E’ un dispiacere

Ho letto questo articolo che racconta, ancora una volta, una storia di azienda che si rimpiccioliscono, si ristrutturano vendendo rami e settori; ma troppo spesso gli acquirenti sono, per essere forzatamente educati, inadatti, con poche idee e con un’unica capacità: quella di indebitarsi. Sempre più spesso aree industriali diventano scheletri abbandonati a testimonianza di errori e fallimenti che troppi dimenticano.

Tutto a scapito di chi con quei rami e settori ci vive.

A Roma piove di più che a Londra

2013-05-30 10.39.03Londra ha poco più di sette milioni e mezzo di abitanti, Roma ne ha poco più di due e mezzo.A Londra passano a ritirare i rifiuti una volta a settimana e, in alcuni quartiere ogni due settimane; a Roma tutti i giorni. Perché Londra è più pulita che Roma?

A Londra di notte si vedono i lavori per il rifacimento delle strade; perché a Roma si blocca il traffico durante il giorno?

A Londra i marciapiedi sono fatti con lastroni di cemento o di pietra; perchè a Roma dove d’estate i marciapiedi arrivano a 45 gradi, sono di asfalto che si scioglie e si bucano?

A Londra, oltre che all’entrata, ci sono i tornelli all’uscita della Metro per controllare che tutti pagano il biglietto; Perchè a Roma no?

A Londra sui tornelli in uscita c’è un inseriviente che fa pagare il biglietto a chi, non riuscendo ad uscire, mostra un biglietto sbagliato; Perché a Roma, in alcune stazioni, si vedono due o tre inservienti all’ingresso che parlano tra loro o stanno al telefono e si disinteressano di chi si infila dietro ad un’altro nei tornelli?

Non penso che a Roma sia più difficile che a Londra organizzare bene queste cose. Forse è proprio vero che a Roma piove di più?

Il Lavoro è un diritto

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In autobus ero vicino a due ragazzi, poco piú che ventenni, vestiti in giacca e cravatta, che parlavano del loro lavoro. Dai loro discorsi ho capito che lavorano in un call center che vende contratti di abbonamento per Sky. Ne parlavano come di un buon lavoro anche se i rapporti con i loro manager o coordinatori non dovevano essere dei migliori. Mi ha colpito la frase di uno “io non posso pensare solo al lavoro, devo pensare anche alla mia vita”. Sul momento ho notato solo l’effetto di stonatura che avevo provato, e ho iniziato a riflettere sul perché.
Quel “Devo pensare ANCHE alla mia vita” in antitesi con il lavoro non fa parte del mio modo di pensare. Sono cresciuto in una famiglia dove il lavoro era considerato parte integrante ed inseparabile della propria vita, non un elemento estraneo; chi non lavorava era o un fannullone o malato.
La possibilitá di migliorare la propria situazione, di avanzare nella societá, di sentirsi felici, era strettamente legata al buon esito ed ai successi sul lavoro. Ed il lavoro era l’attivitá che ciascuno faceva per essere utile e per essere “qualcuno”. Per i bambini era lo studio: “studia, studia, che sennó da grande non trovi lavoro”, “studia che sennó da grande fai il monnezzaro” diceva mia nonna. E non lo diceva con disprezzo o altezzositá per le persone che facevano quel lavoro, ma era il suo modo di farmi capire che l’impegno e lo sforzo era l’unico modo per veder realizzate un domani le mie aspirazioni.

Dalla Costituzione Italiana spesso si sente citare l’Art.1 “L’Italia è una Repubblica democratica, fondata sul lavoro.” Subito seguito dalla citazione dell’articolo 4 che parla del diritto al lavoro di tutti i cittadini. Ma chissá perché questo viene citato, commentato e urlato nelle manifestazioni in modo monco. L’Art.4 dice “La Repubblica riconosce a tutti i cittadini il diritto al lavoro e promuove le condizioni che rendano effettivo questo diritto. Ogni cittadino ha il dovere di svolgere, secondo le proprie possibilità e la propria scelta, un’attività o una funzione che concorra al progresso materiale o spirituale della società.”

La parte del dovere è spesso tralasciata. E viene spiegato bene anche perché il lavoro è un dovere: per concorrere al progresso materiale o spirituale della societá. Mia nonna lo vedeva come il progresso suo e della sua famiglia, la costituzione parla della società

Quindi a quelle persone dal pensiero “che il lavoro non é tutto” vorrei dire che tantomeno pensare a se stessi non è tutto, anzi è proprio poco.

PS: Nella foto potete vedere la Nonna di mia suocera al lavoro.20130521-102020.jpg

In autobus ero vicino a due ragazzi, poco piú che ventenni, vestiti in giacca e cravatta, che parlavano del loro lavoro. Dai loro discorsi ho capito che lavorano in un call center che vende contratti di abbonamento per Sky. Ne parlavano come di un buon lavoro anche se i rapporti con i loro manager o coordinatori non dovevano essere dei migliori. Mi ha colpito la frase di uno “io non posso pensare solo al lavoro, devo pensare anche alla mia vita”. Sul momento ho notato solo l’effetto di stonatura che avevo provato, e ho iniziato a riflettere sul perché.
Quel “Devo pensare ANCHE alla mia vita” in antitesi con il lavoro non fa parte del mio modo di pensare. Sono cresciuto in una famiglia dove il lavoro era considerato parte integrante ed inseparabile della propria vita, non un elemento estraneo; chi non lavorava era o un fannullone o malato.
La possibilitá di migliorare la propria situazione, di avanzare nella societá, di sentirsi felici, era strettamente legata al buon esito ed ai successi sul lavoro. Ed il lavoro era l’attivitá che ciascuno faceva per essere utile e per essere “qualcuno”. Per i bambini era lo studio: “studia, studia, che sennó da grande non trovi lavoro”, “studia che sennó da grande fai il monnezzaro” diceva mia nonna. E non lo diceva con disprezzo o altezzositá per le persone che facevano quel lavoro, ma era il suo modo di farmi capire che l’impegno e lo sforzo era l’unico modo per veder realizzate un domani le mie aspirazioni.

Dalla Costituzione Italiana spesso si sente citare l’Art.1 “L’Italia è una Repubblica democratica, fondata sul lavoro.” Subito seguito dalla citazione dell’articolo 4 che parla del diritto al lavoro di tutti i cittadini. Ma chissá perché questo viene citato, commentato e urlato nelle manifestazioni in modo monco. L’Art.4 dice “La Repubblica riconosce a tutti i cittadini il diritto al lavoro e promuove le condizioni che rendano effettivo questo diritto. Ogni cittadino ha il dovere di svolgere, secondo le proprie possibilità e la propria scelta, un’attività o una funzione che concorra al progresso materiale o spirituale della società.”

La parte del dovere è spesso tralasciata. E viene spiegato bene anche perché il lavoro è un dovere: per concorrere al progresso materiale o spirituale della societá. Mia nonna lo vedeva come il progresso suo e della sua famiglia, la costituzione parla della società

Quindi a quelle persone dal pensiero “che il lavoro non é tutto” vorrei dire che tantomeno pensare a se stessi non è tutto, anzi è proprio poco.

Pompei crolla, ma lo spettacolo continua

] La racconto come una favola, quindi devo far tornare qualcosa. I fatti sono romanzati, ma i link sono terribilmente veri…….. Se avete tempo è un percorso informativo singolare. Mi raccomando se non volete leggere tutto il post guardatevi il filmato di 3 minuti, non c’entra nulla con la favola, ma fa riflettere!
Pompei era il posto dove si trovavano tante antichità, testimoni della vita di circa 2000 anni prima. Più del tempo, l’indifferenza e la noncuranza della Nazione in cui si trovavano, le stavano mandando in rovina. Testimoni di culture passate e radici della cultura presente, il destino le aveva affidate a dei Nobili governatori che andavano in giro a dire “con la cultura non si mangia”. Alcuni cittadini si scandalizzavano. Altri, che non vivevano li vicino, dicevano che era colpa di chi ci abitava intorno, si faceva mantenere con i soldi che il governo gli mandava e non concludeva nulla quindi dovevano mandar loro meno soldi. Ma tutti, dopo le loro considerazioni, tornavamo a fare quello che facevano di solito: badavano ai fatti loro. Intanto crollavano dei pezzi di queste antichità ogni volta che veniva giù qualche goccia di pioggia più del normale. D’altronde erano tempi in cui un po’ d’acqua in più, o qualche fiocco di neve caduto dove di solito non cadeva, facevano paralizzare masse di persone per giorni. Intanto i governanti si chiedevano perplessi cosa fare e, cosa ritenuta più importante, a chi si poteva attribuire la colpa. Serviva per dimostrare che la loro inattività era, comunque, incolpevole.

Ma questa situazione non poteva continuare così a lungo. I popoli degli altri paesi, che invidiavano questa nazione per i suoi tesori antichi, iniziavano a scuotere il capo. I Nobili governanti si dissero allora che dovevano mostrar loro di far qualcosa. Per risolvere la situazione fecero una cosa molto in uso allora: nominarono apposta un Nobile Conte Archeologo e loro chiamarono “Commissario Straordinario del Sito Archeologico”. Nessuno lo disse, ma in cuor loro i Nobili governanti furono molto contenti. Infatti la particolarità del Nobile Conte gli permetteva di spendere i soldi per questi motivi straordinari senza troppe spiegazioni, e poi se qualcosa andava storto potevano sempre far ricadere su di lui la colpa. Il Nobile Commissario iniziò subito il suo lavoro, armato dello stesso entusiasmo con cui si era impegnato in altre attività simili.

In quei tempi un’altro Nobile Conte dello Spettacolo era stato nominato anche lui “Commissario”. Era il Nobile Conte di un’altro posto un po’ meno antico, ma non per questo meno invidiato dai popolo vicini, con il nome di un cibo che piaceva molto ai bambini: le patatine S.Carlo. Nome a parte, il posto era famoso perchè ci si tenevano degli spettacoli tanto belli che venivano a vederli da lontano, anche le persone delle Nazioni vicine ed invidiose. Questo posto veniva chiamato Teatro.
Ora il Nobile Conte dello Spettacolo si mise d’accordo, con il Nobile Conte Archeologo, per fare degli spettacoli in mezzo alle antichità. Voi direte, ma se il Nobile Conte dello Spettacolo aveva un Teatro ed il Nobile Conte Archeologo doveva sistemare le antichità che bisogno c’era di fare gli spettacoli in mezzo alle antichità? Perchè tra le antichità c’era un posto chiamato Teatro Grande ed anche lì, circa duemila anni prima, ci si tenevano degli spettacoli.
In tempi normali sarebbe stato di sicuro una cosa suggestiva e, comunque accresceva l’invidia dei popoli vicini che non avevano queste possibilità. Però in una situazione di emergenza come quella non c’erano soldi disponibili. Allora il Nobile Conte Archeologo con i suoi poteri straordinari decise di affidare l’incarico di allestire il Teatro Grande per lo spettacolo ad una Gilda di artigiani dal nome Cacace srl. Srl significava che la Gilda aveva una responsabilità limitata; ossia se avesse fatto imbrogli, danni o pasticci e non aveva nessuna copertura assicurativa, poteva rifondere i danneggiati solo con i talleri (la moneta di allora) che avevano messo i membri della Gilda quando l’avevano fondata; questo patrimonio poteva essere di qualsiasi valore, però visto che, per legge, il minimo era di 10.000 talleri tutti mettevano (e rischiavano) il minimo. Ora perché tutti quei tesori antichi dovessero essere affidati ad una società che, per definizione, aveva un responsabilità limitata, invece che ad altre più grandi e con esperienza, nessuno venne a chiederlo proprio perché il Nobile Archeologo aveva dei poteri straordinari. Assegnò più di 11 milioni di talleri alla Gilda per ristrutturare il Teatro Grande, ma anche per montare e smontare le impalcature dello spettacolo che fu, appunto, spettacolare. Quindi i due Nobili Conti si potevano vantare di quello che avevano fatto ed erano contenti. Gli altri Nobili colpiti dai successi diedero ulteriori incarichi ai due Nobili Conti. Altre Gilde poterono lavorare ed erano contente, anche se un po’ di soldi dei lavori che facevano li davano indietro ai Nobili che li avevano commissionati. Qualche cittadino poteva lavorare nelle Gilde e, anche se siaccorgeva di qualcosa badava ai fatti suoi.
Ma continuando a lavorare così, in due anni, il Nobile Conte Archeologo riuscì a spendere 79 milioni di talleri, ma di questi ne impiegò proprio pochi per le antichità.

Per quanto quelli erano periodi dove i governanti facevano quello che gli andava di fare ed i cittadini si occupavano ciascuno dei fatti propri, la cosa diventò troppo evidente. Un importante Poliziotto dei Magnifici, che a quei tempi per comodità veniva chiamato PM, passò una domenica con la sua famiglia da quelle parti. Sua figlia gli chiese “perché tutti questi pezzi antichi sono lasciati così allo sfacelo? Non ci pensa nessuno a sistemarli e proteggerli?”, “Certo”, le rispose il padre, “c’è un Nobile Conte che sta facendo proprio questo”. Ma in cuor suo anche lui, come tutti i visitatori del posto antico, pensò che era troppo lasciato alla malora. Così il giorno dopo si informò su quanti talleri avessero dato al Nobile Conte per proteggere le antichità e, saputa la cifra, indagò scoprendo che il Nobile Conte quei soldi li aveva sperperati per molte cose, ma quasi mai per proteggere le antichità.

Visita Marcello Fiori  SOR 0010

Un Nobile Commissario Archeologo di quei tempi

Allora emanò un editto in cui si diceva che si arrestava il Capo della Gilda ed alcuni suoi collaboratori e che la Gilda non avrebbe potuto più lavorare per nessun Nobile. Il Nobile Conte Archeologo già non faceva più quel lavoro, ma non gli furono nemmeno tolti gli altri incarichi che aveva. In fondo anche il Poliziotto dei Magnifici era un Nobile e non poteva andare subito così contro ad un’altro Nobile. Quindi all’inizio solo i membri della Gilda ci rimisero, anche se tutti si immaginavano che i soldi presi dalla Gilda fossero andati un po’ anche ai due Nobili.

Come finì questa storia non si sa. Si pensa che a quei tempi la documentazione di queste cose venisse archiviata in fasi: i documenti dell’inizio delle indagini erano messi tutti in un archivio, mentre quelli relativi alla fine delle indagini tutti in un’altro. Deve essere successo un disastro od una calamità che ha distrutto il secondo archivio. Solo così è possibile spiegare il perché, di quegli anni passati alla Storia come gli “anni illogici”, non si sa nulla di come finissero queste indagini. Evidentemente sono giunti a noi solo i documenti del primo archivio. La racconto come una favola, quindi devo far tornare qualcosa. I fatti sono romanzati, ma i link sono terribilmente veri…….. Se avete tempo è un percorso informativo singolare. Mi raccomando se non volete leggere tutto il post guardatevi il filmato di 3 minuti, non c’entra nulla con la favola, ma fa riflettere!
Pompei era il posto dove si trovavano tante antichità, testimoni della vita di circa 2000 anni prima. Più del tempo, l’indifferenza e la noncuranza della Nazione in cui si trovavano, le stavano mandando in rovina. Testimoni di culture passate e radici della cultura presente, il destino le aveva affidate a dei Nobili governatori che andavano in giro a dire “con la cultura non si mangia”. Alcuni cittadini si scandalizzavano. Altri, che non vivevano li vicino, dicevano che era colpa di chi ci abitava intorno, si faceva mantenere con i soldi che il governo gli mandava e non concludeva nulla quindi dovevano mandar loro meno soldi. Ma tutti, dopo le loro considerazioni, tornavamo a fare quello che facevano di solito: badavano ai fatti loro. Intanto crollavano dei pezzi di queste antichità ogni volta che veniva giù qualche goccia di pioggia più del normale. D’altronde erano tempi in cui un po’ d’acqua in più, o qualche fiocco di neve caduto dove di solito non cadeva, facevano paralizzare masse di persone per giorni. Intanto i governanti si chiedevano perplessi cosa fare e, cosa ritenuta più importante, a chi si poteva attribuire la colpa. Serviva per dimostrare che la loro inattività era, comunque, incolpevole.

Ma questa situazione non poteva continuare così a lungo. I popoli degli altri paesi, che invidiavano questa nazione per i suoi tesori antichi, iniziavano a scuotere il capo. I Nobili governanti si dissero allora che dovevano mostrar loro di far qualcosa. Per risolvere la situazione fecero una cosa molto in uso allora: nominarono apposta un Nobile Conte Archeologo e loro chiamarono “Commissario Straordinario del Sito Archeologico”. Nessuno lo disse, ma in cuor loro i Nobili governanti furono molto contenti. Infatti la particolarità del Nobile Conte gli permetteva di spendere i soldi per questi motivi straordinari senza troppe spiegazioni, e poi se qualcosa andava storto potevano sempre far ricadere su di lui la colpa. Il Nobile Commissario iniziò subito il suo lavoro, armato dello stesso entusiasmo con cui si era impegnato in altre attività simili.

In quei tempi un’altro Nobile Conte dello Spettacolo era stato nominato anche lui “Commissario”. Era il Nobile Conte di un’altro posto un po’ meno antico, ma non per questo meno invidiato dai popolo vicini, con il nome di un cibo che piaceva molto ai bambini: le patatine S.Carlo. Nome a parte, il posto era famoso perchè ci si tenevano degli spettacoli tanto belli che venivano a vederli da lontano, anche le persone delle Nazioni vicine ed invidiose. Questo posto veniva chiamato Teatro.
Ora il Nobile Conte dello Spettacolo si mise d’accordo, con il Nobile Conte Archeologo, per fare degli spettacoli in mezzo alle antichità. Voi direte, ma se il Nobile Conte dello Spettacolo aveva un Teatro ed il Nobile Conte Archeologo doveva sistemare le antichità che bisogno c’era di fare gli spettacoli in mezzo alle antichità? Perchè tra le antichità c’era un posto chiamato Teatro Grande ed anche lì, circa duemila anni prima, ci si tenevano degli spettacoli.
In tempi normali sarebbe stato di sicuro una cosa suggestiva e, comunque accresceva l’invidia dei popoli vicini che non avevano queste possibilità. Però in una situazione di emergenza come quella non c’erano soldi disponibili. Allora il Nobile Conte Archeologo con i suoi poteri straordinari decise di affidare l’incarico di allestire il Teatro Grande per lo spettacolo ad una Gilda di artigiani dal nome Cacace srl. Srl significava che la Gilda aveva una responsabilità limitata; ossia se avesse fatto imbrogli, danni o pasticci e non aveva nessuna copertura assicurativa, poteva rifondere i danneggiati solo con i talleri (la moneta di allora) che avevano messo i membri della Gilda quando l’avevano fondata; questo patrimonio poteva essere di qualsiasi valore, però visto che, per legge, il minimo era di 10.000 talleri tutti mettevano (e rischiavano) il minimo. Ora perché tutti quei tesori antichi dovessero essere affidati ad una società che, per definizione, aveva un responsabilità limitata, invece che ad altre più grandi e con esperienza, nessuno venne a chiederlo proprio perché il Nobile Archeologo aveva dei poteri straordinari. Assegnò più di 11 milioni di talleri alla Gilda per ristrutturare il Teatro Grande, ma anche per montare e smontare le impalcature dello spettacolo che fu, appunto, spettacolare. Quindi i due Nobili Conti si potevano vantare di quello che avevano fatto ed erano contenti. Gli altri Nobili colpiti dai successi diedero ulteriori incarichi ai due Nobili Conti. Altre Gilde poterono lavorare ed erano contente, anche se un po’ di soldi dei lavori che facevano li davano indietro ai Nobili che li avevano commissionati. Qualche cittadino poteva lavorare nelle Gilde e, anche se siaccorgeva di qualcosa badava ai fatti suoi.
Ma continuando a lavorare così, in due anni, il Nobile Conte Archeologo riuscì a spendere 79 milioni di talleri, ma di questi ne impiegò proprio pochi per le antichità.

Per quanto quelli erano periodi dove i governanti facevano quello che gli andava di fare ed i cittadini si occupavano ciascuno dei fatti propri, la cosa diventò troppo evidente. Un importante Poliziotto dei Magnifici, che a quei tempi per comodità veniva chiamato PM, passò una domenica con la sua famiglia da quelle parti. Sua figlia gli chiese “perché tutti questi pezzi antichi sono lasciati così allo sfacelo? Non ci pensa nessuno a sistemarli e proteggerli?”, “Certo”, le rispose il padre, “c’è un Nobile Conte che sta facendo proprio questo”. Ma in cuor suo anche lui, come tutti i visitatori del posto antico, pensò che era troppo lasciato alla malora. Così il giorno dopo si informò su quanti talleri avessero dato al Nobile Conte per proteggere le antichità e, saputa la cifra, indagò scoprendo che il Nobile Conte quei soldi li aveva sperperati per molte cose, ma quasi mai per proteggere le antichità.

Visita Marcello Fiori  SOR 0010

Un Nobile Commissario Archeologo di quei tempi

Allora emanò un editto in cui si diceva che si arrestava il Capo della Gilda ed alcuni suoi collaboratori e che la Gilda non avrebbe potuto più lavorare per nessun Nobile. Il Nobile Conte Archeologo già non faceva più quel lavoro, ma non gli furono nemmeno tolti gli altri incarichi che aveva. In fondo anche il Poliziotto dei Magnifici era un Nobile e non poteva andare subito così contro ad un’altro Nobile. Quindi all’inizio solo i membri della Gilda ci rimisero, anche se tutti si immaginavano che i soldi presi dalla Gilda fossero andati un po’ anche ai due Nobili.

Come finì questa storia non si sa. Si pensa che a quei tempi la documentazione di queste cose venisse archiviata in fasi: i documenti dell’inizio delle indagini erano messi tutti in un archivio, mentre quelli relativi alla fine delle indagini tutti in un’altro. Deve essere successo un disastro od una calamità che ha distrutto il secondo archivio. Solo così è possibile spiegare il perché, di quegli anni passati alla Storia come gli “anni illogici”, non si sa nulla di come finissero queste indagini. Evidentemente sono giunti a noi solo i documenti del primo archivio.

Io sono stupido, ma lei Ministro Corrado Passera che fa? Pensa solo alla TAV?

Ho letto l’articolo dal titolo “Velok”, le colonnine arancioni ora finiscono fuorilegge sul sito di Repubblica.it e mi sento stupido. Scusatemi se mi dilungherò in citazioni, ma ne vale la pena per capire in che paese viviamo.
Si perché il succo è questo: i dissuasori sono quelle colonnine sparse sulle strade, alcune con dentro l’autovelox, altre finte senza nulla dentro; servono a dissuadere gli automobilisti a superari i limiti di velocità. Quindi servono per rispettare una regola ed in modo abbastanza economico per i comuni perché, appunto molte sono finte. Sembra che il loro lavoro lo facciano “Le abbiamo messe sulla tangenziale T4 sei mesi fa – racconta l’assessore alla viabilità di Verona Enrico Corsi – e da allora non abbiamo avuto più incidenti“. Da automobilista posso solo dire che, nelle strade dove le trovo, si và più piano. Ora sembra che non siano previste dal codice della strada, quindi illegali o illecite le multe fatte con gli autovelox inclusi.
Riassunto: ci sono dei limiti di velocità, ci sono dei dispositivi che di fatto aiutano a far rispettare quei limiti e diminuire gli incidenti, ma non sono recepiti da alcuna norma. E cosa fà il ministero e i suoi dipendenti per affrontare questa situazione?
Emana delle disposizioni per rendere questi dispositivi regolari? No.
Propone una valida alternativa per far rispettare i limiti di velocità e mantenere sicure le strade? No.
4295-24-07-2012 Il Direttore Generale Dr.Ing.Sergio Dondolini emana il suo parere nella comunicazione n.4295 del 24-Lug-2012 che potete trovare sul sito www.francocrisafi.it, perché è introvabile nel sito del ministero, io ne ho fatto una copia che potete vedere integralmente con un doppio click qui di fianco. Il Direttore Generale Dr.Ing.Sergio Dondolini ci dice che “[…] si comunica che i manufatti in oggetto non sono inquadrabili in alcuna delle categorie previste dal Nuovo Codice della Strada […] e dal connesso Regolamento di Esecuzione ed Attuazione […] e dunque per essi non risulta concessa alcuna approvazione […] da parte di questa Direzione Generale.”
Ma da quello che capisco io il bello viene dopo: “L’art.60 della Legge 29 luglio 2010, n.120, “Disposizioni in materia di sicurezza stradale”, rinvia ad apposito decreto ministeriale, non ancora emanato, la definizione delle caratteristiche degli impianti da impiegare per la regolazione della velocità. Poiché i manufatti in questione non possono essere classificati come impianti, in quanto privi di qualsivoglia dispositivo deputato alla specifica funzione essi probabilmente non potranno neppure essere ricondotti alla futura nuova disciplina che sarà introdotta […] “.
Riassunto: i dispositivi non possono essere classificati in nessun modo previsto, quindi non sono regolari! Non solo le caratteristiche degli impianti utilizzabili ancora devono essere definite da un decreto ministeriale. Ma il Direttore Generale Dr.Ing.Sergio Dondolini dice che probabilmente non includeranno questi dispositivi.

Io sono stupido e non competente in materia, è chiaro. Ma Sig. Direttore Generale Dr.Ing.Sergio Dondolini lei lo sa che sti cosi finti riducono il numero di incidenti? Lo sa che in alcuni paesi dell’est usano addirittura i manichini? Lo ha letto l’articolo sul Corriere della Sera.it, che essendo italiano la butta sul sex appeal della minigonna, oppure quello su tn.cz che riporta la notizia più correttamente? (un suggerimento: Direttore Generale Dott. Ing.Sergio Dondolini, casomai lei, come me, non conosca il Ceco, con Google Translator lo può tradurre in modo che si capisce).

Morti in incidente stradale per categoria di strada

Morti in incidente stradale per categoria di strada

Lo sa che ai parenti dei circa 2000 morti di strade extraurbane non gli importa nulla che “Nell’ultimo decennio il numero delle vittime è diminuito del 42.4% (in linea con la media europea” (ISTAT Incidenti Stradali dagli anni trenta ad oggi sul sito www.aci.it) e se sti cosi che non sono inquadrabili ci fanno risparmiare altre vite non guasta? Ma si lo sa perché il Direttore Generale Dott.Ing.Sergio Dondolini ne parlava con competenza già nel Maggio del 2009 come risulta nelle slide della sua presentazione disponibili qui sotto.

103 sergio dondolini pdf
Found at ebookbrowse.com

Però non riesco a capire se il problema è che i dissuasori il Direttore Generale Dott.Ing.Sergio Dondolini non li approva perché il suo compito è solo quello di eseguire quello che la legge prevede, e se il decreto per la definizione degli impianti ancora non è stato fatto, perché il Direttore Generale Dott.Ing.Sergio Dondolini dice che probabilmente non ci saranno nella futura disciplina? Chi la deve scrivere? Chi la approva? Forse Sig. Ministro delle Infrastrutture e Trasporti Corrado Passera è suo compito? Ma forse il suo tempo impiegato anche per essere il Ministro dello Sviluppo Economico Corrado Passera la distoglie da tale impegno? Certo un argomento come la TAV è più congeniale al duplice incarico, ma penso che se riusciva ad essere primo in una classifica che si basa sulla conta di morti e feriti non sarebbe stato male.

Uso imperfetto e condizionale perché ora c’è la crisi del Governo quindi le decisioni sono sospese, anche se non lo è altrettanto la conta sulle strade dei morti e feriti.Ho letto l’articolo dal titolo “Velok”, le colonnine arancioni ora finiscono fuorilegge sul sito di Repubblica.it e mi sento stupido. Scusatemi se mi dilungherò in citazioni, ma ne vale la pena per capire in che paese viviamo.
Si perché il succo è questo: i dissuasori sono quelle colonnine sparse sulle strade, alcune con dentro l’autovelox, altre finte senza nulla dentro; servono a dissuadere gli automobilisti a superari i limiti di velocità. Quindi servono per rispettare una regola ed in modo abbastanza economico per i comuni perché, appunto molte sono finte. Sembra che il loro lavoro lo facciano “Le abbiamo messe sulla tangenziale T4 sei mesi fa – racconta l’assessore alla viabilità di Verona Enrico Corsi – e da allora non abbiamo avuto più incidenti“. Da automobilista posso solo dire che, nelle strade dove le trovo, si và più piano. Ora sembra che non siano previste dal codice della strada, quindi illegali o illecite le multe fatte con gli autovelox inclusi.
Riassunto: ci sono dei limiti di velocità, ci sono dei dispositivi che di fatto aiutano a far rispettare quei limiti e diminuire gli incidenti, ma non sono recepiti da alcuna norma. E cosa fà il ministero e i suoi dipendenti per affrontare questa situazione?
Emana delle disposizioni per rendere questi dispositivi regolari? No.
Propone una valida alternativa per far rispettare i limiti di velocità e mantenere sicure le strade? No.
4295-24-07-2012 Il Direttore Generale Dr.Ing.Sergio Dondolini emana il suo parere nella comunicazione n.4295 del 24-Lug-2012 che potete trovare sul sito www.francocrisafi.it, perché è introvabile nel sito del ministero, io ne ho fatto una copia che potete vedere integralmente con un doppio click qui di fianco. Il Direttore Generale Dr.Ing.Sergio Dondolini ci dice che “[…] si comunica che i manufatti in oggetto non sono inquadrabili in alcuna delle categorie previste dal Nuovo Codice della Strada […] e dal connesso Regolamento di Esecuzione ed Attuazione […] e dunque per essi non risulta concessa alcuna approvazione […] da parte di questa Direzione Generale.”
Ma da quello che capisco io il bello viene dopo: “L’art.60 della Legge 29 luglio 2010, n.120, “Disposizioni in materia di sicurezza stradale”, rinvia ad apposito decreto ministeriale, non ancora emanato, la definizione delle caratteristiche degli impianti da impiegare per la regolazione della velocità. Poiché i manufatti in questione non possono essere classificati come impianti, in quanto privi di qualsivoglia dispositivo deputato alla specifica funzione essi probabilmente non potranno neppure essere ricondotti alla futura nuova disciplina che sarà introdotta […] “.
Riassunto: i dispositivi non possono essere classificati in nessun modo previsto, quindi non sono regolari! Non solo le caratteristiche degli impianti utilizzabili ancora devono essere definite da un decreto ministeriale. Ma il Direttore Generale Dr.Ing.Sergio Dondolini dice che probabilmente non includeranno questi dispositivi.

Io sono stupido e non competente in materia, è chiaro. Ma Sig. Direttore Generale Dr.Ing.Sergio Dondolini lei lo sa che sti cosi finti riducono il numero di incidenti? Lo sa che in alcuni paesi dell’est usano addirittura i manichini? Lo ha letto l’articolo sul Corriere della Sera.it, che essendo italiano la butta sul sex appeal della minigonna, oppure quello su tn.cz che riporta la notizia più correttamente? (un suggerimento: Direttore Generale Dott. Ing.Sergio Dondolini, casomai lei, come me, non conosca il Ceco, con Google Translator lo può tradurre in modo che si capisce).

Morti in incidente stradale per categoria di strada

Morti in incidente stradale per categoria di strada

Lo sa che ai parenti dei circa 2000 morti di strade extraurbane non gli importa nulla che “Nell’ultimo decennio il numero delle vittime è diminuito del 42.4% (in linea con la media europea” (ISTAT Incidenti Stradali dagli anni trenta ad oggi sul sito www.aci.it) e se sti cosi che non sono inquadrabili ci fanno risparmiare altre vite non guasta? Ma si lo sa perché il Direttore Generale Dott.Ing.Sergio Dondolini ne parlava con competenza già nel Maggio del 2009 come risulta nelle slide della sua presentazione disponibili qui sotto.

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Però non riesco a capire se il problema è che i dissuasori il Direttore Generale Dott.Ing.Sergio Dondolini non li approva perché il suo compito è solo quello di eseguire quello che la legge prevede, e se il decreto per la definizione degli impianti ancora non è stato fatto, perché il Direttore Generale Dott.Ing.Sergio Dondolini dice che probabilmente non ci saranno nella futura disciplina? Chi la deve scrivere? Chi la approva? Forse Sig. Ministro delle Infrastrutture e Trasporti Corrado Passera è suo compito? Ma forse il suo tempo impiegato anche per essere il Ministro dello Sviluppo Economico Corrado Passera la distoglie da tale impegno? Certo un argomento come la TAV è più congeniale al duplice incarico, ma penso che se riusciva ad essere primo in una classifica che si basa sulla conta di morti e feriti non sarebbe stato male.

Uso imperfetto e condizionale perché ora c’è la crisi del Governo quindi le decisioni sono sospese, anche se non lo è altrettanto la conta sulle strade dei morti e feriti.