A Roma piove di più che a Londra

2013-05-30 10.39.03Londra ha poco più di sette milioni e mezzo di abitanti, Roma ne ha poco più di due e mezzo.A Londra passano a ritirare i rifiuti una volta a settimana e, in alcuni quartiere ogni due settimane; a Roma tutti i giorni. Perché Londra è più pulita che Roma?

A Londra di notte si vedono i lavori per il rifacimento delle strade; perché a Roma si blocca il traffico durante il giorno?

A Londra i marciapiedi sono fatti con lastroni di cemento o di pietra; perchè a Roma dove d’estate i marciapiedi arrivano a 45 gradi, sono di asfalto che si scioglie e si bucano?

A Londra, oltre che all’entrata, ci sono i tornelli all’uscita della Metro per controllare che tutti pagano il biglietto; Perchè a Roma no?

A Londra sui tornelli in uscita c’è un inseriviente che fa pagare il biglietto a chi, non riuscendo ad uscire, mostra un biglietto sbagliato; Perché a Roma, in alcune stazioni, si vedono due o tre inservienti all’ingresso che parlano tra loro o stanno al telefono e si disinteressano di chi si infila dietro ad un’altro nei tornelli?

Non penso che a Roma sia più difficile che a Londra organizzare bene queste cose. Forse è proprio vero che a Roma piove di più?

Femminicidio, elezioni, c’é tanta differenza?Femicide, elections, is there much difference?

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Questi giorni le televisioni ed i giornali sono pieni di commenti sull’ultima tornata elettorale. Assenteismo, ballottaggi, il risultato del Movimento Cinque Stelle e conseguenti equilibri di governo, sono i temi che riempiono i dibattiti.
Penso che la scarsa partecipazione al voto, riconosciuta da tutti, è l’elemento attorno a cui si sviluppano le opinioni e le tesi più disparate. “Le amministrative coinvolgono meno le persone”, “Domenica c’era la partita”, “Gli italiani sono stufi anche dell’anti-politica”, “Le proposte del partito XX non hanno interessato più di tanto”.
Il giorno 28 Maggio si è discussa, in Parlamento, la legge sul femminicidio. È une reato odioso perché è un omicidio e nessuna società che si vuole chiamare civile può ammettere o permettere l’uccisione di una persona. Ma è particolarmente odioso perché colpisce persone in quanto donne (mogli, figlie, fidanzate, amanti, etc.). Se consideriamo la sua entità, rispetto al reato corrispondente dove le vittime sono persone in quanto uomini (mariti, figli, fidanzati, amanti, etc.) è evidente la disparità di numero e di frequenza. Questa disparità non è altro che l’espressione di una mentalità non adeguata ad una società civile, di un etica diffusa che evidenzia tutte le sue carenze ed inadeguatezze.
aulacamera 29 MaggioHo trovato solo sul Corriere della Sera una foto che mostrava l’aula del Parlamento durante la discussione: vuota. Ho cercato la foto su internet, ma ho trovato solo questa, evidentemente scattata da un Parlamentare. È una singolarità dei nostri politici: sebbene le sedute siano pubbliche, non si possono fare delle foto; come nei musei.
Si, perché nei musei si paga il biglietto per vedere le opere esposte, ma il museo si conserva il diritto di riproduzione per fare un po’ di soldi con manifesti e merchandising. Ora, detto che non mi sembra ci sia un gran mercato per i poster dei nostri politici e che non vedo molti indossare magliette con le loro foto, non riesco a capire cosa hanno da nascondere dei loro comportamenti o atteggiamenti durante delle sedute pubbliche.
Ma forse si, perché non sentirsi coinvolti in una discussione sul femminicidio è anche questo un comportamento che contribuisce alla povertà d’etica e, in fondo in fondo, se ne vergognano.
Forse è lo stesso motivo per cui gli italiani si rifiutano di votare dei rappresentanti che, a prescindere da vicende giudiziare vere o presunte, dimostrano ininterrottamente mancanza di etica e tradiscono puntualmente anche le minime aspettative.
Suggerirei a tutti i politici ed aspiranti tali, di fare un esame personale sulla propria etica, prima di cercare altrove motivazioni di un assenteismo che, nessuno vuole ammettere, nasce dal disgusto.20130529-145941.jpg
These days, television and newspapers are filled with comments on the last election. Absenteeism, ballots, the outcome of the “Movimento 5 Stelle” and consequent Government balances, are the main topics of the debates.
I think that the lack of participation in the voting, recognized by all, is the element around which opinions and more disparate views are developed . ‘The administrative involve fewer people than national’, ‘On Sunday there was the Roma-Lazio soccer game’, ‘The italians are also tired of the anti-politics’, ‘The proposals of the party XX have not interested too much’.
On May 29 we discussed in the House of Parliament, the law on femminicidio on the ratification of the Convention of Istanbul . The “femminicidio” is an odious offens because it is a murder and none of the nations you want to call civil, may allow or permit the killing of a person. But it is particularly odious because it hits people in so far as women (wives, daughters, girlfriends, lovers, etc. ).
If we consider its entity, in relation to the opposite offense, where victims are persons as men (husbands, sons, boyfriends, lovers, etc. ) it is evident the disparity in number and frequency. This disparity is only the expression of a mentality not adequate for a civil society, an ethical widespread that highlights all the weaknesses and inadequacies.
aulacamera 29 MaggioI found only on the Corriere della Sera a photo showing the house of the Parliament during the debate: empty. In internet I found only this photo taken by a member of the Parliament. Because it is a singularity of our politicians: although the meetings are public, you may not make pictures; such as in museums.
Yes, because in the museums, you pay for the ticket to see the exhibited works, but the museum will keep the right to copy and make money with posters and merchandising. Now, said that I do not think that there is a large market for the poster of our politicians and that i don’t see many wear shirts with their pictures, i can’t understand what they have to hide their behavior or attitudes during the public meetings.
But maybe you are, because it does not feel personally involved in a discussion on femminicidio and also this is a behavior that contributes to poverty of ethics and, in the bottom, they are ashamed.
Maybe it’s the same reason why the Italians refuse to vote for representatives who, regardless of real or alleged judicial affairs, continuously demonstrate lack of ethics punctually and betray even the minimal expectations. I would recommend to all politicians and would-be, to make a personal examination on ethics before they look elsewhere for reasons of absenteeism that, nobody wants to admit, comes from disgust.

L’importante è partecipare? No è il perché si partecipa….The important thing is to participate? No it’s because you join ….

Conner e Cayden LongUna delle grandi stupidaggini che ci vengono propinate fin da piccoli è che «l’importante non è vincere, ma partecipare», attribuendo questa frase a Pierre de Coubertin. Secondo me è la base di un’idea distorta che porta a non impegnarsi per vincere. Ma attenzione, l’importante non è nemmeno vincere! Questa è un’altra interpretazione, altrettanto distorta, che idolatra i vincitori e considera nullità tutti gli altri.

Direte: “E quante ne vuoi! Allora per te nulla è importane? Non ti va bene nulla!”. No, a me va bene quello che veramente ha detto de Couberten (lo riporto in francese, tanto si capisce): «L’important dans la vie ce n’est point le triomphe, mais le combat, l’essentiel ce n’est pas d’avoir vaincu mais de s’être bien battu.». Capito? L’importante è partecipare per vincere, sapere dare il meglio di se stessi senza risparmiarsi. Capire che sacrificio, riconoscimento dell sconfitta, impegno, sono i veri valori che formano una persona.

Ma allora se uno si rende conto che in una qualsiasi competizione non arriverà mai al podio è meglio che si ritira, che non partecipi, che non lotti? Dipende da cosa è il podio. Perché non sempre il podio significa il primo, il secondo o il terzo posto. A volte, anzi spesso, il podio è rappresentato dai nostri obiettivi. Qui è il potere formativo dello sport: insegnarti a raggiungere obiettivi che non sono assoluti, ma sono delle sfide a cui solo te puoi partecipare perché sono solo nostre e per questo vale la pena di impegnarsi, di sacrificarsi per esserne vincitori di fronte a noi e non ad altri.

Un esempio concreto sono i fratelli Conner e Cayden Long. Cayden, nato con problemi celebrali che non gli permettono di camminare e di parlare, nel 2011 aveva sei anni. Suo fratello Conner ne aveva otto e voleva divertirsi insieme a Cayden perchè voleva stare insieme. Leggete la loro storia in questo articolo e vedete il video. C’è chi vede Conner come un eroe, ma lui non capisce il perché. Per lui, queste gare sono solo la possibilità di divertirsi insieme a suo fratello. Allora cosa è importante per voi?
Conner e Cayden LongOne of the great nonsense that we are dished up since they were children is that “it’s important not to win, but to participate“, giving this sentence to Pierre de Coubertin. I believe it is the basis of a false idea that leads to not commit themselves to win. But attention, the important thing is not even win!
This is another interpretation, equally distorted, which idolizes the winners and be deemed void all the others.

You will say: “What do you say? Then for you nothing is important? Won’t okay nothing!”. No, to me okay is what really said de Couberten (here in French, but you can understand): “l’important dans la vie ce n’est point le triomphe, mais le combat, l’essentiel ce n’est pas d’avoir vaincu mais de s ‘ être bien battu.“. Got It? The important thing is to participate with the aim to win, to give the best of themselves unstintingly. Understand that sacrifice, recognition of defeat, commitment, are the true values that build a person.

So, if one realizes that in any competition he will never come to the podium, is better than he retires, to not participate, that no lots? Depends on what is “the podium”. Because not always the podium means the first, second or third place. Sometimes, indeed often, the podium is represented by our goals. Here is the power of sports training: teach you to reach goals that are not absolute but are the challenges to which you can participate because they are your own and this is worth engaging, to sacrifice himself to become winners in front of us and not for others.

A concrete example are the Conner and Cayden Long brothers. In 2011 Cayden, born with brain problems that did not allow him to walk and talk, was six years old. His brother Conner had eight and wanted to have fun with Cayden. Read their story in this article and see the video. There are those who see Conner as a hero, but he doesn’t understand why. For him, these races are just a chance to have fun together with his brother. So what is important to you?

Noi e loroWe and them

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Noi abbiamo ragione e loro torto.
Noi, del nord, lavoriamo e loro, terroni, campano con la mafia.
Noi, del nostro partito, sappiamo cosa fare per l’Italia e loro, vogliono distruggerla.
Noi, del nostro circolo, sappiamo cosa deve fare il partito e loro, vogliono svendere il partito.
Noi, che non abbiamo i balconi, non dobbiamo pagare i lavori e loro, che hanno i balconi devono metterli a posto.
Noi, della nostra squadra, siamo dei campioni e loro, vincono perché comprano gli arbitri.
Noi che siamo il popolo, soffriamo la crisi e loro che sono i politici, che fanno?
Noi e loro.

La nostra società (o forse solo la società Italiana?), ci fa sentire sicuri e nella ragione solo quando apparteniamo ad un noi che esiste perché è contro un loro ben identificato. Abbiamo perso del tutto la capacità di mostrare la forza delle nostre ragìoni e delle nostre idee. Da soli, non sappiamo che fare, non abbiamo idee. O forse abbiamo paura di averne.

Una cosa sola é certa: finché in questo paese si continuerà a cercare un loro a cui attribuire le colpe e su cui costruire le nostre idee, noi non saremo nulla per quello che siamo e pensiamo.
Basterá un noi piú grande (la Cina?) che ci veda come un loro e saremo senza scampo.
Penso che quando daremo risposta al kennediano (lo so non é bello, ma rende) pensiero “Io che devo fare? Che voglio fare?” Diventeremo di nuovo protagonisti e non delusi spettatori delle nostre esistenze.20130425-142026.jpg

We are right and them wrong.
We, in the north, we are working and their, terroni, survive thanks to the mafia.
We, in our party, we know what to do for Italy and them, want to destroy it.
We, in our circle, we know what we must do the for party and their, they want to sell off the party.
We, that we do not have balconies, we don’t have to pay the work and them, that have balconies must found for proper mainteinance.
We, on our team, we are the champions and their, win because they buy the football referee.
We, who are the people, are suffering from the crisis and that they are politicians, what they do?
We and them.

Our society (or perhaps only the Italian society? ), makes us feel safe and in reason, only when we belong to an us that exists because it is against a their well identified. We have lost all of the ability to show the strength of our reasons and our ideas. Alone, we do not know what to do, we have no ideas. Or perhaps we are afraid to have them.

Only one thing is certain: as long as you see in this country will continue to look for a their to blame and to be used to build our ideas, we will be nothing to what we are and we think.
It is sufficient to an us more great (the China’) that we see as a their and we will be without escape.

I think that when we give response to the kennedian thought ‘What I have to do? What i want to do.‘ We will become the new protagonists and not disappointed spectators of our lives.

 

Per farsi prendere il sangue dalle strutture pubbliche

ASL di Roma, 8:10 sono li per fare delle analisi. Come previsto c’è un bel po’ di gente. Vado alla machina dei biglietti e prendo il mio: num.24.
Alle 9:45 chiamano il mio numero. Si va prima alla cassa per pagare, mi avvicino e porgo il Bancomat.
– No quello non lo prendiamo, solo contanti. Mi dice l’impiegato.
“Un cartello no? Saperlo prima è chiedere troppo?” Penso senza dirlo
– Vado a prelevare e poi torno. Mi saprebbe dire dov’è un Bancomat vicino?
– Bhooooo
E preme il bottone per chiamare un’altro numero.

Ora come faccio a dare torto a mia nipote che lascia il lavoro in Italia e si trasferisce a Londra (senza ancora avere un lavoro) perché si è stufata di viviere in questo paese?
Mi vine in mente una sola frase: “Scusa”.ASL di Roma, 8:10 sono li per fare delle analisi. Come previsto c’è un bel po’ di gente. Vado alla machina dei biglietti e prendo il mio: num.24.
Alle 9:45 chiamano il mio numero. Si va prima alla cassa per pagare, mi avvicino e porgo il Bancomat.
– No quello non lo prendiamo, solo contanti. Mi dice l’impiegato.
“Un cartello no? Saperlo prima è chiedere troppo?” Penso senza dirlo
– Vado a prelevare e poi torno. Mi saprebbe dire dov’è un Bancomat vicino?
– Bhooooo
E preme il bottone per chiamare un’altro numero.

Ora come faccio a dare torto a mia nipote che lascia il lavoro in Italia e si trasferisce a Londra (senza ancora avere un lavoro) perché si è stufata di viviere in questo paese?
Mi vine in mente una sola frase: “Scusa”.

Grecia: perché non se ne parla più? Tutto a posto?

Mi ha colpito il post su Facebook di una mia amica, che si riferiva all’articolo La Grecia è collassata. Lo Stato sta uccidendo e torturando minorenni sotto il silenzio dei media. Sono andato a leggerlo, come prima cosa ho visto il video iniziale, con cui apro questo post. Mi ha sbalordito! Ma chi sono questi quattro pericolosi banditi che vengono scortati in un posto di polizia? Che forza hanno o a quali organizzazioni temibili appartengono, che devono essere scortati da uomini delle forze speciali, armati di fucili? Professionisti che scendendo dalle vetture di scorta con cura si assicurano che non ci siano pericoli attorno?

Sono quattro giovani: Dimitris Politis (24 anni), Yannis Michailidis (25 anni), Nikos Romanos (20 anni) e Andreas-Dimitris Bourzoukos (24 anni). Non sono riuscito a trovare notizie al tempo dell’arresto se non nei siti anarchici di controinformazione. Dal sito darkernet.in mi sembra di capire che i quattro sono stati arrestati con l’accusa di una rapina in banca. Accusa che si aggiunge a quella del 2010 di aver inviato dei pacchi bomba ad ambasciate ed uffici di istituzioni Europee. Capisco, motivi politici a parte, sono 4 che hanno fatto una rapina in banca. Ma una volta presi perché tutto questo spiegamento di forze? Perchè i quattro sono stati “gonfiati” di botte? Perché la polizia ha ritenuto normale diffondere foto ritoccate che nascondono gli effetti della mano pesante usata? Perchè anche Amnesty International ritiene opportuno segnalarlo?

Dal “The Guardian” – http://www.guardian.co.uk/world/2013/feb/04/greece-police-local-terrorist-arrests

E’ sacrosanto che il compito della Polizia sia quello di confrontarsi con i malviventi e che si debbano catturare, secondo le legislazioni vigenti, i presunti criminali. Ma un’istituzione che riduce così delle persone per catturarle dimostra di non essere all’altezza del suo compito. Invece un’istituzione che riduce così delle persone già catturate è pericolosa, manifesta la sua paura con reazioni esagerate e quindi è totalmente incapace di garantire la sicurezza per un paese. Non ci sono alternative.

Ma perché acade questo in Grecia? In questo video si parla di come gli agricoltori Greci si sono ribellati, alle regole dell’Europa che impongono la distruzione di arance e limoni per tener alti i prezzi, regalandoli alla popolazione. Di come i produttori di yogurth greco (si, quello famoso) si sono ribellati alle imposizioni della tedesca Muller, regalando anche loro le loro eccedenze?

Non è, forse, che questa Europa a due velocità non serve ad altro che a lasciare in panne i paesi poveri ed in crisi, garantendo di cogliere le opportunità del mercato Europeo a chi già è pieno di profitti?

Mi ha colpito il post su Facebook di una mia amica, che si riferiva all’articolo La Grecia è collassata. Lo Stato sta uccidendo e torturando minorenni sotto il silenzio dei media. Sono andato a leggerlo, come prima cosa ho visto il video iniziale, con cui apro questo post. Mi ha sbalordito! Ma chi sono questi quattro pericolosi banditi che vengono scortati in un posto di polizia? Che forza hanno o a quali organizzazioni temibili appartengono, che devono essere scortati da uomini delle forze speciali, armati di fucili? Professionisti che scendendo dalle vetture di scorta con cura si assicurano che non ci siano pericoli attorno?

Sono quattro giovani: Dimitris Politis (24 anni), Yannis Michailidis (25 anni), Nikos Romanos (20 anni) e Andreas-Dimitris Bourzoukos (24 anni). Non sono riuscito a trovare notizie al tempo dell’arresto se non nei siti anarchici di controinformazione. Dal sito darkernet.in mi sembra di capire che i quattro sono stati arrestati con l’accusa di una rapina in banca. Accusa che si aggiunge a quella del 2010 di aver inviato dei pacchi bomba ad ambasciate ed uffici di istituzioni Europee. Capisco, motivi politici a parte, sono 4 che hanno fatto una rapina in banca. Ma una volta presi perché tutto questo spiegamento di forze? Perchè i quattro sono stati “gonfiati” di botte? Perché la polizia ha ritenuto normale diffondere foto ritoccate che nascondono gli effetti della mano pesante usata? Perchè anche Amnesty International ritiene opportuno segnalarlo?

Dal “The Guardian” – http://www.guardian.co.uk/world/2013/feb/04/greece-police-local-terrorist-arrests

E’ sacrosanto che il compito della Polizia sia quello di confrontarsi con i malviventi e che si debbano catturare, secondo le legislazioni vigenti, i presunti criminali. Ma un’istituzione che riduce così delle persone per catturarle dimostra di non essere all’altezza del suo compito. Invece un’istituzione che riduce così delle persone già catturate è pericolosa, manifesta la sua paura con reazioni esagerate e quindi è totalmente incapace di garantire la sicurezza per un paese. Non ci sono alternative.

Ma perché acade questo in Grecia? In questo video si parla di come gli agricoltori Greci si sono ribellati, alle regole dell’Europa che impongono la distruzione di arance e limoni per tener alti i prezzi, regalandoli alla popolazione. Di come i produttori di yogurth greco (si, quello famoso) si sono ribellati alle imposizioni della tedesca Muller, regalando anche loro le loro eccedenze?

Non è, forse, che questa Europa a due velocità non serve ad altro che a lasciare in panne i paesi poveri ed in crisi, garantendo di cogliere le opportunità del mercato Europeo a chi già è pieno di profitti?

28 Febbraio – Termine del pontificato di Papa Benedetto XVI

Fedeli o meno, gli accadimenti all’interno della chiesa cattolica sono comunque di interesse per chi vive in Italia. E’ impossibile pensare un’assoluta estraneità in una situazione di coesistenza come quella esistente tra lo Stato Italiano e la Chiesa Cattolica. La notizia su cui riflettere è l’annuncio del termine del pontificato di Papa Benedetto XVI dato dallo stesso oggi verso le 11:30.

Per spiegare la possibilità dell’vvenimento, riprendo da WikiPedia: “Come stabilito dal Codice di Diritto Canonico, Libro II “Il popolo di Dio“, parte seconda “La suprema autorità della Chiesa”, capitolo I “Il Romano Pontefice e il Collegio dei Vescovi” è contemplata la rinuncia all’ufficio di Romano Pontefice, fatto che potrebbe dare vita al titolo di Pontefice “emerito” come accaduto a Gregorio XII:

« Can. 332 – §2. Nel caso che il Romano Pontefice rinunci al suo ufficio, si richiede per la validità che la rinuncia sia fatta liberamente e che venga debitamente manifestata, non si richiede invece che qualcuno la accetti. »

I casi storici di rinuncia non mancano, soprattutto nei tempi più remoti del Papato: San Clemente, arrestato ed esiliato per ordine di Nerva nel lontano Chersoneso, abdicò dal Sommo Pontificato indicando come suo successore Evaristo, affinché i fedeli non restassero senza pastore. Verso la prima metà del III secolo, Ponziano lo imitò poco prima di essere spedito in esilio in Sardegna; al suo posto venne eletto Antero. Silverio, deposto da Belisario, in punto di morte rinunciò in favore di Vigilio, fino ad allora considerato un usurpatore. Vi sono poi molti altri casi, più problematici, in cui si discute se vi sia stata rinuncia o addirittura rinuncia tacita, come nel caso di Martino. Altro caso più difficilmente inquadrabile è quello di Benedetto IX, che prima venne deposto in favore di Silvestro III, salvo poi riassumere la carica per poi rivenderla a Gregorio VI, il quale, accusato di simonia, fece atto di rinuncia dopo aver ammesso le sue colpe.

Il più celebre caso di rinuncia all’ufficio di Romano Pontefice fu quello di Celestino V, detto anche “il Papa del gran rifiuto”, che portò all’elezione di Bonifacio VIII; poiché quest’ultimo fu un pontefice non affine a Dante Alighieri, egli nella sua Divina Commedia pone, probabilmente, Celestino V nell’Antinferno tra gli ignavi: non è però certo chi il Sommo Poeta volesse indicare nel seguente passo, potrebbe trattarsi infatti, secondo alcuni critici di Ponzio Pilato, Esaù o Giano della Bella:

« Poscia ch’io v’ebbi alcun riconosciuto,vidi e conobbi l’ombra di colui che fece per viltade il gran rifiuto. »
(Dante Alighieri, Inferno III, 58-60)

Celestino, prima di abdicare, si consultò con il cardinale Benedetto Caetani, e si fece confermare dal concistoro dei cardinali che un’abdicazione dal soglio pontificio era possibile, quindi, in data 10 dicembre 1294, emanò una costituzione sull’abdicazione del papa, confermò la validità delle disposizioni in materia di Conclave anche in caso di rinuncia, ed appena tre giorni dopo rese note le sue intenzioni ed abdicò.

Nel 1415 un altro Papa, Gregorio XII, eletto all’epoca dello Scisma d’Occidente a Roma, dopo molti anni di lotte e di contese giuridiche, belliche e diplomatiche, fece atto di sottomissione ai decreti emessi dai padri conciliari, durante il Concilio di Costanza, che era stato convocato dall’antipapa Giovanni XXIII (XXII) e presieduto dall’Imperatore Sigismondo per dirimere ogni questione. Uno di questi decreti intimava a tutti i contendenti di abdicare, nel caso che non si trovasse una soluzione e non si raggiungesse l’accordo fra i tre pretendenti al Soglio. Davanti al rifiuto di Benedetto XIII (rappresentante dell’obbedienza avignonese) e alla fuga di Giovanni XXIII (poi ricondotto in Concilio e deposto), alla fine Gregorio XII acconsentì ad abdicare, dopo aver riconvocato con una sua bolla il medesimo Concilio. All’abdicazione però non seguì l’elezione di un nuovo Papa, che si verificò passati due anni e solo successivamente alla scomparsa di Gregorio, dopo la quale venne convocata un’assemblea mista di cardinali e di padri conciliari, che elesse Martino V.

La rinuncia all’ufficio di Romano Pontefice spesso viene considerata un caso di dimissioni, ma, più correttamente, si dovrebbe parlare di abdicazione, così come è riportato nelle fonti storiche e storiografiche. In senso stretto, l’abdicazione è l’abbandono con l’indicazione di un successore; le dimissioni sono la semplice rinuncia.Fedeli o meno, gli accadimenti all’interno della chiesa cattolica sono comunque di interesse per chi vive in Italia. E’ impossibile pensare un’assoluta estraneità in una situazione di coesistenza come quella esistente tra lo Stato Italiano e la Chiesa Cattolica. La notizia su cui riflettere è l’annuncio del termine del pontificato di Papa Benedetto XVI dato dallo stesso oggi verso le 11:30.

Per spiegare la possibilità dell’vvenimento, riprendo da WikiPedia: “Come stabilito dal Codice di Diritto Canonico, Libro II “Il popolo di Dio“, parte seconda “La suprema autorità della Chiesa”, capitolo I “Il Romano Pontefice e il Collegio dei Vescovi” è contemplata la rinuncia all’ufficio di Romano Pontefice, fatto che potrebbe dare vita al titolo di Pontefice “emerito” come accaduto a Gregorio XII:

« Can. 332 – §2. Nel caso che il Romano Pontefice rinunci al suo ufficio, si richiede per la validità che la rinuncia sia fatta liberamente e che venga debitamente manifestata, non si richiede invece che qualcuno la accetti. »

I casi storici di rinuncia non mancano, soprattutto nei tempi più remoti del Papato: San Clemente, arrestato ed esiliato per ordine di Nerva nel lontano Chersoneso, abdicò dal Sommo Pontificato indicando come suo successore Evaristo, affinché i fedeli non restassero senza pastore. Verso la prima metà del III secolo, Ponziano lo imitò poco prima di essere spedito in esilio in Sardegna; al suo posto venne eletto Antero. Silverio, deposto da Belisario, in punto di morte rinunciò in favore di Vigilio, fino ad allora considerato un usurpatore. Vi sono poi molti altri casi, più problematici, in cui si discute se vi sia stata rinuncia o addirittura rinuncia tacita, come nel caso di Martino. Altro caso più difficilmente inquadrabile è quello di Benedetto IX, che prima venne deposto in favore di Silvestro III, salvo poi riassumere la carica per poi rivenderla a Gregorio VI, il quale, accusato di simonia, fece atto di rinuncia dopo aver ammesso le sue colpe.

Il più celebre caso di rinuncia all’ufficio di Romano Pontefice fu quello di Celestino V, detto anche “il Papa del gran rifiuto”, che portò all’elezione di Bonifacio VIII; poiché quest’ultimo fu un pontefice non affine a Dante Alighieri, egli nella sua Divina Commedia pone, probabilmente, Celestino V nell’Antinferno tra gli ignavi: non è però certo chi il Sommo Poeta volesse indicare nel seguente passo, potrebbe trattarsi infatti, secondo alcuni critici di Ponzio Pilato, Esaù o Giano della Bella:

« Poscia ch’io v’ebbi alcun riconosciuto,vidi e conobbi l’ombra di colui che fece per viltade il gran rifiuto. »
(Dante Alighieri, Inferno III, 58-60)

Celestino, prima di abdicare, si consultò con il cardinale Benedetto Caetani, e si fece confermare dal concistoro dei cardinali che un’abdicazione dal soglio pontificio era possibile, quindi, in data 10 dicembre 1294, emanò una costituzione sull’abdicazione del papa, confermò la validità delle disposizioni in materia di Conclave anche in caso di rinuncia, ed appena tre giorni dopo rese note le sue intenzioni ed abdicò.

Nel 1415 un altro Papa, Gregorio XII, eletto all’epoca dello Scisma d’Occidente a Roma, dopo molti anni di lotte e di contese giuridiche, belliche e diplomatiche, fece atto di sottomissione ai decreti emessi dai padri conciliari, durante il Concilio di Costanza, che era stato convocato dall’antipapa Giovanni XXIII (XXII) e presieduto dall’Imperatore Sigismondo per dirimere ogni questione. Uno di questi decreti intimava a tutti i contendenti di abdicare, nel caso che non si trovasse una soluzione e non si raggiungesse l’accordo fra i tre pretendenti al Soglio. Davanti al rifiuto di Benedetto XIII (rappresentante dell’obbedienza avignonese) e alla fuga di Giovanni XXIII (poi ricondotto in Concilio e deposto), alla fine Gregorio XII acconsentì ad abdicare, dopo aver riconvocato con una sua bolla il medesimo Concilio. All’abdicazione però non seguì l’elezione di un nuovo Papa, che si verificò passati due anni e solo successivamente alla scomparsa di Gregorio, dopo la quale venne convocata un’assemblea mista di cardinali e di padri conciliari, che elesse Martino V.

La rinuncia all’ufficio di Romano Pontefice spesso viene considerata un caso di dimissioni, ma, più correttamente, si dovrebbe parlare di abdicazione, così come è riportato nelle fonti storiche e storiografiche. In senso stretto, l’abdicazione è l’abbandono con l’indicazione di un successore; le dimissioni sono la semplice rinuncia.

 

I nostri giovani

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Egregio Direttore,
Sul suo giornale ho letto il corsivo dal titolo “Il dramma di un alunno” e l’altro intestato “I nostri giovani”, entrambi in merito ai penosi fatti di giovani suicidi che occupano le cronache di questi giorni. Mentre dissento con il primo per la gratuita accusa che muove alla scuola, esprimo il mio consenso per le argomentazioni precise e serrate del secondo, con le quali si attribuisce la piena responsabilitá delle deviazioni giovanili alla famiglia.
E a tale proposito vorrei sottolineare le parole di uno psicologo conosciuto per la feconditá scientifica e genialitá di idee: Carl Gustav Jung! L’autorevolezza della persona fa di tali parole un’inequivocabile e drammatica, se pur dolorosa, colpa ai genitori per la gran parte delle deviazioni morali, psicologiche, e difficoltá di adattamento sociale dei figli. Ecco le parole di Jung, e che la famiglia mediti e provveda!
“… I figli sono una parte dell’atmosfera psicologica dei genitori, al punto che difficoltà segrete e non risolte di quest’ultimi possono influenzare la salute (dello spirito) dei figli in modo considerevole. La “partecipazione mistica” cioè la primitiva identitá inconscia, fa sì che il bimbo senta i conflitti dei genitori e ne soffra come fossero i suoi. Direi quasi che non ė mai il conflitto aperto, la difficoltà visibile ad avere queste influenze venefiche, ma invece le difficoltà ed i problemi che i genitori tengono celati o lasciano inconsci.
Fatti che stanno nell’aria e che il bambino sente in un modo indeterminato, l’atmosfera opprimente di timori e di imbarazzo, penetrano lentamente con i loro vapori velenosi nell’anima del bambino.
Dietro la maschera della rispettabilità e della lealtà la potenza dell’amore trascurata avvelena i figli. E per amore dei figli i genitori dovrebbero farsi un obbligo di non dimenticare le proprie difficoltá interne. Non dovrebbero permettersi rimozioni a buon mercato ed evitare di affrontare discussioni, anche se dolorose. E’ mille volte meno dannoso, sotto ogni riguardo, che i genitori discutano apertamente i loro problemi anziché permettere che i loro complessi lussureggino nell’inconscio”.

Bruno D.R.
Il Tempo – rubrica Ci Perviene una lettera 11 Aprile 196020130114-223606.jpg

Egregio Direttore,
Sul suo giornale ho letto il corsivo dal titolo “Il dramma di un alunno” e l’altro intestato “I nostri giovani”, entrambi in merito ai penosi fatti di giovani suicidi che occupano le cronache di questi giorni. Mentre dissento con il primo per la gratuita accusa che muove alla scuola, esprimo il mio consenso per le argomentazioni precise e serrate del secondo, con le quali si attribuisce la piena responsabilitá delle deviazioni giovanili alla famiglia.
E a tale proposito vorrei sottolineare le parole di uno psicologo conosciuto per la feconditá scientifica e genialitá di idee: Carl Gustav Jung! L’autorevolezza della persona fa di tali parole un’inequivocabile e drammatica, se pur dolorosa, colpa ai genitori per la gran parte delle deviazioni morali, psicologiche, e difficoltá di adattamento sociale dei figli. Ecco le parole di Jung, e che la famiglia mediti e provveda!
“… I figli sono una parte dell’atmosfera psicologica dei genitori, al punto che difficoltà segrete e non risolte di quest’ultimi possono influenzare la salute (dello spirito) dei figli in modo considerevole. La “partecipazione mistica” cioè la primitiva identitá inconscia, fa sì che il bimbo senta i conflitti dei genitori e ne soffra come fossero i suoi. Direi quasi che non ė mai il conflitto aperto, la difficoltà visibile ad avere queste influenze venefiche, ma invece le difficoltà ed i problemi che i genitori tengono celati o lasciano inconsci.
Fatti che stanno nell’aria e che il bambino sente in un modo indeterminato, l’atmosfera opprimente di timori e di imbarazzo, penetrano lentamente con i loro vapori velenosi nell’anima del bambino.
Dietro la maschera della rispettabilità e della lealtà la potenza dell’amore trascurata avvelena i figli. E per amore dei figli i genitori dovrebbero farsi un obbligo di non dimenticare le proprie difficoltá interne. Non dovrebbero permettersi rimozioni a buon mercato ed evitare di affrontare discussioni, anche se dolorose. E’ mille volte meno dannoso, sotto ogni riguardo, che i genitori discutano apertamente i loro problemi anziché permettere che i loro complessi lussureggino nell’inconscio”.

Bruno D.R.
Il Tempo – rubrica Ci Perviene una lettera 11 Aprile 1960

Non è per interesse….

Ma non vorrei che, accecati dai media sulla campagna elettorale, facessimo passare troppo inosservato il successo di una ricercatrice Italiana: Roberta Benetti. La sua pubblicazione ha un titolo decisamente misterioso per le persone come me: miR-335 directly targets Rb1 (pRb/p105) in a proximal connection to p53-dependent stress response, ma da Trieste nel Laboratorio Nazionale Consorzio Interuniversitario Biotecnologie, ha scoperto un tipo di molecole che bloccano l’attività delle cellule tumorali.

E’ una concreta possibilità di affrontare questo tipo di patologia evitando ai pazienti i problemi collaterali delle chemio e radio terapie.

Ma non vorrei che, accecati dai media sulla campagna elettorale, facessimo passare troppo inosservato il successo di una ricercatrice Italiana: Roberta Benetti. La sua pubblicazione ha un titolo decisamente misterioso per le persone come me: miR-335 directly targets Rb1 (pRb/p105) in a proximal connection to p53-dependent stress response, ma da Trieste nel Laboratorio Nazionale Consorzio Interuniversitario Biotecnologie, ha scoperto un tipo di molecole che bloccano l’attività delle cellule tumorali.

E’ una concreta possibilità di affrontare questo tipo di patologia evitando ai pazienti i problemi collaterali delle chemio e radio terapie.

Jacintha Saldanha scusami

Scusa per quelli che hanno fatto una divinità l’essere famosi.
Scusa per coloro che non rispettano il lavoro. Ridendo di quello degli altri e facendo il proprio con leggerezza.
Scusa per averti fatto credere di essere importante.
Scusa per averti fatto sentire umiliata per un tuo gesto spontaneo.
Ma sopratutto scusami per non aver fatto nulla per cambiare queste cose.

Scusa per quelli che hanno fatto una divinità l’essere famosi.
Scusa per coloro che non rispettano il lavoro. Ridendo di quello degli altri e facendo il proprio con leggerezza.
Scusa per averti fatto credere di essere importante.
Scusa per averti fatto sentire umiliata per un tuo gesto spontaneo.
Ma sopratutto scusami per non aver fatto nulla per cambiare queste cose.