I nostri giovani

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Egregio Direttore,
Sul suo giornale ho letto il corsivo dal titolo “Il dramma di un alunno” e l’altro intestato “I nostri giovani”, entrambi in merito ai penosi fatti di giovani suicidi che occupano le cronache di questi giorni. Mentre dissento con il primo per la gratuita accusa che muove alla scuola, esprimo il mio consenso per le argomentazioni precise e serrate del secondo, con le quali si attribuisce la piena responsabilitá delle deviazioni giovanili alla famiglia.
E a tale proposito vorrei sottolineare le parole di uno psicologo conosciuto per la feconditá scientifica e genialitá di idee: Carl Gustav Jung! L’autorevolezza della persona fa di tali parole un’inequivocabile e drammatica, se pur dolorosa, colpa ai genitori per la gran parte delle deviazioni morali, psicologiche, e difficoltá di adattamento sociale dei figli. Ecco le parole di Jung, e che la famiglia mediti e provveda!
“… I figli sono una parte dell’atmosfera psicologica dei genitori, al punto che difficoltà segrete e non risolte di quest’ultimi possono influenzare la salute (dello spirito) dei figli in modo considerevole. La “partecipazione mistica” cioè la primitiva identitá inconscia, fa sì che il bimbo senta i conflitti dei genitori e ne soffra come fossero i suoi. Direi quasi che non ė mai il conflitto aperto, la difficoltà visibile ad avere queste influenze venefiche, ma invece le difficoltà ed i problemi che i genitori tengono celati o lasciano inconsci.
Fatti che stanno nell’aria e che il bambino sente in un modo indeterminato, l’atmosfera opprimente di timori e di imbarazzo, penetrano lentamente con i loro vapori velenosi nell’anima del bambino.
Dietro la maschera della rispettabilità e della lealtà la potenza dell’amore trascurata avvelena i figli. E per amore dei figli i genitori dovrebbero farsi un obbligo di non dimenticare le proprie difficoltá interne. Non dovrebbero permettersi rimozioni a buon mercato ed evitare di affrontare discussioni, anche se dolorose. E’ mille volte meno dannoso, sotto ogni riguardo, che i genitori discutano apertamente i loro problemi anziché permettere che i loro complessi lussureggino nell’inconscio”.

Bruno D.R.
Il Tempo – rubrica Ci Perviene una lettera 11 Aprile 196020130114-223606.jpg

Egregio Direttore,
Sul suo giornale ho letto il corsivo dal titolo “Il dramma di un alunno” e l’altro intestato “I nostri giovani”, entrambi in merito ai penosi fatti di giovani suicidi che occupano le cronache di questi giorni. Mentre dissento con il primo per la gratuita accusa che muove alla scuola, esprimo il mio consenso per le argomentazioni precise e serrate del secondo, con le quali si attribuisce la piena responsabilitá delle deviazioni giovanili alla famiglia.
E a tale proposito vorrei sottolineare le parole di uno psicologo conosciuto per la feconditá scientifica e genialitá di idee: Carl Gustav Jung! L’autorevolezza della persona fa di tali parole un’inequivocabile e drammatica, se pur dolorosa, colpa ai genitori per la gran parte delle deviazioni morali, psicologiche, e difficoltá di adattamento sociale dei figli. Ecco le parole di Jung, e che la famiglia mediti e provveda!
“… I figli sono una parte dell’atmosfera psicologica dei genitori, al punto che difficoltà segrete e non risolte di quest’ultimi possono influenzare la salute (dello spirito) dei figli in modo considerevole. La “partecipazione mistica” cioè la primitiva identitá inconscia, fa sì che il bimbo senta i conflitti dei genitori e ne soffra come fossero i suoi. Direi quasi che non ė mai il conflitto aperto, la difficoltà visibile ad avere queste influenze venefiche, ma invece le difficoltà ed i problemi che i genitori tengono celati o lasciano inconsci.
Fatti che stanno nell’aria e che il bambino sente in un modo indeterminato, l’atmosfera opprimente di timori e di imbarazzo, penetrano lentamente con i loro vapori velenosi nell’anima del bambino.
Dietro la maschera della rispettabilità e della lealtà la potenza dell’amore trascurata avvelena i figli. E per amore dei figli i genitori dovrebbero farsi un obbligo di non dimenticare le proprie difficoltá interne. Non dovrebbero permettersi rimozioni a buon mercato ed evitare di affrontare discussioni, anche se dolorose. E’ mille volte meno dannoso, sotto ogni riguardo, che i genitori discutano apertamente i loro problemi anziché permettere che i loro complessi lussureggino nell’inconscio”.

Bruno D.R.
Il Tempo – rubrica Ci Perviene una lettera 11 Aprile 1960

Non è per interesse….

Ma non vorrei che, accecati dai media sulla campagna elettorale, facessimo passare troppo inosservato il successo di una ricercatrice Italiana: Roberta Benetti. La sua pubblicazione ha un titolo decisamente misterioso per le persone come me: miR-335 directly targets Rb1 (pRb/p105) in a proximal connection to p53-dependent stress response, ma da Trieste nel Laboratorio Nazionale Consorzio Interuniversitario Biotecnologie, ha scoperto un tipo di molecole che bloccano l’attività delle cellule tumorali.

E’ una concreta possibilità di affrontare questo tipo di patologia evitando ai pazienti i problemi collaterali delle chemio e radio terapie.

Ma non vorrei che, accecati dai media sulla campagna elettorale, facessimo passare troppo inosservato il successo di una ricercatrice Italiana: Roberta Benetti. La sua pubblicazione ha un titolo decisamente misterioso per le persone come me: miR-335 directly targets Rb1 (pRb/p105) in a proximal connection to p53-dependent stress response, ma da Trieste nel Laboratorio Nazionale Consorzio Interuniversitario Biotecnologie, ha scoperto un tipo di molecole che bloccano l’attività delle cellule tumorali.

E’ una concreta possibilità di affrontare questo tipo di patologia evitando ai pazienti i problemi collaterali delle chemio e radio terapie.

Io sono stupido, ma lei Ministro Corrado Passera che fa? Pensa solo alla TAV?

Ho letto l’articolo dal titolo “Velok”, le colonnine arancioni ora finiscono fuorilegge sul sito di Repubblica.it e mi sento stupido. Scusatemi se mi dilungherò in citazioni, ma ne vale la pena per capire in che paese viviamo.
Si perché il succo è questo: i dissuasori sono quelle colonnine sparse sulle strade, alcune con dentro l’autovelox, altre finte senza nulla dentro; servono a dissuadere gli automobilisti a superari i limiti di velocità. Quindi servono per rispettare una regola ed in modo abbastanza economico per i comuni perché, appunto molte sono finte. Sembra che il loro lavoro lo facciano “Le abbiamo messe sulla tangenziale T4 sei mesi fa – racconta l’assessore alla viabilità di Verona Enrico Corsi – e da allora non abbiamo avuto più incidenti“. Da automobilista posso solo dire che, nelle strade dove le trovo, si và più piano. Ora sembra che non siano previste dal codice della strada, quindi illegali o illecite le multe fatte con gli autovelox inclusi.
Riassunto: ci sono dei limiti di velocità, ci sono dei dispositivi che di fatto aiutano a far rispettare quei limiti e diminuire gli incidenti, ma non sono recepiti da alcuna norma. E cosa fà il ministero e i suoi dipendenti per affrontare questa situazione?
Emana delle disposizioni per rendere questi dispositivi regolari? No.
Propone una valida alternativa per far rispettare i limiti di velocità e mantenere sicure le strade? No.
4295-24-07-2012 Il Direttore Generale Dr.Ing.Sergio Dondolini emana il suo parere nella comunicazione n.4295 del 24-Lug-2012 che potete trovare sul sito www.francocrisafi.it, perché è introvabile nel sito del ministero, io ne ho fatto una copia che potete vedere integralmente con un doppio click qui di fianco. Il Direttore Generale Dr.Ing.Sergio Dondolini ci dice che “[…] si comunica che i manufatti in oggetto non sono inquadrabili in alcuna delle categorie previste dal Nuovo Codice della Strada […] e dal connesso Regolamento di Esecuzione ed Attuazione […] e dunque per essi non risulta concessa alcuna approvazione […] da parte di questa Direzione Generale.”
Ma da quello che capisco io il bello viene dopo: “L’art.60 della Legge 29 luglio 2010, n.120, “Disposizioni in materia di sicurezza stradale”, rinvia ad apposito decreto ministeriale, non ancora emanato, la definizione delle caratteristiche degli impianti da impiegare per la regolazione della velocità. Poiché i manufatti in questione non possono essere classificati come impianti, in quanto privi di qualsivoglia dispositivo deputato alla specifica funzione essi probabilmente non potranno neppure essere ricondotti alla futura nuova disciplina che sarà introdotta […] “.
Riassunto: i dispositivi non possono essere classificati in nessun modo previsto, quindi non sono regolari! Non solo le caratteristiche degli impianti utilizzabili ancora devono essere definite da un decreto ministeriale. Ma il Direttore Generale Dr.Ing.Sergio Dondolini dice che probabilmente non includeranno questi dispositivi.

Io sono stupido e non competente in materia, è chiaro. Ma Sig. Direttore Generale Dr.Ing.Sergio Dondolini lei lo sa che sti cosi finti riducono il numero di incidenti? Lo sa che in alcuni paesi dell’est usano addirittura i manichini? Lo ha letto l’articolo sul Corriere della Sera.it, che essendo italiano la butta sul sex appeal della minigonna, oppure quello su tn.cz che riporta la notizia più correttamente? (un suggerimento: Direttore Generale Dott. Ing.Sergio Dondolini, casomai lei, come me, non conosca il Ceco, con Google Translator lo può tradurre in modo che si capisce).

Morti in incidente stradale per categoria di strada

Morti in incidente stradale per categoria di strada

Lo sa che ai parenti dei circa 2000 morti di strade extraurbane non gli importa nulla che “Nell’ultimo decennio il numero delle vittime è diminuito del 42.4% (in linea con la media europea” (ISTAT Incidenti Stradali dagli anni trenta ad oggi sul sito www.aci.it) e se sti cosi che non sono inquadrabili ci fanno risparmiare altre vite non guasta? Ma si lo sa perché il Direttore Generale Dott.Ing.Sergio Dondolini ne parlava con competenza già nel Maggio del 2009 come risulta nelle slide della sua presentazione disponibili qui sotto.

103 sergio dondolini pdf
Found at ebookbrowse.com

Però non riesco a capire se il problema è che i dissuasori il Direttore Generale Dott.Ing.Sergio Dondolini non li approva perché il suo compito è solo quello di eseguire quello che la legge prevede, e se il decreto per la definizione degli impianti ancora non è stato fatto, perché il Direttore Generale Dott.Ing.Sergio Dondolini dice che probabilmente non ci saranno nella futura disciplina? Chi la deve scrivere? Chi la approva? Forse Sig. Ministro delle Infrastrutture e Trasporti Corrado Passera è suo compito? Ma forse il suo tempo impiegato anche per essere il Ministro dello Sviluppo Economico Corrado Passera la distoglie da tale impegno? Certo un argomento come la TAV è più congeniale al duplice incarico, ma penso che se riusciva ad essere primo in una classifica che si basa sulla conta di morti e feriti non sarebbe stato male.

Uso imperfetto e condizionale perché ora c’è la crisi del Governo quindi le decisioni sono sospese, anche se non lo è altrettanto la conta sulle strade dei morti e feriti.Ho letto l’articolo dal titolo “Velok”, le colonnine arancioni ora finiscono fuorilegge sul sito di Repubblica.it e mi sento stupido. Scusatemi se mi dilungherò in citazioni, ma ne vale la pena per capire in che paese viviamo.
Si perché il succo è questo: i dissuasori sono quelle colonnine sparse sulle strade, alcune con dentro l’autovelox, altre finte senza nulla dentro; servono a dissuadere gli automobilisti a superari i limiti di velocità. Quindi servono per rispettare una regola ed in modo abbastanza economico per i comuni perché, appunto molte sono finte. Sembra che il loro lavoro lo facciano “Le abbiamo messe sulla tangenziale T4 sei mesi fa – racconta l’assessore alla viabilità di Verona Enrico Corsi – e da allora non abbiamo avuto più incidenti“. Da automobilista posso solo dire che, nelle strade dove le trovo, si và più piano. Ora sembra che non siano previste dal codice della strada, quindi illegali o illecite le multe fatte con gli autovelox inclusi.
Riassunto: ci sono dei limiti di velocità, ci sono dei dispositivi che di fatto aiutano a far rispettare quei limiti e diminuire gli incidenti, ma non sono recepiti da alcuna norma. E cosa fà il ministero e i suoi dipendenti per affrontare questa situazione?
Emana delle disposizioni per rendere questi dispositivi regolari? No.
Propone una valida alternativa per far rispettare i limiti di velocità e mantenere sicure le strade? No.
4295-24-07-2012 Il Direttore Generale Dr.Ing.Sergio Dondolini emana il suo parere nella comunicazione n.4295 del 24-Lug-2012 che potete trovare sul sito www.francocrisafi.it, perché è introvabile nel sito del ministero, io ne ho fatto una copia che potete vedere integralmente con un doppio click qui di fianco. Il Direttore Generale Dr.Ing.Sergio Dondolini ci dice che “[…] si comunica che i manufatti in oggetto non sono inquadrabili in alcuna delle categorie previste dal Nuovo Codice della Strada […] e dal connesso Regolamento di Esecuzione ed Attuazione […] e dunque per essi non risulta concessa alcuna approvazione […] da parte di questa Direzione Generale.”
Ma da quello che capisco io il bello viene dopo: “L’art.60 della Legge 29 luglio 2010, n.120, “Disposizioni in materia di sicurezza stradale”, rinvia ad apposito decreto ministeriale, non ancora emanato, la definizione delle caratteristiche degli impianti da impiegare per la regolazione della velocità. Poiché i manufatti in questione non possono essere classificati come impianti, in quanto privi di qualsivoglia dispositivo deputato alla specifica funzione essi probabilmente non potranno neppure essere ricondotti alla futura nuova disciplina che sarà introdotta […] “.
Riassunto: i dispositivi non possono essere classificati in nessun modo previsto, quindi non sono regolari! Non solo le caratteristiche degli impianti utilizzabili ancora devono essere definite da un decreto ministeriale. Ma il Direttore Generale Dr.Ing.Sergio Dondolini dice che probabilmente non includeranno questi dispositivi.

Io sono stupido e non competente in materia, è chiaro. Ma Sig. Direttore Generale Dr.Ing.Sergio Dondolini lei lo sa che sti cosi finti riducono il numero di incidenti? Lo sa che in alcuni paesi dell’est usano addirittura i manichini? Lo ha letto l’articolo sul Corriere della Sera.it, che essendo italiano la butta sul sex appeal della minigonna, oppure quello su tn.cz che riporta la notizia più correttamente? (un suggerimento: Direttore Generale Dott. Ing.Sergio Dondolini, casomai lei, come me, non conosca il Ceco, con Google Translator lo può tradurre in modo che si capisce).

Morti in incidente stradale per categoria di strada

Morti in incidente stradale per categoria di strada

Lo sa che ai parenti dei circa 2000 morti di strade extraurbane non gli importa nulla che “Nell’ultimo decennio il numero delle vittime è diminuito del 42.4% (in linea con la media europea” (ISTAT Incidenti Stradali dagli anni trenta ad oggi sul sito www.aci.it) e se sti cosi che non sono inquadrabili ci fanno risparmiare altre vite non guasta? Ma si lo sa perché il Direttore Generale Dott.Ing.Sergio Dondolini ne parlava con competenza già nel Maggio del 2009 come risulta nelle slide della sua presentazione disponibili qui sotto.

103 sergio dondolini pdf
Found at ebookbrowse.com

Però non riesco a capire se il problema è che i dissuasori il Direttore Generale Dott.Ing.Sergio Dondolini non li approva perché il suo compito è solo quello di eseguire quello che la legge prevede, e se il decreto per la definizione degli impianti ancora non è stato fatto, perché il Direttore Generale Dott.Ing.Sergio Dondolini dice che probabilmente non ci saranno nella futura disciplina? Chi la deve scrivere? Chi la approva? Forse Sig. Ministro delle Infrastrutture e Trasporti Corrado Passera è suo compito? Ma forse il suo tempo impiegato anche per essere il Ministro dello Sviluppo Economico Corrado Passera la distoglie da tale impegno? Certo un argomento come la TAV è più congeniale al duplice incarico, ma penso che se riusciva ad essere primo in una classifica che si basa sulla conta di morti e feriti non sarebbe stato male.

Uso imperfetto e condizionale perché ora c’è la crisi del Governo quindi le decisioni sono sospese, anche se non lo è altrettanto la conta sulle strade dei morti e feriti.

Jacintha Saldanha scusami

Scusa per quelli che hanno fatto una divinità l’essere famosi.
Scusa per coloro che non rispettano il lavoro. Ridendo di quello degli altri e facendo il proprio con leggerezza.
Scusa per averti fatto credere di essere importante.
Scusa per averti fatto sentire umiliata per un tuo gesto spontaneo.
Ma sopratutto scusami per non aver fatto nulla per cambiare queste cose.

Scusa per quelli che hanno fatto una divinità l’essere famosi.
Scusa per coloro che non rispettano il lavoro. Ridendo di quello degli altri e facendo il proprio con leggerezza.
Scusa per averti fatto credere di essere importante.
Scusa per averti fatto sentire umiliata per un tuo gesto spontaneo.
Ma sopratutto scusami per non aver fatto nulla per cambiare queste cose.

Senza commenti

2012-11-29 22.41.35A fatica ho copiato, cambiando nomi e indirizzi, ma lasciando il resto intatto questa mail che mi ha inviato un mio amico. Lui lavora in uno studio professionale di Ingegneri che si occupa di tematiche ambientali. La mail è un botta e risposta quindi lo dovete leggere dalla fine. A voi le conclusioni.
================================================

Il giorno 14/nov/2012, alle ore 12:20, Paolo Vannini <paolo.vannini@studioassociati.it> ha scritto:

I nostri giovani, schiavi della comunicazione veloce e superficiale.
Questa è una che si propone per fare un colloquio….
Vi bacio, Paolo

—–Messaggio originale—–
Da: Aless.Marinucci@gmail.com [mailto:Aless.Marinucci@gmail.com] Inviato: mercoledì 14 novembre 2012 12:08
A: paolo.vannini@studioassociati.it
Oggetto: Re: R: R: R: R: R: R: stage per la preparazione tesi

ok va bene la ringrazio
So che una mia collega anche lei deve venirle a parlare magari veniamo insieme lo stesso giorno,so che poi le scrive una mail per sapere quando può venire.

—————— Messaggio originale ——————-
Da:      “Paolo Vannini” <paolo.vannini@studioassociati.it>
Data:    Mer, 14 Novembre 2012, 11:52 am
A:       Aless.Marinucci@gmail.com
Cc:      “‘Francesco Savino'” <F.Savino@studioassociati.it>
———————————————————-

Il 20 dopo le 10.30 va bene sempre

—–Messaggio originale—–
Da: Aless.Marinucci@gmail.com [mailto:Aless.Marinucci@gmail.com] Inviato: mercoledì 14 novembre 2012 10:02
A: paolo.vannini@studioassociati.it

Oggetto: Re: R: R: R: R: R: stage per la preparazione tesi

Salve scusi se la disturbo ma lunedì 19 alle 14 la professoressa di ergonomia ha messo un seminario obbligatorio che non posso saltare ci possiamo vedere un altro giorno o in mattinata?

grazie
Marinucci Alessia

—————— Messaggio originale ——————-
Oggetto: R: R: R: R: R: stage per la preparazione tesi
Da:      “Paolo Vannini” <paolo.vannini@studioassociati.it>
Data:    Lun, 12 Novembre 2012, 2:14 pm
A:       Aless.Marinucci@gmail.com
Cc:      “‘Francesco Savino'” <F.Savino@studioassociati.it>
———————————————————-

Ok.

Ci trovi qui

Studio Associati Engineering – C/O EUR Park (Edificio B3)
Via Taranto,12 – 00144 – Roma – Italy

—–Messaggio originale—–
Da: Aless.Marinucci@gmail.com [mailto:Aless.Marinucci@gmail.com] Inviato: lunedì 12 novembre 2012 11:46
A: paolo.vannini@studioassociati.it

Oggetto: Re: R: R: R: R: stage per la preparazione tesi

ok va bene perfetto a lunedì 19 dove devo venire a che indirizzo?

Marinucci Alessia

—————— Messaggio originale ——————-
Oggetto: R: R: R: R: stage per la preparazione tesi
Da:      “Paolo Vannini” <paolo.vannini@studioassociati.it>
Data:    Lun, 12 Novembre 2012, 9:48 am
A:       Aless.Marinucci@gmail.com
Cc:      “‘Francesco Savino'” <F.Savino@studioassociati.it>
———————————————————-

Se facciamo lunedì 19 alle 14.30?

—–Messaggio originale—–
Da: Aless.Marinucci@gmail.com [mailto:Aless.Marinucci@gmail.com] Inviato: domenica 11 novembre 2012 21:15
A: paolo.vannini@studioassociati.it

Oggetto: Re: R: R: R: stage per la preparazione tesi

Mi scusi ho riletto la mail non si capisce il secondo giorno comunque io potrei venire o mercoledì mattina per le 9 oppure giovedì pomeriggio per le e14

—————— Messaggio originale ——————-
Oggetto: R: R: R: stage per la preparazione tesi
Da:      “Paolo Vannini” <paolo.vannini@studioassociati.it>
Data:    Sab, 10 Novembre 2012, 10:12 pm
A:       Aless.Marinucci@gmail.com
Cc:      “‘Francesco Savino'” <F.Savino@studioassociati.it>
———————————————————–

Bene.

A questo punto potremmo fare un incontro.
Quando potresti venirci a trovare?

—–Messaggio originale—–
Da: Aless.Marinucci@gmail.com [mailto:Aless.Marinucci@gmail.com] Inviato: sabato 10 novembre 2012 11:03
A: paolo.vannini@studioassociati.it

Oggetto: Re: R: R: stage per la preparazione tesi

Salve si certo vi ho contattato proprio perché sapevo di
cosa vi  occupate anche perché io sono laureata alla triennale con
il curriculum ecologico quindi ho seguito corsi di ecologia
ambientale di igiene ambientale di impatto ambientale infatti sono
gli argomenti che mi interessano e attualmente sono alle.ultimo
anno della specialistica di igiene dell.ambiente e del lavoro non
mi interessano laboratori  ma gli argomenti di cui vi occupate voi
magari fare la tesi su un impatto ambientale.

cordiali saluti
Marinucci Alessia

—————— Messaggio originale ——————-
Oggetto: R: R: stage per la preparazione tesio
Da:      “Paolo Vannini” <paolo.vannini@studioassociati.it>
Data:    Ven, 9 Novembre 2012, 10:12 pm
A:       Aless.Marinucci@gmail.com
Cc:      “‘Francesco Savino'” <F.Savino@studioassociati.it>
———————————————————-

Buonasera,

dipende un po’ da quali sono le competenze e l’argomento in cui vuoi fare la tesi.

Noi siamo una società di consulenza e ci occupiamo di calcolo degli impatti ambientali dei processi produttivi. Non ci occupiamo di biologia.

Quindi se parliamo di “laboratorio” purtroppo non abbiamo spazi. Se parliamo di questioni legate agli impatti ambientali dei processi, qualche argomento si potrebbe individuare soprattutto se stiamo nel mondo agronomico.

Saluti
Paolo Vannini

—–Messaggio originale—–
Da: Aless.Marinucci@gmail.com [mailto:Aless.Marinucci@gmail.com] Inviato: venerdì 9 novembre 2012 10:27
A: paolo.vannini@studioassociati.it
Oggetto: Re: R: stage per la preparazione tesi

Buongiorno allora la procedura di stage per l.università
di Biologia è quella di fare uno stage interno o esterno,in caso
di stage esterno bisogna contattare l.azienda e trovare un tutor
che ci segua  e magari abbia una proposta di tesi o un progetto da
farmi fare, nel mio caso io devo fare più o meno 300 ore di stage
per la preparazione della tesi voi avete qualche proposta tesi o
perone che si occupano di seguire gli studenti amo cui poter
parlare per vedere quale argomento posso trattare nella tesi.?

Distinti saluti
Marinucci Alessia

—————— Messaggio originale ——————
Oggetto: R: stage per la preparazione tesi>
Da: “Paolo Vannini” <paolo.vannini@studioassociati.it>
Data:    Gio, 8 Novembre 2012, 9:22 pm
A:       Aless.Marinucci@gmail.com
Cc:      “‘Gian Luca Baldo'” <Baldo@studioassociati.it>
———————————————————-

Buonasera Noemi,

noi ospitiamo abbastanza spesso stage con questa finalità. Dipende dai tempi e dagli argomenti che si vogliono trattare.

Ci dai qualche dettaglio in più?

Saluti
_____________________
Paolo Vannini
www.studioassociati.it
Office: + 39 011 2257311
Mobile: + 39 331 1123456
Skype: paolo.vannini1

—–Messaggio originale—–
Da: Aless.Marinucci@gmail.com [mailto:Aless.Marinucci@gmail.com] Inviato: martedì 6 novembre 2012 16:01
A: paolo.vannini@studioassociati.it

Oggetto: stage per la preparazione tesi

Salve sono una studentessa di biologia all’ultimo anno della specialistica sarei interessata a fare uno stage con la finalità di preparare la tesi presso la vostra struttura vorrei sapere a chi mi posso rivolgere con chi mi devo mettere in contatto?

cordiali saluti
Marinucci Alessia2012-11-29 22.41.35A fatica ho copiato, cambiando nomi e indirizzi, ma lasciando il resto intatto questa mail che mi ha inviato un mio amico. Lui lavora in uno studio professionale di Ingegneri che si occupa di tematiche ambientali. La mail è un botta e risposta quindi lo dovete leggere dalla fine. A voi le conclusioni.
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Il giorno 14/nov/2012, alle ore 12:20, Paolo Vannini <paolo.vannini@studioassociati.it> ha scritto:

I nostri giovani, schiavi della comunicazione veloce e superficiale.
Questa è una che si propone per fare un colloquio….
Vi bacio, Paolo

—–Messaggio originale—–
Da: Aless.Marinucci@gmail.com [mailto:Aless.Marinucci@gmail.com] Inviato: mercoledì 14 novembre 2012 12:08
A: paolo.vannini@studioassociati.it
Oggetto: Re: R: R: R: R: R: R: stage per la preparazione tesi

ok va bene la ringrazio
So che una mia collega anche lei deve venirle a parlare magari veniamo insieme lo stesso giorno,so che poi le scrive una mail per sapere quando può venire.

—————— Messaggio originale ——————-
Da:      “Paolo Vannini” <paolo.vannini@studioassociati.it>
Data:    Mer, 14 Novembre 2012, 11:52 am
A:       Aless.Marinucci@gmail.com
Cc:      “‘Francesco Savino'” <F.Savino@studioassociati.it>
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Il 20 dopo le 10.30 va bene sempre

—–Messaggio originale—–
Da: Aless.Marinucci@gmail.com [mailto:Aless.Marinucci@gmail.com] Inviato: mercoledì 14 novembre 2012 10:02
A: paolo.vannini@studioassociati.it

Oggetto: Re: R: R: R: R: R: stage per la preparazione tesi

Salve scusi se la disturbo ma lunedì 19 alle 14 la professoressa di ergonomia ha messo un seminario obbligatorio che non posso saltare ci possiamo vedere un altro giorno o in mattinata?

grazie
Marinucci Alessia

—————— Messaggio originale ——————-
Oggetto: R: R: R: R: R: stage per la preparazione tesi
Da:      “Paolo Vannini” <paolo.vannini@studioassociati.it>
Data:    Lun, 12 Novembre 2012, 2:14 pm
A:       Aless.Marinucci@gmail.com
Cc:      “‘Francesco Savino'” <F.Savino@studioassociati.it>
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Ok.

Ci trovi qui

Studio Associati Engineering – C/O EUR Park (Edificio B3)
Via Taranto,12 – 00144 – Roma – Italy

—–Messaggio originale—–
Da: Aless.Marinucci@gmail.com [mailto:Aless.Marinucci@gmail.com] Inviato: lunedì 12 novembre 2012 11:46
A: paolo.vannini@studioassociati.it

Oggetto: Re: R: R: R: R: stage per la preparazione tesi

ok va bene perfetto a lunedì 19 dove devo venire a che indirizzo?

Marinucci Alessia

—————— Messaggio originale ——————-
Oggetto: R: R: R: R: stage per la preparazione tesi
Da:      “Paolo Vannini” <paolo.vannini@studioassociati.it>
Data:    Lun, 12 Novembre 2012, 9:48 am
A:       Aless.Marinucci@gmail.com
Cc:      “‘Francesco Savino'” <F.Savino@studioassociati.it>
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Se facciamo lunedì 19 alle 14.30?

—–Messaggio originale—–
Da: Aless.Marinucci@gmail.com [mailto:Aless.Marinucci@gmail.com] Inviato: domenica 11 novembre 2012 21:15
A: paolo.vannini@studioassociati.it

Oggetto: Re: R: R: R: stage per la preparazione tesi

Mi scusi ho riletto la mail non si capisce il secondo giorno comunque io potrei venire o mercoledì mattina per le 9 oppure giovedì pomeriggio per le e14

—————— Messaggio originale ——————-
Oggetto: R: R: R: stage per la preparazione tesi
Da:      “Paolo Vannini” <paolo.vannini@studioassociati.it>
Data:    Sab, 10 Novembre 2012, 10:12 pm
A:       Aless.Marinucci@gmail.com
Cc:      “‘Francesco Savino'” <F.Savino@studioassociati.it>
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Bene.

A questo punto potremmo fare un incontro.
Quando potresti venirci a trovare?

—–Messaggio originale—–
Da: Aless.Marinucci@gmail.com [mailto:Aless.Marinucci@gmail.com] Inviato: sabato 10 novembre 2012 11:03
A: paolo.vannini@studioassociati.it

Oggetto: Re: R: R: stage per la preparazione tesi

Salve si certo vi ho contattato proprio perché sapevo di
cosa vi  occupate anche perché io sono laureata alla triennale con
il curriculum ecologico quindi ho seguito corsi di ecologia
ambientale di igiene ambientale di impatto ambientale infatti sono
gli argomenti che mi interessano e attualmente sono alle.ultimo
anno della specialistica di igiene dell.ambiente e del lavoro non
mi interessano laboratori  ma gli argomenti di cui vi occupate voi
magari fare la tesi su un impatto ambientale.

cordiali saluti
Marinucci Alessia

—————— Messaggio originale ——————-
Oggetto: R: R: stage per la preparazione tesio
Da:      “Paolo Vannini” <paolo.vannini@studioassociati.it>
Data:    Ven, 9 Novembre 2012, 10:12 pm
A:       Aless.Marinucci@gmail.com
Cc:      “‘Francesco Savino'” <F.Savino@studioassociati.it>
———————————————————-

Buonasera,

dipende un po’ da quali sono le competenze e l’argomento in cui vuoi fare la tesi.

Noi siamo una società di consulenza e ci occupiamo di calcolo degli impatti ambientali dei processi produttivi. Non ci occupiamo di biologia.

Quindi se parliamo di “laboratorio” purtroppo non abbiamo spazi. Se parliamo di questioni legate agli impatti ambientali dei processi, qualche argomento si potrebbe individuare soprattutto se stiamo nel mondo agronomico.

Saluti
Paolo Vannini

—–Messaggio originale—–
Da: Aless.Marinucci@gmail.com [mailto:Aless.Marinucci@gmail.com] Inviato: venerdì 9 novembre 2012 10:27
A: paolo.vannini@studioassociati.it
Oggetto: Re: R: stage per la preparazione tesi

Buongiorno allora la procedura di stage per l.università
di Biologia è quella di fare uno stage interno o esterno,in caso
di stage esterno bisogna contattare l.azienda e trovare un tutor
che ci segua  e magari abbia una proposta di tesi o un progetto da
farmi fare, nel mio caso io devo fare più o meno 300 ore di stage
per la preparazione della tesi voi avete qualche proposta tesi o
perone che si occupano di seguire gli studenti amo cui poter
parlare per vedere quale argomento posso trattare nella tesi.?

Distinti saluti
Marinucci Alessia

—————— Messaggio originale ——————
Oggetto: R: stage per la preparazione tesi>
Da: “Paolo Vannini” <paolo.vannini@studioassociati.it>
Data:    Gio, 8 Novembre 2012, 9:22 pm
A:       Aless.Marinucci@gmail.com
Cc:      “‘Gian Luca Baldo'” <Baldo@studioassociati.it>
———————————————————-

Buonasera Noemi,

noi ospitiamo abbastanza spesso stage con questa finalità. Dipende dai tempi e dagli argomenti che si vogliono trattare.

Ci dai qualche dettaglio in più?

Saluti
_____________________
Paolo Vannini
www.studioassociati.it
Office: + 39 011 2257311
Mobile: + 39 331 1123456
Skype: paolo.vannini1

—–Messaggio originale—–
Da: Aless.Marinucci@gmail.com [mailto:Aless.Marinucci@gmail.com] Inviato: martedì 6 novembre 2012 16:01
A: paolo.vannini@studioassociati.it

Oggetto: stage per la preparazione tesi

Salve sono una studentessa di biologia all’ultimo anno della specialistica sarei interessata a fare uno stage con la finalità di preparare la tesi presso la vostra struttura vorrei sapere a chi mi posso rivolgere con chi mi devo mettere in contatto?

cordiali saluti
Marinucci Alessia

La singolarità del tapis roulant

Leggo su Wikipedia che “Il tapis roulant (detto anche marciapiede mobile) è un dispositivo che permette il trasporto di persone similmente alla scala mobile, anche se a differenza di quest’ultima è dotato di una superficie piatta. Si tratta di un’applicazione del principio di nastro trasportatore. […] A livello sportivo, l’applicazione più diffusa è l’ergometro o una sua forma semplificata che permette di eseguire gli esercizi di jogging anche in appartamento e in palestra.

Incredibilment questo attrezzo racchiude in sé le contraddizioni della nostra società e di come il concetto di valore sia cambiato negli ultimi anni. Infatti, quando si usa come aiuto, come facilitazione del movimento, che stando fermi ci permette di percorrere molta strada, è gratuito; mentre quando ci fa faticare e ci rende talmente difficile il movimento da dover correre per stare fermi, è a pagamento. Spiegarla così ad uno dei nostri bisnonni ci farebbe prendere per stupidi.

  I primi del secolo scorso una cosa aveva valore per quanto era utile o per quanto durava o per quanto era bella. Nel passare del tempo, con l’aumentare del benessere, il valore delle cose è misurato sempre di più sulla base di quanto, il possedere o l’indossare la cosa, ci faccia passare una sensaione di inadeguatezza e di inferiorità.

Quindi il concetto valore è cambiato in due modi: da una parte come misura della capacità di sopperire ad una mancanza invece che apportare un’aggiunta; dall’altra non è più stabile nel tempo. Infatti se il possedere un’oggetto ci rende felici, dopo qualche mese (settimana, giorno?) il possesso di quell’ogetto non incide più sulla nostra felicità.

Inutile dire che da una settimana sto facendo 45 minuti di tapis roulant i palestra per ristabilirmi e che questo pensiero mi è venuto mentre mi aggiravo nei tunnel della metro, indovinate trasportato da cosa?

Leggo su Wikipedia che “Il tapis roulant (detto anche marciapiede mobile) è un dispositivo che permette il trasporto di persone similmente alla scala mobile, anche se a differenza di quest’ultima è dotato di una superficie piatta. Si tratta di un’applicazione del principio di nastro trasportatore. […] A livello sportivo, l’applicazione più diffusa è l’ergometro o una sua forma semplificata che permette di eseguire gli esercizi di jogging anche in appartamento e in palestra.

Incredibilment questo attrezzo racchiude in sé le contraddizioni della nostra società e di come il concetto di valore sia cambiato negli ultimi anni. Infatti, quando si usa come aiuto, come facilitazione del movimento, che stando fermi ci permette di percorrere molta strada, è gratuito; mentre quando ci fa faticare e ci rende talmente difficile il movimento da dover correre per stare fermi, è a pagamento. Spiegarla così ad uno dei nostri bisnonni ci farebbe prendere per stupidi.

  I primi del secolo scorso una cosa aveva valore per quanto era utile o per quanto durava o per quanto era bella. Nel passare del tempo, con l’aumentare del benessere, il valore delle cose è misurato sempre di più sulla base di quanto, il possedere o l’indossare la cosa, ci faccia passare una sensaione di inadeguatezza e di inferiorità.

Quindi il concetto valore è cambiato in due modi: da una parte come misura della capacità di sopperire ad una mancanza invece che apportare un’aggiunta; dall’altra non è più stabile nel tempo. Infatti se il possedere un’oggetto ci rende felici, dopo qualche mese (settimana, giorno?) il possesso di quell’ogetto non incide più sulla nostra felicità.

Inutile dire che da una settimana sto facendo 45 minuti di tapis roulant i palestra per ristabilirmi e che questo pensiero mi è venuto mentre mi aggiravo nei tunnel della metro, indovinate trasportato da cosa?

L’intelligenza femminile

È da tanto che non frequento i programmi televisivi di approfondimento e quindi sono spesso disinformato sulle dichiarazioni di tizio o la scenata che ha fatto caio nello studio. Ed anche la partecipazione di un’esponente del movimento cinque stelle ad una di queste trasmissioni con i conseguenti anatemi del leader (si definisce cosí?) del movimento mi avevano sfiorato.

Sfiorato è il termine giusto perché ne ero venuto a conoscenza in metropolitana grazie ad una lettura furtiva (lo confesso) di uno di quei giornali distribuiti gratuitamente. È il termine giusto perché oltre ad aver capito che al leader non era andata a genio non avevo capito, né voluto capire, altro.

Ma stasera ho letto, su questa pagina del sito di Repubblica.it, l’articolo di Elena Stancanelli dal titolo Il punto G è bipartisan. La giornalista, rivolgendosi alla consigliera bolognese Federica Salsi, in sintesi le dice: non é proprio carino presentarsi con uno schieramento che ha certe regole, farsi eleggere e poi non seguirle.

Andando oltre la discussione se sia opportuno o meno andare in televisione, mi trovo pienamente d’accordo sul principo: se decidi di giocare a pallacanestro non devi toccare il pallone con i piedi, se a te piace usare i piedi forse il calcio ti si addice di più. Il vezzo, o più propriamente vizio, molto italico di non rispettare le regole perché per me non sono giuste, dobbiamo abbandonarlo in favore di un esercizio della democrazia più diretto e costruttivo: agire per cambiare le regole che non si ritengono giuste mentre si rispettano. Per fare un esempio: firmiamo la petizione per l’abolizione del canone RAI, ma finché esiste si paga.

E suggerisco anche a Massimo Gramellini la lettura del pezzo di Elena Stancanelli. Anche io, come lui ha detto stasera nella trasmissione Che tempo che fa, avevo trovato di cattivo gusto e maschilista il commento sul punto G. Ma la signora Stancanelli mi ha fatto capire che non è una questione di maschilismo, ma di coerenza:

[…] Cara Federica, in Italia siamo campioni mondiali di maschilismo. Ma nel suo caso specifico le ricordo che il Punto G, a cui fa riferimento il suo leader nella reprimenda, ce l’hanno (o dovrebbero averlo, perché la sua esistenza non è scientificamente dimostrata) anche gli uomini. E anche gli orgasmi, qualunque ne sia la causa, sono una cosa bipartisan, come lei saprà.

Quindi si indigni, cara Federica, se lo desidera, ma not in my name.

È da tanto che non frequento i programmi televisivi di approfondimento e quindi sono spesso disinformato sulle dichiarazioni di tizio o la scenata che ha fatto caio nello studio. Ed anche la partecipazione di un’esponente del movimento cinque stelle ad una di queste trasmissioni con i conseguenti anatemi del leader (si definisce cosí?) del movimento mi avevano sfiorato.

Sfiorato è il termine giusto perché ne ero venuto a conoscenza in metropolitana grazie ad una lettura furtiva (lo confesso) di uno di quei giornali distribuiti gratuitamente. È il termine giusto perché oltre ad aver capito che al leader non era andata a genio non avevo capito, né voluto capire, altro.

Ma stasera ho letto, su questa pagina del sito di Repubblica.it, l’articolo di Elena Stancanelli dal titolo Il punto G è bipartisan. La giornalista, rivolgendosi alla consigliera bolognese Federica Salsi, in sintesi le dice: non é proprio carino presentarsi con uno schieramento che ha certe regole, farsi eleggere e poi non seguirle.

Andando oltre la discussione se sia opportuno o meno andare in televisione, mi trovo pienamente d’accordo sul principo: se decidi di giocare a pallacanestro non devi toccare il pallone con i piedi, se a te piace usare i piedi forse il calcio ti si addice di più. Il vezzo, o più propriamente vizio, molto italico di non rispettare le regole perché per me non sono giuste, dobbiamo abbandonarlo in favore di un esercizio della democrazia più diretto e costruttivo: agire per cambiare le regole che non si ritengono giuste mentre si rispettano. Per fare un esempio: firmiamo la petizione per l’abolizione del canone RAI, ma finché esiste si paga.

E suggerisco anche a Massimo Gramellini la lettura del pezzo di Elena Stancanelli. Anche io, come lui ha detto stasera nella trasmissione Che tempo che fa, avevo trovato di cattivo gusto e maschilista il commento sul punto G. Ma la signora Stancanelli mi ha fatto capire che non è una questione di maschilismo, ma di coerenza:

[…] Cara Federica, in Italia siamo campioni mondiali di maschilismo. Ma nel suo caso specifico le ricordo che il Punto G, a cui fa riferimento il suo leader nella reprimenda, ce l’hanno (o dovrebbero averlo, perché la sua esistenza non è scientificamente dimostrata) anche gli uomini. E anche gli orgasmi, qualunque ne sia la causa, sono una cosa bipartisan, come lei saprà.

Quindi si indigni, cara Federica, se lo desidera, ma not in my name.

È un paese per vecchi?

Prendiamo un caffè seduti ad un bar in una cittadina delle Marche; è una delle tante che fanno l’Italia, o almeno una gran parte del nostro paese. Si vedono i giardini pieni di bambini che giocano, oggi non c’è scuola. Bambini che corrono, ridono, piangono; bambini con genitori al seguito e nonni. A vedere bene più nonni che genitori. Anzi, guardo meglio, ci sono quasi più nonni che bambini. Perché non ci sono solo i nonni, ma anche gli amici dei nonni e si ritrovano tutti ai giardini a vedere i loro nipoti, a parlare delle ultima cose che sono successe, di cosa hanno mangiato, di quello che mangeranno, degli aggiornamenti dei loro malanni e di chi non riesce nemmeno ad uscire di casa per raccontarli. Ma anche qui, al bar. Noi siamo i piú giovani, attorno a noi anziani a godersi l’ultimo caldo d’autunno. “Come sta lo nipote tuo?”, “Ma Ninetta s’è più vista?”, “Io le verdure le prendo sempre da Principi, ma la mattina”, “E che ne sacciu io!”, “Quello faceva lo ingegnere, mò è pensionato bene!”

I discorsi sono legati fra loro da un unico tema: lo star bene e la preoccupazione che possa succedere qualcosa. In modo esplicito o no, parlano tutti con una nota unica di fondo, che è la paura che le cose non siano più come loro sanno o come sanno governare. Fa tenerezza sentire come la dimensione del personale e dello star bene siano il confine del loro mondo. Al di fuori ci può essere la globalizzazione, le guerre, gli attentati, internet, ma sono elementi mantenuti estranei dalla lente tranquiillizzante della televisione.

Vedo questo, ma qualcosa in me si ribella. Suona un tocco che significa “qualcosa non mi torna” e questo allarme muta la tenerezza in dubbio. Si perché queste stesse persone che vivono a misura del proprio “personale” contribuiscono come tutti alla scelta della classe governante e la scelgono secondo le loro paure. Mmmm altro campanello…. Questa riflessione mi ricorda un film del 1976 “La fuga di Logan” dove gli esseri umani venivano eliminati al compiere dei 30 anni; insomma mi sembra che rasenti i pensieri di una razza pura e senza paura. Poi se penso a me stesso, chi mi dice che anche io non diventi così? O, addirittura, non lo sia giá? E non é vero che ci sono persone di 40, 30 anni o altre età che guidano le loro scelte sulla base del timore? Si, penso che si vero; meno male! Così ho salvato i quasi 13 milioni di ultra-sessantenni che esistono in Italia e ho fornito un alibi alla mia vecchiaia.

In effetti l’età avannzata di per sè non è un fattore discriminante in alcun modo e, tantomeno, qualcosa da temere ed evitare il più possibile, con trattamenti artificiali o pozioni miracolose. Penso che la curiositá e l’apertura alle novitá siano l’unico antidoto alle paure e diffidenze che sclerotizzano la mente ed il pensiero. D’altronde il mio motto è “fino a ieri non sapevo chi sono, oggi non so chi sarò”. È quando non esiste più questa differenza tra due giorni che iniziamo a morie.

Prendiamo un caffè seduti ad un bar in una cittadina delle Marche; è una delle tante che fanno l’Italia, o almeno una gran parte del nostro paese. Si vedono i giardini pieni di bambini che giocano, oggi non c’è scuola. Bambini che corrono, ridono, piangono; bambini con genitori al seguito e nonni. A vedere bene più nonni che genitori. Anzi, guardo meglio, ci sono quasi più nonni che bambini. Perché non ci sono solo i nonni, ma anche gli amici dei nonni e si ritrovano tutti ai giardini a vedere i loro nipoti, a parlare delle ultima cose che sono successe, di cosa hanno mangiato, di quello che mangeranno, degli aggiornamenti dei loro malanni e di chi non riesce nemmeno ad uscire di casa per raccontarli. Ma anche qui, al bar. Noi siamo i piú giovani, attorno a noi anziani a godersi l’ultimo caldo d’autunno. “Come sta lo nipote tuo?”, “Ma Ninetta s’è più vista?”, “Io le verdure le prendo sempre da Principi, ma la mattina”, “E che ne sacciu io!”, “Quello faceva lo ingegnere, mò è pensionato bene!”

I discorsi sono legati fra loro da un unico tema: lo star bene e la preoccupazione che possa succedere qualcosa. In modo esplicito o no, parlano tutti con una nota unica di fondo, che è la paura che le cose non siano più come loro sanno o come sanno governare. Fa tenerezza sentire come la dimensione del personale e dello star bene siano il confine del loro mondo. Al di fuori ci può essere la globalizzazione, le guerre, gli attentati, internet, ma sono elementi mantenuti estranei dalla lente tranquiillizzante della televisione.

Vedo questo, ma qualcosa in me si ribella. Suona un tocco che significa “qualcosa non mi torna” e questo allarme muta la tenerezza in dubbio. Si perché queste stesse persone che vivono a misura del proprio “personale” contribuiscono come tutti alla scelta della classe governante e la scelgono secondo le loro paure. Mmmm altro campanello…. Questa riflessione mi ricorda un film del 1976 “La fuga di Logan” dove gli esseri umani venivano eliminati al compiere dei 30 anni; insomma mi sembra che rasenti i pensieri di una razza pura e senza paura. Poi se penso a me stesso, chi mi dice che anche io non diventi così? O, addirittura, non lo sia giá? E non é vero che ci sono persone di 40, 30 anni o altre età che guidano le loro scelte sulla base del timore? Si, penso che si vero; meno male! Così ho salvato i quasi 13 milioni di ultra-sessantenni che esistono in Italia e ho fornito un alibi alla mia vecchiaia.

In effetti l’età avannzata di per sè non è un fattore discriminante in alcun modo e, tantomeno, qualcosa da temere ed evitare il più possibile, con trattamenti artificiali o pozioni miracolose. Penso che la curiositá e l’apertura alle novitá siano l’unico antidoto alle paure e diffidenze che sclerotizzano la mente ed il pensiero. D’altronde il mio motto è “fino a ieri non sapevo chi sono, oggi non so chi sarò”. È quando non esiste più questa differenza tra due giorni che iniziamo a morie.

Contropelo: Ieri sono finite le scuole. Mi dispiace, ma non mi sento bene donando qualcosa

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Vedo spesso in televisione o sulla pubblicità dei giornali degli annunci che invitano a fare delle piccole offerte per delle buone cause. Sento che, con un mio piccolo contributo, eviterò di far morire di fame o di sete o di un semplice raffreddore, dei numeri incredibili di vite umane e comunque salvare tanti bambini.
Sono messaggi che non possono non colpire: mi portano la consapevolezza di una realtà di sofferenze che è contemporanea alla mia vita, fatta si di tante difficoltà, ma nessuna paragonabile a quel combattere giorno per giorno solo per sopravvivere. E sono tante le organizzazioni che si impegnano su questo fronte, basta andare su Google e cercare con “ONLUS bambini” ed è difficile scegliere.
Inoltre l’impegno richiesto per sostenere i volontari che si adoperano per eliminare o almeno ridurre queste ingiustizie non è elevato.
E qui mi sento come se mi avessero fatto un carezza contropelo ma non so dire subito bene il perché.

Parlando con amici e conoscenti posso stilare una serie di comportamenti rispetto a queste richieste riportando, in sintesi, le frasi che ho sentito:

    • c’è chi non contribuisce e dice “chissà dove vanno a finire tutti questi soldi”
    • c’è chi contribuisce perché “in fondo non chiedono tanti soldi”
    • c’è chi non contribuisce perché “nel mondo ci sono sempre state le disparità e non sono i miei 5 euro che cambieranno la situazione”
    • c’è chi contribuisce perché “è giusto per evitare tali sterminiii”
    • c’è chi contribuisce e non dice nulla
    • c’è chi non contribuisce e non dice nulla

Insomma tra con chi teme le truffe (d’altronde basta andare su Google e cercare con “ONLUS bambini truffe”…) e con chi è indifferente si fonda il fronte del rifiuto, mentre il fronte del sostegno si basa sulle persone indifferenti alla cifra e su chi considera giusta l’azione di sostegno per evitare questi massacri.
Su queste dichiarazioni di giustizia d’intervento spesso compare un’altra sensazione contropelo che non so spiegare.

Improvvisamente ho trovato una spiegazione. Attenzione! È una spiegazione alle mie sensazioni di contropelo non è una spiegazione per indurre a donare o meno; quest’ultimo aspetto rimane, a mio parere, una scelta personale.

Ieri sono finite le scuole, o meglio, era il primo giorno col le scuole chiuse. Ho fatto il giro di alcuni negozi e di supermercati per la spesa del fine settimana. A differenza delle altre settimane i supermercati erano pieni di gruppi di ragazzini di tutte le età (direi dai 10 ai 15 anni) che facevano la spesa in gruppo. Allegri e chiassosi si aggiravano tra gli scaffali comprando biscotti, acque, bevande, uova, farina, sugo, pizza, formaggio. Tra loro scherzavano in quel modo un po’ maleducato e un po’ strafottente che li fa sentire più grandi, più liberi e meno timidi. È un modo che hai grandi da fastidio, ma a quell’età è l’espressione del caos che c’è tra timidezza, gusto di affermazione e tempeste ormonali.
I vari gruppi si sondavano e si davano appuntamenti indiretti:
“Che Luca sta con voi?”
“Forse ci raggiunge dopo. Dove andate voi?”
“A villa Chigi e voi?”
“Forse a Villa Ada.”
“Aaaa, ma dove?”
“Sopra, nel pratone dopo il bar”
“Forse, dopo ci passiamo. Ciao”
“Ciao”

Se penso a me a quell’età, non ricordo bene, sicuramente avevo paura di essere ridicolo o inadatto e quindi mi comportavo secondo gli schemi di allora che a me davano una sensazione di sicurezza e di essere fico, ma vedendomi dopo mi rendevano ridicolo ed inadatto! E così mi sembrava di questi gruppi che ai miei occhi si stavano preparando ad una merenda sui prati nel primo giorno senza scuola.

Uscendo ho capito.
Tranne merende, pizze e formaggi che venivano subito divorate all’uscita, il resto erano armi. Farina, uova, sugo ed acqua servivano come pallottole per la guerra che avrebbero scatenato nei prati.
Ho dovuto ripetere nella mia testa il concetto: “per tirarseli addosso avevano comprato farina, uova sugo e si, anche acqua minerale”.

Mi sono tornate alla mente le foto e le facce dei bambini che muoiono di fame e che si possono salvare con due euro per comprar loro un chilo di riso e un chilo di farina con cui mangiano per una settimana.
Ecco il perché delle mie carezze contropelo: la prima, un comportamento così piccolo (i 5 euro donati) che risolve così grandi problemi per me e per la società in cui vivo non è nulla. Ma allora quanti sono i comportamenti piccoli, che io assumo vivendo nella mia società, che invece producono o concorrono a mantenere in vita questi problemi?
Chi ha insegnato a quei ragazzi lo scarso valore del cibo? Si anch’io al martedì grasso tiravo uova e farina a scuola, ma giravo per ristoranti, pizzerie e panetterie a chieder loro se ne avevano di vecchia e da buttare. I 2-3 giravamo 30-40 posti per racimolare un paio di sacchetti pieni di farina con le farfalle. Forse quello era l’inizio dello spreco?
Però se è vero che le risorse della terra non bastano per tutti è una conseguenza ovvia che da qualche parte del mondo qualcuno muoia di fame se da qualche altra ci si tira addosso farina, uova e acqua minerale.

La seconda carezza contropelo. Capisco che non è così giusto” contribuire con un’offerta per queste cause, è più che altro doveroso per sopire un senso di imbarazzo che si insinua nelle nostre menti in modo inconscio. Se noi viviamo spendendo il soldi per comprare dei cappottino ai cani con tutto il più genuino affetto per l’essere vivente che ci vive affianco, forse l’inconscio paragona quei soldi con quelli che servono a salvare una vita. Inoltre, cercando di essere crudelmente sintetico, non è “giusto” salvare le vite di tanti bambini per poi farli morire da grandi in un barcone al largo di Pantelleria. Perché una volta sopravvissuti quei bambini diventeranno degli adolescenti in un paese dove certo non potranno tirarsi uova e farina finite le scuole; sempre che abbiano quaderni e matite in una scuola e non mitra e pallottole di provenienza occidentale o che siano saltati su una mina costruita da mani Italiane (mentre scrivo mi viene un’altro dubbio cinico: chissà se qualche dipendente delle fabbriche di armi fa delle donazioni per far sopravvivere i bambini poveri?).

Quindi sono certo di due cose: la prima è che anche i più piccoli comportamenti possono contribuire. Sono comportamenti che includono le donazioni una-tantum ma ne vanno ben oltre e si esprimono nella vita di tutti i giorni.
La seconda che il concetto di giustizia perte dal dare il giusto valore alle cose, al cibo, alle persone: non solo per quanti dei nostri bisogni soddisfano. Quindi attenzione a dire che una cosa è giusta solo perché soddisfa il nostro bisogno di serenità e di coscienza pulita, cerchiamo di essere sinceri almeno con noi stessi.

Le colpe degli anziani con i SUV e del giornalista di Repubblica

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Giornali, tv e blog hanno dato spazio nell’evidenziare l’orrore di una morte causata da motivi futili per un banale litigio. Angelo Pelucchi di 72 anni avrebbe confessato di essere l’uomo che ha ucciso Guido Gremmi di 76 anni, investendolo dopo che aveva protestato perché lui, con il suo Suv, aveva occupato il parcheggio per disabili assegnato alla moglie dell’uomo sotto casa.
Si legge sul sito di Repubblica nella cronaca di Milano a questo link:

Ora sarà lo stesso presunto omicida a chiarire esattamente la dinamica del delitto, efferato e insensato, che ha profondamente colpito l’opinione pubblica, soprattutto in provincia di Cremona, dove la gente è divisa fra la preoccupazione per la sempre maggiore pericolosità delle strade e una rabbia mista a dolore che si percepisce chiaramente dai discorsi nelle strade, affollate per il primo appuntamento prenatalizio della città del Torrazzo, la tradizionale festa del Torrone, che per di più si sviluppa a due passi dalla via in cui è avvenuto il delitto, via Alessandro Capra.

Ma siamo del tutto impazziti? Il giornalista di Repubblica ha acceso il cervello prima di scrivere queste cose? E’ morta una persona per l’indifferenza verso l’altro. La colpa piú grossa del signor Pelucchi è dell’essere stato indifferente e di aver parcheggiato nel posto riservato ai disabili; di infischiarsene delle cause che le sue azioni possono avere sugli altri; di pensare solo ai fatti suoi e parcheggiare dove gli fa comodo; di ritenersi al di sopra e in diritto di assolversi dal violare le regole.

Non è una colpa cosí teatrale come quella di aver ucciso una persona, che fa scrivere pagine di giornali e ha portato la tragedia in una famiglia. Ma è la colpa che ha portato il signor Pelucchi a ritenersi giorno dopo giorno in grado di decidere quali regole per lui fosse giusto seguire e quali no, fino a fargli decidere che trascinare una persona con la sua auto fosse accettabile.
Questa colpa forse non è prevista nelle nostre leggi e non è perseguibile, ma è di gran lunga la piú orrenda.

Penso che il signor Pelucchi ne abbia altre di colpe. Intanto è difficile non pensare che questa sua spavalderia sia abituale e sia stata esercitata altre volte. Allora, se questo è vero, quante sono le persone che oltre ad affrontare le difficoltà di un handicap hanno dovuto aspettare che il signor Pelucchi spostasse la sua macchina? Che hanno dovuto fermare la propria vita per aspettare i comodi suoi?
Poi, come per tutti noi, l’ulteriore colpa è nell’esempio. Quanti vedendo il suo atteggiamento sono stati indotti a farlo proprio? A quanti signor Pelucchi può aver insegnato questa abitudine all’indifferenza?

E il giornalista di Repubblica? Dice che le più grandi preoccupazioni sono la pericolosità delle strade ed il dolore che si percepisce per l’appuntamento prenatalizio della tradizionale festa del torrone! Ma che centra, non c’è intervento di sicurezza o di polizia che si possa mettere in atto per evitare queste cose. E la festa del torrone? Per quanto suona ridicola la sua affermazione è un’offesa alla signora Gremmi ed ai cittadini di Cremona, da lei dipinti come preoccupati del loro torrone più che delle condizioni di vita civile della loro città.
È la testimonianza che l’indifferenza esercitata dal signor Pelucchi ha degli accoliti. Per il giornalista fa più audience la festa del torrone piuttosto che prendere posizione rispetto a comportamenti sbagliati, ingiusti e condannabili.

Mi dispace sigora Gremmi. Lei è l’unica che, colpita dal dolore della perdita e dalla rabbia dell’impotenza, resta a confrontarsi ogni giorno con questa indifferenza che oramai è legata a un triste ricordo.20111121-102939.jpg
Giornali, tv e blog hanno dato spazio nell’evidenziare l’orrore di una morte causata da motivi futili per un banale litigio. Angelo Pelucchi di 72 anni avrebbe confessato di essere l’uomo che ha ucciso Guido Gremmi di 76 anni, investendolo dopo che aveva protestato perché lui, con il suo Suv, aveva occupato il parcheggio per disabili assegnato alla moglie dell’uomo sotto casa.
Si legge sul sito di Repubblica nella cronaca di Milano a questo link:

Ora sarà lo stesso presunto omicida a chiarire esattamente la dinamica del delitto, efferato e insensato, che ha profondamente colpito l’opinione pubblica, soprattutto in provincia di Cremona, dove la gente è divisa fra la preoccupazione per la sempre maggiore pericolosità delle strade e una rabbia mista a dolore che si percepisce chiaramente dai discorsi nelle strade, affollate per il primo appuntamento prenatalizio della città del Torrazzo, la tradizionale festa del Torrone, che per di più si sviluppa a due passi dalla via in cui è avvenuto il delitto, via Alessandro Capra.

Ma siamo del tutto impazziti? Il giornalista di Repubblica ha acceso il cervello prima di scrivere queste cose? E’ morta una persona per l’indifferenza verso l’altro. La colpa piú grossa del signor Pelucchi è dell’essere stato indifferente e di aver parcheggiato nel posto riservato ai disabili; di infischiarsene delle cause che le sue azioni possono avere sugli altri; di pensare solo ai fatti suoi e parcheggiare dove gli fa comodo; di ritenersi al di sopra e in diritto di assolversi dal violare le regole.

Non è una colpa cosí teatrale come quella di aver ucciso una persona, che fa scrivere pagine di giornali e ha portato la tragedia in una famiglia. Ma è la colpa che ha portato il signor Pelucchi a ritenersi giorno dopo giorno in grado di decidere quali regole per lui fosse giusto seguire e quali no, fino a fargli decidere che trascinare una persona con la sua auto fosse accettabile.
Questa colpa forse non è prevista nelle nostre leggi e non è perseguibile, ma è di gran lunga la piú orrenda.

Penso che il signor Pelucchi ne abbia altre di colpe. Intanto è difficile non pensare che questa sua spavalderia sia abituale e sia stata esercitata altre volte. Allora, se questo è vero, quante sono le persone che oltre ad affrontare le difficoltà di un handicap hanno dovuto aspettare che il signor Pelucchi spostasse la sua macchina? Che hanno dovuto fermare la propria vita per aspettare i comodi suoi?
Poi, come per tutti noi, l’ulteriore colpa è nell’esempio. Quanti vedendo il suo atteggiamento sono stati indotti a farlo proprio? A quanti signor Pelucchi può aver insegnato questa abitudine all’indifferenza?

E il giornalista di Repubblica? Dice che le più grandi preoccupazioni sono la pericolosità delle strade ed il dolore che si percepisce per l’appuntamento prenatalizio della tradizionale festa del torrone! Ma che centra, non c’è intervento di sicurezza o di polizia che si possa mettere in atto per evitare queste cose. E la festa del torrone? Per quanto suona ridicola la sua affermazione è un’offesa alla signora Gremmi ed ai cittadini di Cremona, da lei dipinti come preoccupati del loro torrone più che delle condizioni di vita civile della loro città.
È la testimonianza che l’indifferenza esercitata dal signor Pelucchi ha degli accoliti. Per il giornalista fa più audience la festa del torrone piuttosto che prendere posizione rispetto a comportamenti sbagliati, ingiusti e condannabili.

Mi dispace sigora Gremmi. Lei è l’unica che, colpita dal dolore della perdita e dalla rabbia dell’impotenza, resta a confrontarsi ogni giorno con questa indifferenza che oramai è legata a un triste ricordo.