere una vita reale.

60 Dic 22 Vittorio e Virginia

Anni 60

In questi giorni ho avuto modo di apprezzare i molteplici usi che si possono fare di un tablet collegato in rete. L’ho utilizzato per leggere libri, vedere notiziari, giocare, ascoltare la radio, la musica e gli audiolibri; per studiare, per fare ricerche e per le attività di gestione domestica delle utenze e del conto in banca. Penso che senza, nella mia attuale condizione vacillante tra malato e convalescente, non avrei mai potuto fare tutte queste cose, ma sopratutto non le avrei potute fare con l’autonomia che il tablet mi ha permesso.

Questo entusiasmo verso lo strumento mi colpisce; mi sento come un seguace devoto di una nuova religione. Inevitabilmente ho iniziato a riflettere.

Per prima cosa mi sono incuriosito al fenomeno ed alla nascita dello stesso. Partendo da me (dal personale), posso dire che ho comprato l’iPad della Apple a Giugno dello scorso anno per curiosità, non certo per bisogno. Mi aveva subito colpito la sua facilità d’utilizzo e l’ho definitivamente constatata quando ho visto che mia suocera, di 76 anni, stava leggendo il giornale sull’iPad da me lasciato incustodito. Lei ha sempre avuto un misto di paura e soggezione per le cose tecnologiche, figuriamoci mettere le mani su un mouse! Invece, dopo avermi visto usare l’iPad per leggere il giornale, si è lanciata in modo autonomo scavalcando qualsiasi barriera tecnologica.
Da un punto di vista più generale (il sociale) non si può non osservare che questo fenomeno, apparentemente così consolidato, è nuovissimo. Nasce nell’Aprile del 2010 con il lancio del’iPad ed il conseguente inseguimento da parte di concorrenti come Samsung, HP, Archos, Motorola ed altri; dopo solo un anno un mercato prima inesistente ora conta circa 70 milioni di utenti di cui 47 sono “devoti” iPad (vedi questo link). Se a questi numeri aggiungiamo anche i possessori di iPhone, che si basa sulla stessa piattaforma software, abbiamo 200 milioni di utenti solo per Apple (dai dati forniti dalla stessa Apple al WWDC 2011).

Oggi questo fenomeno sta prendendo sempre più piede tanto da far prevedere, a qualche analista, la scomparsa del PC. Inoltre la spinta innovativa, che si concretizza con il lancio ogni anno di nuovi dispositivi, aumenta per moda la velocità di diffusione. Questa innovazione non si ferma esclusivamente al miglioramento tecnologico dei prodotti, ma si spinge anche nel ripensamento dei modelli di distribuzione dei contenuti. Infatti tutti i produttori di questi dispositivi intelligenti, che non sono più solo telefoni o solo riproduttori di musica, mettono a disposizione, o stanno per mettere a disposizione, dei meccanismi di distribuzione di musica, libri, riviste, giornali, film ed altro che promettono di facilitare la vita a noi utenti e non solo.
Le potenzialità di questi nuovi modelli di distribuzione sono già state colte da alcune aziende, in particolare da molti giornali che hanno smesso di uscire su carta, abbattendo i costi di produzione e distribuzione, e sono diventati dei giornali online; per ora con risultati altalenanti (vedi alcuni dati a questo link), ma probabilmene prendendo una strada obbligata all’alternativa della chiusura o del fallimento.

Tornando ai nostri meravilgiosi dispositivi, l’aspetto più noioso ed ostico ai più è il cordone ombelicale ancora esistente con i PC: infatti per poter suonare la mia musica, vedere le mie foto o leggere i miei libri devo possedere un PC, collegargli il dispositivo e, tramite un programma, trasferire i contenuti che voglio portarmi in giro. Questo implica due cose: un restringimento del mercato ai soli utenti possessori di un PC e una ridotta facilità d’utilizzo. Sono molti i miei amici che, una volta in possesso del tanto desiderato oggetto chiedono aiuto per inizare ad utilizzarlo.

Le nuove proposte puntano a rimovere definitivamente questo vincolo. Sono dei modelli di distribuzione che si basano sui meccanismi di Cloud Computing; ossia sul fatto che noi con i nostri dispositivi ci collegheremo, tramite Internet, a dei centri di elaborazione dati dove sarà disponibile un’enorme capacità di memorizzare dati. Quindi la nostra musica, le nostre foto non dovranno risiedere più sui nostri PC, e ne potremo disporre da qualsiasi dispositivo che si collegherà a questi centri. E’ proprio questo il concetto di Cloud Computing: a me che sono utente non è necessario (e in fondo non mi importa) conoscere o saper utilizzare la tecnologia impiegata, ma basta potermi collegare ed accedere ai miei libri o alle mie foto.
In fondo, riflettendoci, è lo stesso modello di distribuzione utilizzato dalla televisione: noi non sappiamo (e non vogliamo sapere) come funzionano i ponti radio, i trasmettitori televisivi, che formato hanno le trasmissioni; compriamo un televisore di cui impariamo l’uso del telecomando e, una volta collegato all’antenna, di cui non sappiamo nulla e che non abbiamo né scelto né comprato, noi vogliamo solo scegliere i programmi da guardare.

Ma torniamo ai nostri nuovi giocattoli. Apple ha annunciato quest’anno un servizio gratuito chiamato iCloud. Quello che attualment promette è di mantenere sicronizzati tutti i nostri dispositivi con gli stessi contenuti, ossia basta che da uno dei miei dispositivi, ad esempio dal PC carico un mio libro e lo potrò leggere anche dal mio tablet o dal mio smartphone. Quindi la mia dipendenza dal dispositivo PC per caricare i contenuti si riduce soltanto alla prima volta, ma questo non basta.
Apple ha stretto accordi con EMI, Sony, Warner, Universal (vedi link) per poter distribuire i loro cataloghi musicali tramite iCloud e tutto lo spazio per memorizzare musica acquistata da questi cataloghi sarà gratuito. Non solo, ma metterà a disposizione un servizio, a pagamento, che permetterà di fare una scansione della musica sul mio PC, riconoscere i brani che possiedo e mettermeli a disposizione su tutti i miei dispositivi senza doverli caricare. Avendo a disposizione, dalle maggiori case discografiche, un totale di circa 18 milioni di brani, praticamente non dovrò più fare dei trasferimenti dal mio PC.

E qui iniziano le mie perplessità. E’ chiaro che, per semplicità e per prezzi, sarà sempre più conveniente effettuare acquisti da questo store elettronico invece che dai negozi convenzionali, ma si possono considerare acquisti? Non voglio affrontare il discorso della pirateria e delle copie illegali, ma c’è qualcosa, in questi cambiamenti, che mi suona stonata.

Oggi io vado in libreria e compro un libro; questo significa che compro la copertina e le pagine del libro, ma anche il diritto a leggere il suo contenuto. Ossia la mia proprietà si esplicita tramite il possesso del supporto che compro. Consideriamo un’altro esempio, quando “compro” un CD in realtà il mio possesso è relativo al supporto su cui la musica è registrata perchè la musica non è mia. l’acquisto mi da il diritto solo di riprodurre a certe condizioni la musica, per esempio ad uso privato e non in uno spettacolo o in una trasmissione. Questo significa che se voglio posso prestarlo ad un amico, posso scambiarlo o posso rivenderlo come usato. La stessa cosa per un libro.

Ma se passeranno questi nuovi modelli di distribuzione io non sarò più “proprietario” di nulla, non potrò più rivendere come usate le mie cose e neanche prestarle perchè potranno essere utilizzate solo sui dispositivi registrati a mio nome.

Non solo, più acquisti faccio su questa piattaforma e più sarò legato, di conseguenza, a comprare dispositivi in grado di collegarsi con essa. In parole semplici più cose acquisto su iCloud e più sono vincolato a comprare nel tempo i dispositivi di Apple.
Inizialmente si potrebbe obiettare che questo non è vero perchè il dispositivo con cui effettuo l’acquisto resta mio e quindi con quello posso sempre accedere ai contenuti comprati. Ma è un’obiezione miope che non tiene conto dell’evoluzione congiunta tra la tecnologia dei dispositivi e quella dei programmi che in essi vengono eseguiti, significa che, uscendo un nuovo dispositivo all’anno, molto probabilmente, tra 3-4 anni o forse meno, il mio attuale iPad non sarà in grado di eseguire la maggior parte dei programmi e, anche se volessi usarlo solo per ascoltare la mia musica, dovrò sostituirlo perchè il programma per suonare la musica si sarà aggiornato, ma non potrà essere eseguito sul mio attuale iPad diventato da museo.

Questo è un fenomeno generalmente sempre più diffuso in una società basata sui consumi dove più i beni diventano inutilizzabili e più si devono ricomprare. Questo lo vediamo già in molti aspetti della nostra vita: i televisori costano molto di meno, ma questo non è un beneficio per l’utente finale perché praticamente non si riparano più e quindi si sostituiscono più spesso. Lo stesso vale per gli altri elettrodomestici e per tutti quegli oggetti di cui, in silenzio ed in modo graduale, sono spariti tutti i negozi che vendevano ricambi.

Ma in questo caso mi sembra che la situazione sia più subdola. Si trasforma in modo abbastanza esplicito il rapporto utente-azienda. Se quando acquisto un nuovo televisore posso cambiare marca, io mantengo un potere decisionale, ma se le trasmissioni che vedo si potessero vedere solo tramite alcune o una sola marca di televisori  non posso fare altro che ricomprare la stessa marca.

Questo mi preoccupa. Anche se non mi è mai piaciuto, il mio potere di consumatore mi è sempre rimasto nel momento dell’acquisto, ora vedo un circuito-trappola che, se è come penso, non mi piace. Inizio comprando un dispositivo, poi grazie alla sua semplicità d’uso faccio un’abbonamento ad una rivista, compro dei libri, della musica; quando vorrò cambiarlo i miei acquisti passati mi condizioneranno nella scelta. Se cambio dispositivo, per esempio se invece che Apple prendo un dispositivo basato su Androind, perdo la mia musica, le mie riviste, i miei libri!

Se il passaggio da cliente a consumatore avvenuto nel passato (gradualmente negli anni 80 primi dei 90), ha confinato il mio potere decisionale ai momenti di sostituzione dei prodotti, ora assito ad un ulteriore passaggio da consumatore ad utente-abbonato. La mia scelta sarà sempre di più limitata a quella iniziale e poi sarà sempre più difficile, ed economicamente sconveniente, effettuarne di differenti. Siamo destinati ad un’esistenza sempre più concentrata sulla necessità del lavoro per ottenere una disponibilità economica quasi tutta già impegnata in abbonamenti, mutui, rate, bollette?

Mi ricorda il mondo di Matrix dove alle persone viene prelevata la loro linfa vitale allevandole in delle capsule, ma dandogli l’illusione di avere una vita reale.

E va bene la sconto tutta…

Rondini a Montecanepino

… la presunzione di ieri. Dopo aver dormito profondamente per ben 9 ore mi sono svegliato ancora distrutto. Oggi niente passeggiata e nient’altro, sembra che sia faticoso anche respirare! L’unica soluzione è una giornata di totale riposo.

Rondini a Montecanepino

… la presunzione di ieri. Dopo aver dormito profondamente per ben 9 ore mi sono svegliato ancora distrutto. Oggi niente passeggiata e nient’altro, sembra che sia faticoso anche respirare! L’unica soluzione è una giornata di totale riposo.

Domani basta veleno

Xeloda

La dose mattutina sul tavolo della cucina

Oggi la fatica è stata sovrumana, ma non sono stato con le mani in mano, quindi sono soddisfatto. E’ singolare essere soddisfatti quando, andando al bagno, ti siedi per fare pipì così ti puoi riposare del tragitto divano-bagno…

Però non me la posso prendere con il veleno quotidiano, ma con me visto che la giornata e’ iniziata con una passeggiata di 4km ed è proseguita, nel pomeriggio dopo un pisolino, con una sessione di montaggio mensole. Quindi sono soddisfatto di poter pensare che la causa dello sfinimento siano le cose che ho fatto e non le pillole che prendo. Stramazzato sulla sedia osservo le mensole e mi sembrano un capolavoro colossale.
Comunque domani è la fine della seconda settimana, quindi è la fine della somministrazione quotidiana del veleno. Anche se con sintomi crescenti rispetto al primo ciclo inizia una settimana di relativa pace. Vediamo come vanno le energie.

Xeloda

La dose mattutina sul tavolo della cucina

Oggi la fatica è stata sovrumana, ma non sono stato con le mani in mano, quindi sono soddisfatto. E’ singolare essere soddisfatti quando, andando al bagno, ti siedi per fare pipì così ti puoi riposare del tragitto divano-bagno…

Però non me la posso prendere con il veleno quotidiano, ma con me visto che la giornata e’ iniziata con una passeggiata di 4km ed è proseguita, nel pomeriggio dopo un pisolino, con una sessione di montaggio mensole. Quindi sono soddisfatto di poter pensare che la causa dello sfinimento siano le cose che ho fatto e non le pillole che prendo. Stramazzato sulla sedia osservo le mensole e mi sembrano un capolavoro colossale.
Comunque domani è la fine della seconda settimana, quindi è la fine della somministrazione quotidiana del veleno. Anche se con sintomi crescenti rispetto al primo ciclo inizia una settimana di relativa pace. Vediamo come vanno le energie.

2 ciclo 2 settimana 5 giorno

20110807-172423.jpg
Mi sono stufato di sentirmi fiacco e senza forze, quindi ho deciso di riprendere le passeggiate mattutine e di non attendere di sentirmi in forma.
Oggi alle 7:00 visto che ero sveglio da un pò sono uscito e qui, nelle Marche, dove passo parte del ciclo di terapia, trovo subito la campagna. Con il fresco della mattina ed un sole per niente fastidioso, sono riuscito a fare quattro km per le strade tra i campi.

Durante la passeggiata ho fatto incontri impossibili per la vita di Roma. Prima un serpente mi ha attraversato la strada; era piccolo di circa 30 centimetri con una testa bianca e nera ed il corpo scuro ed affusolato. Si muoveva a zig-zag con la testa alta un pò inclinata verso di me per ossevarmi. Sembrava impaurito e che volesse controllare i miei movimenti mentre rapido sull’asfalto si precipitava a nascondersi nell’erba alta al bordo della strada.
Poco dopo l’asfalto è finito e la strada è diventata sterrata, sulla destra un campo di griasoli oramai secchi e senza petali, a destra erba alta di un campo incolto con qualche albero d’ulivo e dei fichi. Improvvisamente facendo un chiasso assordante si sono alzati in volo, scappando, due uccelli scuri e grandi come polli. Non so cosa fossero, forse fagiani, ma questa volta mi sono preso un bello spavento.
Ma l’incontro più bello è stato l’ultimo. Un campo in discesa sul fianco di una collina, arato da poco, era costeggiato da una fitta boscaglia di quercie e sottobosco. Dall’alto della collina lungo il confine tra il campo ed il bosco è corsa giù di fretta, anche lei guardandomi per misurare la mia perocolosità, una volpe. La coda lunga quanto il corpo rosso fulvo, il muso appuntito, sveglio. E’ scesa giù verso di me, si è fermata a circa 100 metri e mi ha guardato a lungo. Io continuavo a camminare con lo stesso incedere guardandola, avrà pensato che non mi interessava, ma che non era prudente cercare ulteriori verifiche ed è sparita nel sottobosco.

A casa, dopo colazione sono crollato nella solita sensazione di affaticamento, ma intanto me la sono goduta, domani riprovo.

Dov’è la saggezza
che abbiamo perso in conoscenza?
Dov’è la conoscenza
che abbiamo perso in informazione?
(T.S. Eliot, 1934)20110807-172423.jpg
Mi sono stufato di sentirmi fiacco e senza forze, quindi ho deciso di riprendere le passeggiate mattutine e di non attendere di sentirmi in forma.
Oggi alle 7:00 visto che ero sveglio da un pò sono uscito e qui, nelle Marche, dove passo parte del ciclo di terapia, trovo subito la campagna. Con il fresco della mattina ed un sole per niente fastidioso, sono riuscito a fare quattro km per le strade tra i campi.

Durante la passeggiata ho fatto incontri impossibili per la vita di Roma. Prima un serpente mi ha attraversato la strada; era piccolo di circa 30 centimetri con una testa bianca e nera ed il corpo scuro ed affusolato. Si muoveva a zig-zag con la testa alta un pò inclinata verso di me per ossevarmi. Sembrava impaurito e che volesse controllare i miei movimenti mentre rapido sull’asfalto si precipitava a nascondersi nell’erba alta al bordo della strada.
Poco dopo l’asfalto è finito e la strada è diventata sterrata, sulla destra un campo di griasoli oramai secchi e senza petali, a destra erba alta di un campo incolto con qualche albero d’ulivo e dei fichi. Improvvisamente facendo un chiasso assordante si sono alzati in volo, scappando, due uccelli scuri e grandi come polli. Non so cosa fossero, forse fagiani, ma questa volta mi sono preso un bello spavento.
Ma l’incontro più bello è stato l’ultimo. Un campo in discesa sul fianco di una collina, arato da poco, era costeggiato da una fitta boscaglia di quercie e sottobosco. Dall’alto della collina lungo il confine tra il campo ed il bosco è corsa giù di fretta, anche lei guardandomi per misurare la mia perocolosità, una volpe. La coda lunga quanto il corpo rosso fulvo, il muso appuntito, sveglio. E’ scesa giù verso di me, si è fermata a circa 100 metri e mi ha guardato a lungo. Io continuavo a camminare con lo stesso incedere guardandola, avrà pensato che non mi interessava, ma che non era prudente cercare ulteriori verifiche ed è sparita nel sottobosco.

A casa, dopo colazione sono crollato nella solita sensazione di affaticamento, ma intanto me la sono goduta, domani riprovo.

Dov’è la saggezza
che abbiamo perso in conoscenza?
Dov’è la conoscenza
che abbiamo perso in informazione?
(T.S. Eliot, 1934)

2 Ciclo 1 Settimana 5 Giorno

20110731-114421.jpg
Alla fine le tre settimane del primo ciclo non sono state così sconfortanti. I primi 4-5 giorni sono stati durissimi, una sensazione di fatica e sfinimento che non finiva mai. Ma poi le forze sono tornate ed è stato tutto un pò più normale. Mi sono convinto che anche i sintomi rispettino un andamento ciclico che li vede concentrati, con il massimo dei fastidi e dello sconforto, nei giorni successivi alla flebo.
Verso la finee del primo ciclo sono riuscito addirittura ad andare all’IKEA e scegliermi una scrivania e dei mobili per l’angolo studio a Montecanepino (ovviamente non li ho portati io a casa…).

Ora siamo al secondo giro, ed è iniziato peggio: fastidi ed effetti si sono presentati subito e più forti. Questa volta l’oncologo che mi segue era in ferie e mi ha visitato una dottoressa che si è dimostrata anche lei molto gentile ed attenta ai miei sintomi e dubbi.
Per i precedenti problemi di flebite ha deciso di allungare i tempi di somministrazione della terapia, così sono rimasto per cinque ore in ospedale. Durante la flebo ho iniziato ad avere dei crampi ai polpacci, un senso di rigidità alle gambe e verso la fine mi sono apparsi sul braccio una serie di puntini rossi che crescendo sono diventati una bella chiazza rossa sul braccio (mi sa che si chiama rush cutaneo), ma appena terminata la somministrazione sono spariti.
Non è sparito il senso di intontimento e fatica che nei primi giorni peggiora con il cortisone. Invece sono riapparsi in modo più fastidioso i sintomi di formicolio, difficoltà di movimento delle mani, dolori alle gambe con la difficoltà conseguente di camminare. Il tutto accompagnato da una sensazione di affaticamento e debolezza mai provate fin’ora.
Mi trovo sdraiato sul letto e mi sento come se fossi senza ossa e l’idea di alzarmi per andare al bagno od anche muovere solo un braccio mi sembrano imprese epiche. Anche in questo stato capita, improvvisamente, di sentirisi più affaticati; sembra impossibile, sono lì che non riesco a parlare e penso che non si può essere pià deboli di così ed un istante dopo mi sento sprofondare in una debolezza maggiore che lascia la sconfortante sensazione di sentirsi risucchiati in un abbisso.

Lo so che tutti questi sintomi mi sono stati accuratamente e correttamente descritti dal mio dottore, ero stato informato e preparato su quanto mi sarebbe potutto accadere. Lo avavo capito molto bene anche perchè cercando i nomi dei miei farmaci (Eloxatin e Xeloda) in internet avevo approfondito l’argomento. Però un conto è sapere le cose e un conto è provarle sulla pelle, ma questo l’ho già detto.

Ora il fatto di averle già provate e di conoscerle non aiuta molto è solo con la testa che mi aggrappo al ricorodo delle scorse settimane per ripetermi “tra qualche giorno andrà meglio”. Ed oggi è un giorno che inizia ad andare meglio, certo l’intestino non aiuta e sono passato alla fase che passo più tempo al bagno che nelle altre stanze, ma le crisi di fatica ciclopica si sono diradate. Questa notte quando alle quattro mi sono alzato per correre al bagno ero felice di sentirmi addosso tutta quella energia anche se dovevo spenderla sul trono di ceramica…..20110731-114421.jpg
Alla fine le tre settimane del primo ciclo non sono state così sconfortanti. I primi 4-5 giorni sono stati durissimi, una sensazione di fatica e sfinimento che non finiva mai. Ma poi le forze sono tornate ed è stato tutto un pò più normale. Mi sono convinto che anche i sintomi rispettino un andamento ciclico che li vede concentrati, con il massimo dei fastidi e dello sconforto, nei giorni successivi alla flebo.
Verso la finee del primo ciclo sono riuscito addirittura ad andare all’IKEA e scegliermi una scrivania e dei mobili per l’angolo studio a Montecanepino (ovviamente non li ho portati io a casa…).

Ora siamo al secondo giro, ed è iniziato peggio: fastidi ed effetti si sono presentati subito e più forti. Questa volta l’oncologo che mi segue era in ferie e mi ha visitato una dottoressa che si è dimostrata anche lei molto gentile ed attenta ai miei sintomi e dubbi.
Per i precedenti problemi di flebite ha deciso di allungare i tempi di somministrazione della terapia, così sono rimasto per cinque ore in ospedale. Durante la flebo ho iniziato ad avere dei crampi ai polpacci, un senso di rigidità alle gambe e verso la fine mi sono apparsi sul braccio una serie di puntini rossi che crescendo sono diventati una bella chiazza rossa sul braccio (mi sa che si chiama rush cutaneo), ma appena terminata la somministrazione sono spariti.
Non è sparito il senso di intontimento e fatica che nei primi giorni peggiora con il cortisone. Invece sono riapparsi in modo più fastidioso i sintomi di formicolio, difficoltà di movimento delle mani, dolori alle gambe con la difficoltà conseguente di camminare. Il tutto accompagnato da una sensazione di affaticamento e debolezza mai provate fin’ora.
Mi trovo sdraiato sul letto e mi sento come se fossi senza ossa e l’idea di alzarmi per andare al bagno od anche muovere solo un braccio mi sembrano imprese epiche. Anche in questo stato capita, improvvisamente, di sentirisi più affaticati; sembra impossibile, sono lì che non riesco a parlare e penso che non si può essere pià deboli di così ed un istante dopo mi sento sprofondare in una debolezza maggiore che lascia la sconfortante sensazione di sentirsi risucchiati in un abbisso.

Lo so che tutti questi sintomi mi sono stati accuratamente e correttamente descritti dal mio dottore, ero stato informato e preparato su quanto mi sarebbe potutto accadere. Lo avavo capito molto bene anche perchè cercando i nomi dei miei farmaci (Eloxatin e Xeloda) in internet avevo approfondito l’argomento. Però un conto è sapere le cose e un conto è provarle sulla pelle, ma questo l’ho già detto.

Ora il fatto di averle già provate e di conoscerle non aiuta molto è solo con la testa che mi aggrappo al ricorodo delle scorse settimane per ripetermi “tra qualche giorno andrà meglio”. Ed oggi è un giorno che inizia ad andare meglio, certo l’intestino non aiuta e sono passato alla fase che passo più tempo al bagno che nelle altre stanze, ma le crisi di fatica ciclopica si sono diradate. Questa notte quando alle quattro mi sono alzato per correre al bagno ero felice di sentirmi addosso tutta quella energia anche se dovevo spenderla sul trono di ceramica…..

1 Ciclo 1 Settimana 4 Giorno

20110709-224219.jpg
Sono 4 giorni. Sono solo 4 giorni. E dovrà durare fino a Dicembre. E’ sopraggiunta una fiacca, una sensazione di affaticamento totale, talmente sfiancante che anche alzarsi per andare al bagno costa fatica. Non mi và di leggere, non ce la faccio a stare al computer, mi sveglio la mattina dopo una notte di sonno e vorrei subito rimettermi a dormire.
Non è facile, con queste sensazioni non farsi prendere dallo scoraggiamento. So che si deve essere positivi e che l’atteggiamento con cui si affronta la cura è importante, ma ora mi rendo conto della difficoltà e di quanto sia facile farso prendere dallo sconfortorto.
Mi vengono in mente pensieri insidiosi: ma ha senso? Servirà veramente? E quando prendo le tre o quattro pillole rosa di Xeloda è automatico pensare: “un’altra dose di veleno”. Perché ti senti avvelenato. L’energia che se ne và, le gambe pesanti e che non ti reggono, la diarrea, la sensazione di essere sempre pieni che rende il mangiare quasi una tortura, le strette alla gola quando un cibo è troppo freddo, sono sintomi che vengono e vanno senza un preciso avviso e si intrecciano tra loro come secondo una precisa coreografia diretta a sfinirti.
Da ieri che sono stato cosí.

Ma la testa si è rifiutata di arrendersi. Dopo una mattinata passata come uno straccio mi sono imposto di uscire a fare due passi. E’ stata proprio un’imposizione perché solo l’idea di mettermi dei vestiti ed i sandali mi affaticava. Verso le 18:30, senza il sole battente, sono uscito. I primi passi sono stati pesanti ma soddisfacenti, riuscire a muovermi per la strada anche solo facendo un giro attorno a casa è stata una soddisfazione ed una sorpresa.

Non sò se è stato un intervallo concesso dalla terapia o se dopo i primi giorni mi sto abituando, o se la soddisfazione per ma non mi sono sentito distrutto come temevo. Anzi si è un pò attenuata la sensazione di “sempre pieno” che avevo allo stomaco e mi sono sentito irrorato da un pò di energia. Ho mangiato, mi sono fatto la barba, messo a posto i baffi e finito di leggere il libro che avevo interrotto.

Ora sono di nuovo stanco, ma a ragione; penso che riuscirò a dormire e ad usare questa esperienza anche per i prossimi giorni.20110709-224219.jpg
Sono 4 giorni. Sono solo 4 giorni. E dovrà durare fino a Dicembre. E’ sopraggiunta una fiacca, una sensazione di affaticamento totale, talmente sfiancante che anche alzarsi per andare al bagno costa fatica. Non mi và di leggere, non ce la faccio a stare al computer, mi sveglio la mattina dopo una notte di sonno e vorrei subito rimettermi a dormire.
Non è facile, con queste sensazioni non farsi prendere dallo scoraggiamento. So che si deve essere positivi e che l’atteggiamento con cui si affronta la cura è importante, ma ora mi rendo conto della difficoltà e di quanto sia facile farso prendere dallo sconfortorto.
Mi vengono in mente pensieri insidiosi: ma ha senso? Servirà veramente? E quando prendo le tre o quattro pillole rosa di Xeloda è automatico pensare: “un’altra dose di veleno”. Perché ti senti avvelenato. L’energia che se ne và, le gambe pesanti e che non ti reggono, la diarrea, la sensazione di essere sempre pieni che rende il mangiare quasi una tortura, le strette alla gola quando un cibo è troppo freddo, sono sintomi che vengono e vanno senza un preciso avviso e si intrecciano tra loro come secondo una precisa coreografia diretta a sfinirti.
Da ieri che sono stato cosí.

Ma la testa si è rifiutata di arrendersi. Dopo una mattinata passata come uno straccio mi sono imposto di uscire a fare due passi. E’ stata proprio un’imposizione perché solo l’idea di mettermi dei vestiti ed i sandali mi affaticava. Verso le 18:30, senza il sole battente, sono uscito. I primi passi sono stati pesanti ma soddisfacenti, riuscire a muovermi per la strada anche solo facendo un giro attorno a casa è stata una soddisfazione ed una sorpresa.

Non sò se è stato un intervallo concesso dalla terapia o se dopo i primi giorni mi sto abituando, o se la soddisfazione per ma non mi sono sentito distrutto come temevo. Anzi si è un pò attenuata la sensazione di “sempre pieno” che avevo allo stomaco e mi sono sentito irrorato da un pò di energia. Ho mangiato, mi sono fatto la barba, messo a posto i baffi e finito di leggere il libro che avevo interrotto.

Ora sono di nuovo stanco, ma a ragione; penso che riuscirò a dormire e ad usare questa esperienza anche per i prossimi giorni.

I primi giorni

20110708-093023.jpg
E’ diverso leggere tutti i possibili sintomi della chemioterapia, sentirli enunciare, sapere he ci saranno dall’averli.
Per quanto uno possa sentirsi pronto e sereno è un passaggio impegnativo. Penso che possa essere molto sconfortante. Sinceramente avreipreferito che mi fossero caduti i capelli…..
Ho iniziato 3 giorni fa con la flebo fatta in Day-hospital. Il posto non è dei più incoraggianti un pò “grigietto” e triste l’arredamento, sinceramente il reparto di chirurgia era più allegro; poi i pazienti sono quasi tutti sul triste andante. Capisco, non siamo alle terme, ma vedo degli atteggiamenti flagellatori che non aiutano affatto: per fortuna ci devo andare solo una volta ogni 3 settimane.
Si perché un ciclo sarà composto da una seduta con le flebo, poi per il resto delle prime due settimane dovrò prendere pillole a casa, quindi una settimana di riposo e, l’ultimo giorno le analisi; poi visita e si ricomincia…..

Io per ora sto confrontandomi con tutti questi nuovi sintomi, sono tanti e totalmente nuovi.
Prima di tutto c’è la strana sensibilità al cibo. Se è freddo la gola mi si stringe e fatico a respirare, con dei cibi dolci o frutta sento un rattrappimento al sto delle tonsille come se avessi bevuto una limonata asprissima. Ma è come un crampo che mi stringe dietro la bocca poco proma della gola.

Poi ci sono i formicolii e i crampi, sembrano stimolati dal freddo. Ieri mentre passeggiavo ho sentito improvvisamente le due mani formicolanti, poi come se ci fossero stati i crampi mi si sono rattrappite con le dita a martello (un pianista….) e non riuscivo a muoverle (….imbranato!).

Lo stomaco è sempre presente. Una sensazione di pesantezza che non aiuta affatto il mangiare. Almeno per ora niente nausea vera.

Poi la fatica sempre in agguato, oggi mi sono alzato alle 7 tutto pimpante per fare la passeggiata e, visti gli effetti di ieri con il fresco a Villa Ada ho preferito non farmi scarrozzare in motorino ed arrivare a piedi a Villa Chigi. Li ho fatto i miei bravi cinque giri, ognuno di 600 metri, e sono tornato a casa. Mi sentivo bene, sia all’inizio che rientrando. Ma una volta a casa la fatica mi ha sopraffatto; non riuscivo nemmeno a fare colazione e non l’ho finita!

Ora sono a letto e penso che dormirò un pò. Certo che questo è un momento difficile tendo anch’io allo sconforto sopratutto pensando che ci saranno sei mesi almeno di questa vita e che forse i sintomi collaterali non saranno solo questi. Però sono in balllo…..

Ora dormo un pò sicuramente da riposato la visione sará più rosea.20110708-093023.jpg
E’ diverso leggere tutti i possibili sintomi della chemioterapia, sentirli enunciare, sapere he ci saranno dall’averli.
Per quanto uno possa sentirsi pronto e sereno è un passaggio impegnativo. Penso che possa essere molto sconfortante. Sinceramente avreipreferito che mi fossero caduti i capelli…..
Ho iniziato 3 giorni fa con la flebo fatta in Day-hospital. Il posto non è dei più incoraggianti un pò “grigietto” e triste l’arredamento, sinceramente il reparto di chirurgia era più allegro; poi i pazienti sono quasi tutti sul triste andante. Capisco, non siamo alle terme, ma vedo degli atteggiamenti flagellatori che non aiutano affatto: per fortuna ci devo andare solo una volta ogni 3 settimane.
Si perché un ciclo sarà composto da una seduta con le flebo, poi per il resto delle prime due settimane dovrò prendere pillole a casa, quindi una settimana di riposo e, l’ultimo giorno le analisi; poi visita e si ricomincia…..

Io per ora sto confrontandomi con tutti questi nuovi sintomi, sono tanti e totalmente nuovi.
Prima di tutto c’è la strana sensibilità al cibo. Se è freddo la gola mi si stringe e fatico a respirare, con dei cibi dolci o frutta sento un rattrappimento al sto delle tonsille come se avessi bevuto una limonata asprissima. Ma è come un crampo che mi stringe dietro la bocca poco proma della gola.

Poi ci sono i formicolii e i crampi, sembrano stimolati dal freddo. Ieri mentre passeggiavo ho sentito improvvisamente le due mani formicolanti, poi come se ci fossero stati i crampi mi si sono rattrappite con le dita a martello (un pianista….) e non riuscivo a muoverle (….imbranato!).

Lo stomaco è sempre presente. Una sensazione di pesantezza che non aiuta affatto il mangiare. Almeno per ora niente nausea vera.

Poi la fatica sempre in agguato, oggi mi sono alzato alle 7 tutto pimpante per fare la passeggiata e, visti gli effetti di ieri con il fresco a Villa Ada ho preferito non farmi scarrozzare in motorino ed arrivare a piedi a Villa Chigi. Li ho fatto i miei bravi cinque giri, ognuno di 600 metri, e sono tornato a casa. Mi sentivo bene, sia all’inizio che rientrando. Ma una volta a casa la fatica mi ha sopraffatto; non riuscivo nemmeno a fare colazione e non l’ho finita!

Ora sono a letto e penso che dormirò un pò. Certo che questo è un momento difficile tendo anch’io allo sconforto sopratutto pensando che ci saranno sei mesi almeno di questa vita e che forse i sintomi collaterali non saranno solo questi. Però sono in balllo…..

Ora dormo un pò sicuramente da riposato la visione sará più rosea.