Ro-botte da orbi: il futuro del lavoro

Per la prima volta sono stato amareggiato. Si il mio inossidabile ottimismo si è intaccato un po’.

Prima bottarella: leggendo lo studio “The Future of Jobs 2018” si capisce che l’Italia (insieme ad altri nomi illustri per carità) non esiste nel mondo che verrà. Nello studio si prospettano 75 milioni di lavoratori in meno sui lavori manuali entro il 2025…. La suddivisione geografica non contempla l’Italia, né l’Europa del sud. Ci sono solo Germania, Francia, UK come stati e West Europe e East Europe. Noi?

La seconda botta é arrivata dopo. Leggevo le notizie sulle testate dei giornali. Mi ha intristito vedere come le notizie di migranti, ponti, pettegolezzi politici sono lontani dal mondo che stiamo costruendo. Ma che dico lontani, si nascondono e rifiutano la responsabilità del progettare una nuova società.

È un mio passatempo leggere il legame tra le trasformazioni tecnologiche e quelle sociali e le nuove (mica tanto) tecnologie incideranno molto. Ma politici, sindacati e classe dirigente sono all’oscuro di questo. Il nuovo lavoro sará basato sempre di piú sul talento e meno sulla competenza. Cosí come il fabbro aveva talento nel forgiare spade e ferri di cavallo con i rozzi strumenti a disposizione, i nuovi lavoratori dovranno sviluppare talento nell’uso dei nuovi strumenti, altrimenti riusciranno a produrre soltanto “Ferri scadenti”. Poi la mente mi é andata a quei lavoratori che ancor oggi dicono (lo giuro) “devo avere la calcolatrice con la carta per capirci qualcosa” oppure “io devo stampare la fattura” e non sono riuscito ad immaginare alcun futuro per loro.

Dopo sono sceso a prendere un caffè al bar. È passato un papá con tre figli. Il piú grande avrá avuto 8-9 anni, la sorella 7 e il piú piccolo 4 a mala pena. Camminava nel modo incerto di chi si é appena affacciato nel mondo. Bene non c’era nemmeno un passeggino, il padre si é rivolto al piccolo, che si era accucciato a far chissà che scoperta, per farlo muovere e l’ha preso per mano. Lui si é lagnato un po’ finché il fratello gli ha teso la mano. Ha lasciato quella del papà ed ha seguito il fratello fino al bordo del marciapiede. Li il fratello lo ha preso in braccio ed ha attravesato la strada dietro al padre che teneva per mano la sorella. Erano stranieri, parlavano tedesco.
Questa scena ha spostato l’indicatore sull’ottimismo pieno. Non andiamo verso la catastrofe, nel l’umanità c’é ancora speranza e capacità di affrontare il futuro. Forse sará un futuro dove i vecchi (io) dovranno avere la serietà e serenitá di fare un passo indietro.

Gelato al gusto di confusione

Sbarchi, immigrati, rifugiati. Sono il tema principale dei giornali, del governo, del mondo e della nostra estate. Non solo in Italia, in Europa o negli USA, ma anche in America Latina . Sono sentiti, comunque, a prescindere delle opinioni manifestate ne parlano tutti. Considerando il tempo impiegato sui media e la superficie occupata nei giornali, penso (ho detto penso non è un dato attendibile) che più della metà delle “risorse dedicate al dibattito” sono impiegate su questo tema.

Purtroppo ho l’istinto di guardarmi attorno quando tutti indicano un punto. Oggi mi ha colpito questa notizia di tre giorni fa: la Marina Cinese ha superato come numero di unità quella USA. Mi ha ricordato gli scenari di Risiko che facevamo da ragazzi, dove tutti si concentravano sulle mosse di un giocatore e poi, con le carte giuste, qualcun’altro vinceva raggiungendo il suo obiettivo.

Siamo tutti attenti, e allergici, all’immigrazione che viene con gli sbarchi dal mare, ma si sa quanti cinesi sono in Italia? Questa presenza visibile ma silenziosa, discreta, che non si ubriaca, non accoltella, non stupra come gli africani, i sudamericani. Ma, per ora, lavorano, sono nei bar, nei capannoni e, per la gioia di molti, nei centri massaggio. Non sono visibili, non sembrano invadenti e non cercano di integrarsi. Siamo spesso intolleranti verso il diverso, ma il diverso di solito è quello nero o quello islamico, non altri. Strano no?

Nel mondo, per quanto coniugati con differenti modalità, vedo all’incirca tre modelli di società: quella dittatoriale, quella democratica e quella Cinese. La prima è ovvia e ad oggi presenta più contro che pro. La seconda, non si può dire, ma attraversa un periodo di crisi più profonda; nata per contrastare la prima è per non far opprimere il popolo, ma farlo partecipare al proprio destino, si è trasformata sopratutto negli ultimi vent’anni (ma non si può dire..) in un modello oligarchico dove il popolo non partecipa ma, in modo sempre più distaccato ed opinabile, da più o meno forza alle varie fazioni dell’oligarchia che ripagano i propri elettori con promesse di vantaggi.

Il modello Cinese è strano, una specie di grande oligarchia, che però non è esposta al ricatto del voto, con la cultura monolitica dello Stato di derivazione comunista. Su questo modello, negli ultimi venti anni, si sono permeati dei concetti di efficienza e profitto propri delle società occidentali. Questo, insieme al grande numero di popolazione Cinese, permette loro sia di fare piani a lungo termine, che di prendere decisioni rapide ed improvvise. È una capacità di rivedere ed adattare i propri piani che nessun governo ha.

Sono queste le cose a cui penso quando sento parlare di immigrazione. Pensate cosa potrebbe accadere se uno stato che sta per avere l’esercito più potente della terra, che inizia ad avere una ricerca scientifica propria e piani spaziali di ampio respiro e che riesce a piazzare 50-80 milioni di civili in un continente come se nulla fosse, decidesse di invadere quel continente o di governarlo direttamente?

Ripeto l’estate, ormai alle spalle, è stata assorbita dal Ping-pong dei rifiuti degli sbarchi. La Lega, che ora ha le leve, non interviene riducendo la burocrazia per concedere lo status di rifugiato, non si occupa di trovare modi che assorbano l’immigrazione buona che ci serve come forza lavoro. Sono azioni poco visibili che affrontano il problema vero, ma nel lungo termine: ossia non portano voti. Quindi si buttano sui tweet e le azioni mediatiche. Peccato un’altra occasione persa.

Siamo come l’Impero Romano. Basato sulla Romanità delle sue legioni, alla fine aveva generali e colonnelli di cultura germanica e i politici che si occupavano degli interessi a breve. Odoacre (di origine germanica e Patrizio Romano) non vinse sul campo di battaglia ma entrando negli spazi vuoti.

Un sogno

Voglio raccontarvi un terribile sogno che ho fatto.
Di colpo, senza preavviso, come se niente fosse stato, ero morto.
Uscii, ridotto alla sola anima, dal mio vecchio corpo; subito un tale, che aveva l’aria di un poliziotto in borghese, mi ordinò di seguirlo.
E va bene. Percorremmo strade e piazze di Roma, ma che mi pareva di non aver mai visto prima; infine entrammo in una specie di aula scolastica: dietro un immenso tavolo stavano tre uomini in tre toghe, un presidente e due giudici; intuii che mi processavano per direttissima e scossi le spalle come sempre faccio quando una cosa non dipende da me.
Il primo giudice chiese le mie generalità e gliele diedi; il secondo mi invitò a giurare che avrei detto la verità e soltanto la verità; allora io domandai:
– Su cosa devo giurare?
– Su ciò che avete di più caro – fu la risposta
– La mia penna e il mio accendisigari, ma non li ho portati – dissi io.
– Dateglieli – ordinò il Presidente al secondo giudice; costui allungò una mano nel vuoto e mi porse i due oggetti: io giurai su di essi e l’interrogatorio continuò nei seguenti modi:
– Avete peccato? 
– Si molto.
– Vi pentite?
– No.
– Perché?
– Nessuno era migliore di me o, se lo era, non lo dimostrava.
– Avete rubato o ucciso?
– No. Mi impaurivano queste cose.
– Allora perché vi siete reso colpevole di altri e forse non meno gravi peccati?
– Non mi impaurivano.
– Avete amato?
– Si moltissimo.
– Senza complicazioni?
– Con sordo rancore.
– Desideraste la donna d’altri?
– Solo se era bella e giovane. Frattanto gli altri desideravano la mia, ma tenni gli occhi aperti.
– Fornicaste?
– Mai su scommessa; lo feci quando, per le stagioni, per i vestiti femminili, per l’età, per le occasioni, era quasi impossibile non farlo.
– Onoraste il padre e la madre?
– Anche troppo, ma quando erano già morti.
– Diceste mai falsa testimonianza?
– Mai. Però gli imputati erano ricchi e furono assolti ugualmente.
– Desideraste la roba d’altri?
– Si, ma ne avevano tanta!
– Basta così! Siete una canaglia, è evidente.
– Un minuto, eccellenza, ho qualcosa da dire a mia difesa.
Dissi:
– Ma in che mondo ci avete messo, ma quale casa ci avete data da abitare? Uno nasce e subito gli duole l’aria che respira e il latte che succhia. Il sonno ci dimezza la vita, dispiaceri e fatiche la riducono ulteriormente, bisogna dare a Cesare e a Dio, alla famiglia, agli amici e alle pulci: dare, dare, dare e non appena si accenna a prendere qualcosa ecco che un comandamento lo vieta. Niente è certo e niente è impossibile. O fa troppo caldo o fa troppo freddo. Chi vi sorride non vi ama, chi vi ama non vi sorride. La più bella donna che esiste ha l’alito cattivo, l’uomo più forte è idiota e l’uomo più intelligente è gobbo. La penicillina salva un’ottantenne ma per un errore giudiziario vengono fucilati tre giovani di vent’anni. Facendo una cosa ci si sbaglia, facendo l’opposto si sbaglia lo stesso, non facendolo si sbaglia ugualmente e per di più ci si annoia a morte.
Gli animali non parlano ma si capiscono, gli uomini non si capiscono ma parlano. Chi sa non fa, chi fa non sa, eccetera. La terra con una mano ci da grano e frutta, con l’altra inondazioni e cavallette. La pace è una breve o lunga pausa fra due guerre. Non mi sorprenderei se mi diceste che la vita ce la siamo procurata rubandola da un intoccabile altare. I chi che scrivono poesie o che si ritirano nel deserto, e i moltissimi che si dedicano alla politica, fanno questo per illudere se stessi di conoscere un rimedio. Ma il peggiore dei mali è sempre la morte, come ben dimostrano il vostro cruccio e la vostra severità.
– Basta! Basta! – Gridò il Presidente, scattando in piedi.
– Vi ordino di tacere e vi comunico che siete dannato! –
Seppi che non era ammesso il ricorso in appello, avevo solo il diritto di esprimere il mio ultimo desiderio.
– Vorrei vedere Adamo – dissi senza esitare. – E voi dovete esaudirmi.
Adamo avanzò lentamente verso di me. Io finsi di non vedere la mano che egli mi tendeva: con un salto gli fui addosso e lo presi a ceffoni.
Ignoro ciò che venne poi: avevo ormai riaperto gli occhi sulla solita finestra, sulla solita alba, sul solito mondo.

Se spera

Se spera che adesso finissa la guera
e alora qua in tera finisca ogni mal;
se spera che Austria, che Prussia, che il mondo
se cambia de fondo, no sia più bestial.

Se spera che i sassi diventan panéti
perché i povaretti se possan saziar;
se spera che l’acqua diventa sciampagna
perché no se lagna chi vol giubilar.

Se spera che ‘l caldo principia ‘n Genaro
e senza tabàro poder caminar;
se spera che adesso no nassa più tose
perché le morose se possa sposar.

Se spera, se spera che il nostro governo
no vogia in eterno le tasse lassàr;
se spera, e sperando ne capita alora
de andare in malora col nostro sperar.

Incidente al circo

Si me c’è so’ trovata sor Ghetano?

Quando vennero giù stavo lí sotto.

Facevano er trapeso americano;

Quanto quello più basso e tracagnotto,

Facenno er munilello, piano piano,

Se mésse usr trapeso a bocca sotto,

Areggenno er compagno co’ le mano.

Mentre stadio a guardà, tutt’in un botto

Se rompe er filo de la canoffiena,

Punfe! Cascorno giù come du’ stracci.

Che scena, sor Ghetano mio, che scena!

Li portorno via morti, poveracci!

Sur sangue c’è buttorno un po’ de rena,

E poi vennero fôra li pajacci.

(Pascarella)

Non so voi, ma a me ricorda tanto delle moderne trasmissioni che chiamano di cronaca ed attualità.

Siamo pazzi andiamo a pezzi!

Notizie di oggi.

Due terremoti di un burlone

Sono di grado 6.3 il primo e dopo un po’ di 4.3 il secondo. Parliamo del test nucleare eseguito stanotte dal burlone della Corea del Nord. Un paese di cui si sa poco e di cui ci interessa poco; la sensazione diffusa è che sono lontani da noi sono cose che non ci riguardano. Parliamo di un paese che ha una ricchezza enorme mineraria valutata in miliardi di miliardi di dollari, che vive per lo più in povertà e che spende tanti soldi in armamenti.
La mia domanda: il burlone vuole davvero giocare la guerra o non essere sciacciato dalla Cina che rappresenta il 67% del suo export ed invitare una trattativa anche con altri.
Comunque sia per noi è un gioco pericoloso: e se il secondo terremoto fosse dovuto ad un inconveniente per cui Cernobyl-like ci troviamo mezzo mondo invaso da radiazioni?

Un terremoto sotto sotto

Questo si piazza in mezzo ai due precedenti e di grado 5.3.

freaking

Ma è in Idaho negli Stati Uniti in una zona non proprio famosa per i terremoti, piuttosto per le estrazioni di petrolio e gas frantumando il sottosuolo.

Ora frantumare le roccie sottoterra di per sé provoca degli eventi sismici locali, ma molti scienziati sostengono che alla lunga possa provocare forti scosse di terremoto. Poi devasta le risorse di acqua del territorio, insomma probabilmente in Idaho fanno come Esaù che vendette la primogenitura per un piatto di lenticchie (e questo me lo diceva già mia nonna), quindi per i ricavi di oggi potrebbero trovarsi a vivere domani in un deserto.

A me sembra che in Idaho stanno segando il ramo su cui sono seduti.

Gratta gratta

Che dire anche noi italici non ci facciamo parlare dietro: 4.5 miliardi di euro spesi in 50 anni per non far sparire le nostre spiaggie con il risultato che prima erano 800 km di costa a rischio ora sono 1300.

Prima Ora
Prima Ora

E parliamo di interventi fatti male che risparmiano la spiaggia del comune che li mette in atto (per poco, quel tanto che basta a prender voti) ed aumenta i danni su quelle adiacenti. Si sa

Però abbiamo un portale internet e un progetto coste, speriamo bene!

Pessimiso? Non ci crederete la risposta è NO.

Notizie butte? Vi ho depresso? Ripensateci e cambiate atteggiamento. Penso che tutto sommato un’accelerazione di queste notizie non può che essere positiva perchè avvicina il momento in cui cambieremo modo di vedere le cose e la pianteremo di litigare tra di noi. Quelli bianchi contro quelli neri, quelli cristiani contro quelli mussulmani, quelli di Livorno o di Brescia contro quelli di Pisa o di Bergamo, quelli del Nord contro quelli del Sud, quelli della scala A contro quelli della scala B e quello di sopra contro quello di sotto. Che palle!

Ripeto: depressi? Scusate se vi ho turbato con delle notizie normali che sono il risultato dei nostri comportamenti, ma avete una alternativa: fate finta di niente e tornate alle vostre occupazioni. Tanto prima o poi vi ci confronterete.

Sono sempre dell’idea che dobbiamo vivere oggi come se fosse il nostro ultimo giorno e pensare al futuro con la certezza di esserci.

PS perchè non diamo retta un po’ di più a M.Pianesi? Non è un radical-chic che fa scena facendo mangiare solo verdure ha un aproccio decisamente più scientifico. Ovviamente non parlo tanto della proposta alimentare (che comunque fa bene) quanto di quella economica-sociale.

La sconfitta generazionale

Un incidente stradale. Un’auto investe un ciclista, l’autista non si ferma. È una cosa grave.

L’autista torna a casa e si mette a dormire. È raccapricciante. Come faceva ad essere così tranquillo?

Per dirla tutta, l’autista ha 18 anni. È triste.

Per spiegare come mai si sa tutto, il diciottenne ha detto ai suoi genitori di aver forato. Ma i genitori non gli hanno creduto ed hanno fatto la strada a ritroso incontrando l’ambulanza e le forze dell’ordine sul luogo dell’incidente. È un gesto raro. Hanno voluto capire e verificare quello che diceva il loro figlio. Non hanno alzato subito scudi in protezione del bambino, del loro bambino. Hanno voluto sapere. Purtroppo mi sembra un atteggiamento raro.

Quando hanno tenuto di capire hanno indirizzato i carabinieri a verificare l’auto. È encomiabile. È un raro gesto nei confronti del figlio e della sua responsabilizzazione.

Non ho idea di come si possano sentire stravolti, tristi. Non ho idea di quali siano i rapporti con il loro figlio. Ma sento di dover esprimere loro la mia solidarietà. Saranno più o meno della mia generazione (più meno), di una generazione che comunque ha fallito nel trasferire alle seguenti principi e valori. Loro non si sono arresi quei principi di responsabilità verso gli altri li hanno mantenuti.

Tema da leggere con benevolenza: è del 1978

Non sono mia stato brillante a scuola con i temi. Ma ho trovato questo di quando avevo 18 anni che, a parte gli errori e lo stile, riporta alcune considerazioni direi ancora attuali. Lo stile pomposo andrebbe interpretato conoscendo il rapporto-scontro che avevo con il professore di italiano….

TEMA

Nella situazione attuale di una grave crisi che coinvolge non solo le strutture economiche ma anche istituzioni civili e la vita politica e culturale del nostro paese, cercate di analizzare il nesso tra questa crisi e il comportamento individuale e collettivo dei giovani, individuando il contributo che essi possano portare all’evoluzione della società con la loro cultura, la loro problematicità, le loro esigenze di una nuova qualità della vita.

SVOLGIMENTO

In una famiglia di leoni, quando i cuccioli hanno apreso i mezzi per procurarsi il cibo, per difendersi, per guardarsi dai pericoli e dalle insidie della foresta, ossia tutti quei mezzi necessari alla sopravvivenza, vengono scacciati ed allontanati dalla fonte di sicurezza e protezione rappresentata dalla madre. Nella nostra società non è così.

Investita e segnata da profonde crisi, la società non è riuscita a mantenere quel parallelismo, fra evoluzione economica ed evoluzione sociale, necessario per un progresso completo e costruttivo.

I valori antichi non hanno retto all’impatto con le nuove tecnologie, con i modertni mezzi di trasporto e con i potenti mezzi di comunicazione, non contenevano quelle forze capaci di evolvere stili e modelli di vita che fossero capaci di costruire una nuova società non succube e schiava delle innovazioni che hanno trasformato radicalmente il modo di vita negli ultimi cinquant’anni. In questo quadro privo di prospettiva si sono trovate le nuove generazioni.

Il primo impatto con questa situazione si ha nella famiglia: un tempo solido punto di riferimento, al quale ci si aggregava quasi con morbosità in cambio di valori ed educazioni che rappresentavano la chiave per affrontare il mondo.
Ora il mondo è diverso: è più piccolo, là dove ci si arivava dopo travagliati viaggi di settimane ora ci si giunge in poche ore; è più indifeso, la terra come pianeta non è più la solida e sicura casa di un tempo, potrebbe saltare in aria da un momento all’altro, proprio come un appartamento nel quale un inquilino ha lasciato il gas aperto; è più conosciuto, la radio prima, la televisione poi hanno inondato le nostre case di mondi sconosciuti e lontani che i nostri nonni cercavano di immaginare appena con la fantasia. E la famiglia in questo turbinio di innovazioni che ha fatto?

Disorientata e confusa non ha fatto proprie le nuove possibilità che le si offorno e grazie a questo rifiuto si è disgregata e frammentata; i suio modeli non sono più la “chiave” del mondo. Questa situazione fa sì che i giovani cerchino di staccarsi dal nucleo famigliare, ormai vuoto per cercare altrove ciò di cui sentono il bisogno.

Nasce così un secondo impatto: la scuola. Analogamente anch’essa, come la famiglia, non ha retto all’innovazione. E’ come fosse esplosa, facendo entrare tutti nel tempio della cultura; facendo però, trovare non l’antica “fonte di cultura” ma le sue rovine simili ad una antica città, un tempo centro di traffici e di vita, ed ora un cumulo di pietre che tristi, quasi rimpiangendolo, ci testimoniano un periodo ormai lontano.

Tutto ciò nei giovani lascia dei profondi solchi nei quali scorre il vivo desiderio di una vita senza facce scure, senza indici puntati, senza affannose carriere ricche solo di soldi e delusioni; e proprio la forza di questo desiderio vivo, felice, costruttivo, contenuta negli argini ormai cedenti delle rovine degli antichi modelli, sfocia in rabbia, disoperazione e violenza, incentivate dall’ottusità di persone che, vissute in epoche diverse, presumono giusto applicare gli stessi metri che fecero la loro felicità.

D’altronde i giovani non sisentono responsabili delle rovine che li circondano, proprio come il leone non si sente resaponsabile di alcuna colpa vedendosi scaciato dalla madre. Questa deresponsabilizzazione giovanile provoca nei giovani reazioni qualunquistiche; si assiste a tristi scene che in altri tempi avrebbero avuto il sapore di fantascienza come le bravate dei ragazzi del film di Arancia Meccanica che al suo uscire provocò scalpore ed indignazione e che oggi riviviamo sulle pagine di un qualunque quotidiano o per le strade delle nostre città: stupri, furti, assassini, compiuti da minorenni i quali hanno l’unica colpa di essere nati in questo periodo.

La strada è collaudata ed è la più semplice per raggiungere le false e rozze mete del denaro e dell’ammirazione degli altri: tutti i giorni in un bar per unire il vuoto e la squallidità della propria vita a vuoti e squallidità non diverse, per sentirsi padroni della propria vita, per sentirsi grandi. La moto, l’auto le ragazza con le quali ballare la sera sono le massime aspirazioni. I mezzi per raggiungerli sono tutti buoni: dal furto dell’auto allo scippo della borsa del pensionato fuori dalla posta. Finché non si fa il salto, a voilte per sbaglio, per un contrattempo: una signora si aggrappa di più alla misera cifra che basta per andare a ballare per tre sere o per dar da mangiare per un mese a due pensionati e scappa il colpo di rivoltella, tenuta più per far scena e sentirsi grandi che per volerla usare.

Ma c’è anche chi rifiuta tra i giovani di arrendersi agli aridi fantocci proposti da una società intorpidita e svogliata di fronte al turbinar delle situazioni, una società incantata ed impotente come un bambino che è combattuto fra la paura e la voglia di accarezzare un cane. Ed è proprio questo che i giovani possono fare, non alontanarsi ed uscire da una società che, se abbandonata a se stessa, rischia involuzioni catastrofiche e drammatiche, ma raccogliere la loro voglia di vivere, con gli altri, di sorridere insieme, di faticare insieme se necessario.

Personalmente sento che solo dopo la presa di coscienza degli effetti della loro dispoerazione cieca e della violenza i giovani avranno la capacità di raccogliere le armi che hanno a disposizione per trasformare la società da schiava di falsi idoli a padrona cosciente di potenti mezzi: la forza che scaturisce dalla voglia di vivere e la voglia di sorridere di fronte ad un’umanità non divisa e rabbiosa, ma cosciente e responsabile delle proprie capacità.


NOTA: Ironicamente poco dopo inizio il periodo degli Young Urban Professional, gli yiuppies. Si andò in direzione opposta….

Nuovi pianeta terra nell’universo

Non è una notizia fresca, risale al 19 Giugno, la NASA ha comunicato i risultati delle ricerche fatte con il telescopio Keplero inviato nello spazio. Bene nel mucchio di più di 200 pianeti individuati ce ne sono 10 che potrebbero essere abitabili come la Terra.

Ma l’idea che l’umanità possa colonizzare altri pianeti è una prospettiva positiva o no? Se pensiamo in modo esteso, considerando la razza umana come se uno zoologo studiasse una razza animale, direi che è un passo evolutivo sensazionale. Ma se penso alla razza umana com l’insieme dei singoli individui che la compongono, come società, non penso che tutti ne saranno entusiasti.
Per capire questa mia posizione dobbiamo considerare più trasformazioni che, contemporaneamente si stanno verificando sul pianeta Terra che coinvolgono la razza umana.

La prima riguarda la capacità di sostentamento dei singoli sul pianeta Terra. Questa capacità è legata al lavoro ed il lavoro si pensa che per il 2050 sarà svolto al 49% da robot, il 5% delle professioi sparirà ed il 30% delle attività sarà svolto in modo autonomo da macchine.
Tradotto in termini sociali ci saranno una marea di persone che diventeranno disoccupati come, alla fine dell’ottocento lo furono i maniscalchi con l’avvento dell’auto. In poche parole molte più persone più povere.

La seconda riguarda la sopravvivenza dei singoli. Il riscaldamento del pianeta sta producendo e produrrà luoghi sempre più invivibili. Quindi la prospettiva che temo sarà, in prossimità del 2100, una situazione con una società spaccata dove molti saranno indigenti ed ammalati per le condizioni di vita. Mentre pochi con disponibilità e risorse riusciranno a sopravvivere. Daltr’onde gli scenari di città racchiuse in cupole di vetro descritti da Isaac Asimov non sono affatto lontani: a Dubai si continua a progettare una città con il controllo climatico racchiusa in una sfera di vetro.

In questo scenario, la possibilità di colonizzare altri mondi potrebbe essere un nuovo Far-West per derelitti che non hanno nulla da perdere oppure un mega-resort per abbienti che non vogliono vivere più sulla terra.

 

I due amici e l’orso

Due amici andavano insieme a passeggio per una selva. Uno era buono e modesto; l’altro cattivo e vantatore sfacciato della propria generosità e del proprio coraggio.
– Mi vedrai al cimento,
diceva egli al compagno, sgranando due occhi da basilisco e facendo il mulinello con un gran bastone bernoccoluto
– mi vedrai al cimento, se avremo la fortuna che ci capiti il pericolo di qualche disgrazia.

E la fortuna del pericolo d’una disgrazia non si fece aspettare.

Videro, a un tratto, sbucare da una caverna un orso che pareva, Gesù ci liberi tutti, una montagna di pelo, di zampe, d’unghioni lunghi come coltelli da cucina e di zanne bianche come una tastiera di pianoforte.
Mamma mia! E il male non era che essi avessero veduto l’orso, il peggio era che l’orso aveva visto loro e che veniva avanti a bocca spalancata, col proposito non dubbio di fare una scorpacciata di ragazzi crudi.

Il vantatore sfacciato che, fra le altre cose, si chiamava di nome Napoleone, fu lesto a rampicare in cima a un grosso albero. Cecco (quello buono e modesto si chiamava a questa maniera), Cecco, che non fu svelto a mettersi in salvo, vistosi perso e ricordandosi che gli orsi non mangiano mai carne di cadaveri, si buttò in terra disteso, fingendosi morto. L’orso gli fu subito addosso e cominciò a scuoterlo con le
zampe e a fiutarlo, ora nella bocca, ora nelle gote, ora negli orecchi.

Ingannato dalla finzione di Cecco, che rimase immobile rattenendo il fiato, l’orso, dondolandosi scontento, se ne andò dopo poco per i fatti suoi.

Passato il pericolo, l’amico che era sull’albero scese giù e domandò al compagno e domandò al compagno se l’orso, quando gli accostava il muso all’orecchio, gli avesse detto qualcosa.

– Sì
rispose Checco, guardando uno sdrucio(*) che Napoleone s’era fatto nei calzoni per arrampicarsi sull’albero
– mi ha detto che d’ora in poi io mi guardi bene dall’accompagnarmi con amici arditi e generosi come te.